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Studio
sulle possibilità di utilizzo nella lotta alla varroasi di evaporatori
Varrox in multiplo
Un numero sempre maggiore di apicoltori
ricorre all'utilizzo dell'evaporatore Varrox nella lotta alla varroa.
L'impiego in multiplo di più unità evaporanti consente di
velocizzare ignificativamente il tempo necessario per l'intervento.
L'utilizzo dell'acido ossalico nella lotta alla
varroasi è da qualche tempo consolidato. Le diverse metodiche utilizzabili
spesso influiscono sulla vitalità delle colonie nella primavera
successiva. Recentemente, in Germania prima e nel resto d'Europa poi,
si è diffusa una nuova metodica d'utilizzo dell'acido ossalico
che consiste nella sublimazione dello stesso attraverso un apparecchio
la cui denominazione commerciale è Varrox.
Le prime prove di questo nuovo tipo di lotta effettuate in Italia, hanno
evidenziato che l'utilizzo del Varrox ha una buona efficacia in assenza
di covata rispetto ad altre modalità di somministrazione d'acido
ossalico, non causa danni alle colonie, ma ha il limite di richiedere
più tempo rispetto ad altri tipi di trattamento.
OBIETTIVO DEL LAVORO
L'obiettivo che ci siamo posti è di verificare la possibilità
di utilizzare il trattamento con acido ossalico sublimato, con una tempistica
adatta anche ad aziende con un numero elevato di alveari.
Già negli anni precedenti alcuni apicoltori si sono ingegnati per
migliorare le tempistiche di applicazione con risultati deludenti. La
scarsa efficacia ottenuta è attribuibile all'uso di apparecchi
artigianali con funzionamento similare al Varrox.
L'EVAPORATORE VARROX
L'evaporatore Varrox è composto da uno scodellino riscaldante,
da una piastra di sostegno e da tre metri di cavo completo di due pinze
per la batteria. Ha una potenza di 150 W. Come fonte d'energia si utilizza
normalmente un accumulatore (batteria per automobile, 12 Volt, capacità
> 40 Ah), oppure accendisigari di un'automobile, ricorrendo ad una
prolunga elettrica.
Mediante riscaldamento nello scodellino, l'acido ossalico sublima. Si
forma così nell'aria una nebbia che riveste le api e tutte le superfici
con uno strato sottilissimo di cristalli d'acido ossalico. Questi cristalli
minuti sono sopportati bene dalle api, ma hanno un'azione letale sulla
varroa. Al momento del trattamento la temperatura esterna non dovrebbe
essere inferiore a +2°C. L'utilizzo è appropriato nelle colonie
esenti da covata.
La dose da fare sublimare negli alveari è pari a 2 g d'acido ossalico
diidrato. Si riempie di tale dose il padellino che è infilato attraverso
la porticina sul fondo dell'arnia, fino a vederne sparire la piastra di
sostegno. Dopo che l'arnia è stata sigillata, l'evaporatore Varrox
deve essere acceso per 2,5 minuti: in genere, questo tempo è sufficiente
per la sublimazione della dose di acido ossalico. Per il trattamento della
prima colonia, poiché lo strumento è ancora freddo, il tempo
necessario può allungarsi fino a quattro minuti.
Utilizzando una prolunga elettrica, il tempo di riscaldamento si allunga
di un minuto circa.
Per il funzionamento dell'apparecchio è indifferente se è
collegato al polo positivo o negativo.
Dopo lo spegnimento dell'evaporatore Varrox si aspettano due minuti prima
di togliere l'apparecchio dall'arnia, in modo da facilitare il deposito
dell'acido ossalico. La porticina, dopo aver tolto l'apparecchio, deve
essere subito richiusa ermeticamente e tenuta chiusa per altri 15 minuti.
L'acido ossalico è una sostanza nociva per la salute, tossica e
corrosiva.
E' indispensabile portare occhiali di protezione, una maschera protettiva
(FTP a SL), guanti o indumenti a maniche lunghe quando si riempie l'evaporatore
Varrox e durante il trattamento.

PREPARAZIONE DELL'IMPIANTO
Per la realizzazione dell'impianto abbiamo utilizzato 20 evaporatori Varrox.
La potenza assorbita dagli apparecchi è pari a 3.000 watt (un Varrox
= 150 watt; 12,5 ampere). L'alimentazione degli apparecchi è a
corrente continua, è stato quindi necessario un trasformatore con
entrata 220 volt e uscita 12 volt, 3500 watt. (500 watt in più
per la perdita di carico).
Abbiamo poi utilizzato cavi lunghi 5 metri con sezione da 25 mm quadri.
Per i cavi si deve calcolare 1 mm quadro per metro di cavo per 10 ampere.
Da cui: quattro Varrox assorbono 50 ampere = 5 mm quadri x 5 metri = 25
mm quadri di sezione.
Per alimentare gli apparecchi abbiamo preso in comodato gratuito un generatore
con 4200 watt e 220 volt d'uscita.
Per velocizzare le operazioni abbiamo fatto incapsulare l'acido ossalico.
Ogni capsula contiene un grammo d'ossalico.
Nel secondo trattamento sono state utilizzate delle pastiglie di ossalico
che presentano il vantaggio di essere meno costose, ma per contro sublimano
più lentamente.

