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(Varroa
destructor)
VERSO
LA MESSA A PUNTO DI UN CONTROLLO BIOLOGICO VIRALE CONTRO LA VARROASI
(7/2001)
La
Varroasi minaccia la sopravvivenza delle api. Nel mondo intero,
Varroa jacobsoni ha già distrutto molti milioni di arnie.
L'epizozia è in costante evoluzione. I metodi chimici attualmente
utilizzati per distruggere la Varroa non sono efficaci a medio termine
e, a lungo termine, determinano fenomeni di resistenza e la contaminazione
chimica degli alveari.
Una strategia è attualmente indirizzata sulla distruzione
della Varroa con un controllo biologico, anch'esso di natura virale,
ma utilizzando un virus utile. Le colonie di api sono affette dalle
varroe che, parassitizzandole, favoriscono la trasmissione e l'attivazione
di virus patogeni per le api e che non infettano la Varroa. Queste
epidemie virali vengono così rapidamente diffuse. In questi
lavori si ricerca un virus patogeno per Varroa jacobsoni. Questo
candidato, virus utile, deve sviluppare una attività tossica
diretta selettivamente contro l'acaro parassita, senza essere patogeno
per l'ape suscettibile di trasportarlo.
Gli
obiettivi delle nostre ricerche
Il progetto di lotta biologica contro la varroasi includeva un programma
per ottenere nuove informazioni in merito, facendo ricorso a sperimentazioni
ed indagini di laboratorio e sul campo. L'obiettivo è pervenire
all'approfondimento dell'incidenza e della virulenza del virus utile,
virus specifico e patogeno, su Varroe raccolte in diversi paesi
per condurre le prime prove sul terreno.
I
primi strumenti di ricerca
Questi hanno permesso di mettere in evidenza, al microscopio elettronico
e dopo purificazione virale di un centinaio di Varroa jacobsoni,
un virus infettante l'acaro.
Per condurre questi studi, il virus è stato isolato in quantità
sufficiente nelle Varroe raccolte in vari paesi dell'Europa, in
Indonesia ed in Brasile. Questo virus misura circa 30 nanometri
(nm) di diametro, è di forma icosaedrale e appartiene al
largo gruppo di picornalike virus.
Per il suo riconoscimento è stato prodotto ed utilizzato
un anti siero per la messa a punto dei tests immunologici: ELISA
(Enym Linked Immuno Sorbant Assay) 1 e ISEM (Immuno Staining Electro
Microscopy) 2.
Questo permette di studiare le relazioni ape acaro virus. Notiamo
che questo anti siero è specificatamente indirizzato verso
il virus isolato a partire dalla Varroa.
La
seconda fase delle nostre ricerche
Le particelle virali sono state isolate e purificate. Grazie alla
loro abbondanza ed alla loro grande disseminazione, sono state utilizzate
come modello negli studi pilota per lo sviluppo del biocontrollo
virale della Varroa, in vista di un successivo allargamento degli
studi ad altri virus. Le relazioni ape acaro virus sono state studiate
partendo dalle diverse origini geografiche in modo da ottimizzare
l'efficacia del biocontrollo.
I campioni di acari si possono raggruppare sierologicamente in quattro
categorie basate sul loro grado di infezione:
1.
Una prima categoria con un numero variabile di acari che non hanno
(o non ancora) acquisito il virus in quantità evidenziabile.
2. Una seconda categoria nelle quali si ottiene una risposta ELISA
leggermente positiva dovuta allo stato silente e/o ad uno stadio
iniziale dell'infezione virale nell'acaro.
3. Una terza categoria di Varroe che presenta una carica virale
elevata. Questa categoria viene attualmente studiata per determinare
se la carica virale, sulla Varroa, aumenta con lo sviluppo della
popolazione parassitaria.
4. Al di là della terza categoria, apparirebbe una quarta
zona nella quale la varroa non appare più. In questo caso
si può ipotizzare che una carica virale molto forte porterebbe
alla sparizione dell'acaro, con una possibile partecipazione delle
api nella loro asportazione dall'alveare.