PROVE DI SUBLIMAZIONE
L'inefficacia degli apparecchi messi a punto negli anni precedenti è
per lo più dovuta ad un tempo d'evaporazione dell'ossalico troppo
lungo. Abbiamo fatto delle prove comparative sui tempi di sublimazione
con i seguenti risultati:
-Varrox con cavi originali attaccato ad una batteria: 2 grammi in 2' e
50'';
- Idem con capsule: 3'e 15'' (circa 30" in più);
- Varrox con cavi più prolunga di dieci metri alla batteria e 2
grammi: 4';
- Generatore più multiVarrox con ossalico 2 grammi: 2' 40'';
- Idem con le capsule: 3' e 15''.
L'impianto realizzato fa sublimare l'acido ossalico con una tempistica
quasi identica all'apparecchio singolo.
PROVA IN CAMPO
Sono stati utilizzati 20 alveari a fondo mobile modello Dadant-Blatt ubicati
presso l'azienda Apiari degli Speziali di Novi Ligure (AL).
Il trasferimento d'elettricità a 220 volt al trasformatore non
comporta particolari problemi. Abbiamo utilizzato 30 metri di cavo d'idonea
sezione.
Le entrate degli alveari sono state chiuse per circa 15 minuti con gommapiuma.
Le temperature sono sempre state oltre il limite dei +2°C.
Per il primo trattamento sono state usate 2 capsule da un grammo.
Le conte delle varroe cadute sono state eseguite ogni sette giorni per
sei settimane dal primo trattamento eseguito il 18 novembre 2003.
Dopo quattro settimane gli alveari in prova sono stati ritrattati nuovamente
con il multiVarrox. Le cadute degli acari sono evidenziate nella tabella
1 a pag. 7.
EFFICACIA
Come meglio evidenziato dal grafico 1 con il primo trattamento sono cadute
mediamente 211 varroe con un massimo di 445 ed un minimo di 59.
Con il secondo trattamento sono cadute mediamente quattro varroe con un
minimo di 1 ed un massimo di 15. Vista la forte differenza tra il primo
ed il secondo trattamento non abbiamo ritenuto procedere con un ulteriore
trattamento di controllo con acaricidi di sintesi.
L'efficacia ottenuta considerando come controllo il secondo trattamento
con ossalico ha evidenziato un'efficacia similare a quella già
sperimentata nel nord Europa. Come ben evidenziato nel Grafico 2. Il primo
trattamento ha dimostrato un'efficacia media percentuale del 98% con un
massimo del 100% ed un minimo del 96%.
SICUREZZA PER L'OPERATORE
Operare su un elevato numero di alveari consente di ridurre nel contempo
i tempi morti ed i rischi di esposizione degli operatori ai vapori d'acido
ossalico. Apicoltori che hanno utilizzato apparecchiature simili a quella
predisposta per la prova per il trattamento di tutte le famiglie dell'azienda
(in alcuni casi oltre mille famiglie ad azienda) prestando un minimo d'attenzione
a porsi sopra vento ed anche senza utilizzare le maschere protettive non
hanno riscontrato alcun tipo d'irritazione agli occhi ed alle mucose.
E' però consigliabile al ritiro primaverile dei cassettini in lamiera,
posti sotto gli alveari, prima di raschiarli per pulirli porli a bagno
in una vasca per evitare di sollevare i micro cristalli ancora presenti.

CONCLUSIONI
Dalle prove effettuate si può affermare che, sia sotto il profilo
della tempistica che dell'efficacia, questo tipo ti trattamento nella
lotta alla varroasi è applicabile anche ad aziende con diverse
centinaia d'alveari.
La velocità del trattamento dipende dalla disposizione dell'apiario,
ma in una giornata si possono trattare comodamente 300 - 400 alveari (in
un'ora si trattano 50 - 60 colonie).
Non soddisfacente è stata l'utilizzazione di capsule o pastiglie
d'acido ossalico. Entrambi i tipi di capsule presentano il difetto di
lasciare un residuo all'interno dello scodellino.
Massimiliano Gotti
Tecnico Aspromiele
(Da
L'Apis n.7 - 2004)
4 Agosto, 2010
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