Studi
citopatologici
Abbiamo determinato che il virus è localizzato nel citoplasma
delle cellule della Varroa e nei vacuoli delle cellule dei diversi
tessuti degli acari. Questo virus è sempre stato rinvenuto,
sia disperso, sia in strutture paracristallizzate, dimostrando una
proliferazione intensa. Tende ad aggregarsi lungo le membrane che
formano le strutture tubolari, assicurandosi così il trasferimento
tra le cellule e all'interno delle cellule stesse.
Il virus si concentra nella parte posteriore dell'acaro. La concentrazione
massima si situa all'uscita del sistema ovarico, che sembra essere
la via di proliferazione dominante di questo virus per endo contaminazione
o ecto contaminazione delle uova. Questo è un dato importante
per lo sviluppo del biocontrollo virale. Contrariamente ai virus
infettanti le api, le ghiandole salivari delle Varroe ed i loro
tessuti muscolari sembrano essere esenti da questo nuovo virus.
Proliferazione
per ottenere virus in grande quantità
Colture in vitro di tessuti embrionali di Varroa (uova e giovani
ninfe) sono state sviluppate e fatte proliferare in un ambiente
di crescita cellulare di siero di Kimura per una dozzina di giorni:
una
tappa importante per la rapida selezione delle fonti virali candidate.
Inoltre, verranno sviluppate altre prove in vitro, per coltivare
il virus su grande scala, nelle cellule provenienti da insetti più
grandi.
Infine, sono già iniziate prove in vivo per coltivare il
virus su larve di Wax Moth e altri insetti voluminosi al fine di
produrre quantità di virus significative.
La
terza fase: applicazione in campo
Per poter giungere all'applicazione di questo virus in scala reale,
sono state e vengono regolarmente raccolte più di un milione
di Varroe da alveari Francesi, Tedeschi, dei Paesi Bassi, del Brasile
e dell'Indonesia. Le prime prove in campo sono iniziate nel febbraio
2001 nella piana di Catania (Sicilia), che presenta il vantaggio
di avere una stagione apistica precoce. E' inoltre una regione isolata
senza altra apicoltura nelle vicinanze. Le prove sono servite ad
orientare e perfezionare numerosi parametri, come lo studio della
chimica di estrazione del virus, la sua purificazione, la sua concentrazione,
la sua stabilità e la formulazione della sospensione virale.
L'azione del virus sulla Varroa in ambiente naturale sembra già
più concludente rispetto alle osservazioni preliminari effettuate
nelle condizioni artificiali di laboratorio. In effetti, dopo la
vaporizzazione della soluzione del virus sulle api, favo per favo,
è stato recuperato un numero iniziale significativo di Varroe.
Tuttavia al momento di questa prima prova, la quantità applicata
del virus, ancora insufficiente, non permetteva di ottenere una
proliferazione virale.
Conclusioni
E' stato scoperto un virus candidato al biocontrollo virale della
varroasi. I risultati delle nostre prime prove di proliferazione
in coltura in vitro e di applicazione in campo dimostrano che il
controllo biologico virale è in una fase di messa a punto.
I risultati ottenuti fino ad ora aprono la via ad una trasmissione
virale generalizzata e polivalente, che induce ad un riutilizzo
di questo virus per il biocontrollo.
Prospettive
Stiamo sviluppando i metodi, con l'obiettivo dell'ottenimento del
virus non modificato, su grande scala, allo stato purificato e biologicamente
attivo contro la proliferazione della Varroa. La biochimica della
preparazione e della purificazione viene approfonditamente studiata.
Successivamente gli studi sulla stabilizzazione della soluzione
virale per lo stoccaggio, il trasporto e l'applicazione in campo
verranno effetuati in funzione dell'aggiunta di magnesio, e di altri
cationi oligo elementi, di EDTA, di glicol. Potranno essere associate
proteine di supporto e stabilizzanti per ottenere una formulazione
di lunga durata sotto forma liofilizzata.
Questo programma comporta, ora, quali priorità, i seguenti
punti: la ricerca di mezzi chimici di estrazione del virus a partire
dalle Varroe, l'ottenimento di sospensioni virali concentrate, l'elaborazione
di una tecnica di vaporizzazione all'interno dell'alveare, l'ottimizzazione
del dosaggio, della frequenza delle applicazioni e lo studio dell'influenza
stagionale sul trattamento.
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ultima modifica:
04.08.2010
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