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E'
giunto il momento in cui effettuare l'intervento di pulizia radicale.
Necessaria messa a punto del trattamento invernale dopo una stagione estiva
"fredda". La Commissione Sanitaria U.N.A.API. ha avviato prove
sull'impiego dell'acido ossalico per sublimazione.
Nelle zone con blocco di covata ci stiamo avvicinando
al momento principale della lotta alla varroa. Prima di effettuare il
trattamento risolutivo o di fine stagione, sono tuttavia opportune alcune
considerazioni.
L'estate appena trascorsa è stata in molte zone mediamente fredda
e ciò ha condizionato non solo le rese produttive, ma anche l'efficacia
dei prodotti evaporanti. Le prove condotte dalla Commissione Sanitaria
U.N.A.API. hanno infatti evidenziato per i trattamenti a base di Apilife
Var un'efficacia media del 70%.
La
caduta di acari che ci dovremo quindi aspettare con i trattamenti invernali
sarà superiore a quella degli anni passati.
Nelle zone in cui l'estate è stata invece più calda, l'Apilife
Var, e più in generale il timolo nelle sue varie formulazioni,
ha funzionato bene. In questi casi, reinfestazione permettendo, il numero
di varrore presenti negli alveari non dovrebbe essere molto alto.
Ci troviamo pertanto di fronte a due possibili situazioni: la prima con
elevata presenza di varroa, la seconda con infestazione più bassa
e paragonabile alla media degli anni trascorsi. L'intervento autunnale
di lotta alla varroa andrà affrontato in maniera diversificata.
Nel primo caso si consiglia un solo trattamento in assenza di covata con
una soluzione di 1 litro di acqua, 1 kg di zucchero e 100 g di acido ossalico
diidrato.
Nel secondo caso si consiglia un solo trattamento in assenza di covata
con una soluzione di 1 litro di acqua, 400 g di zucchero e 80 g di acido
ossalico.
La prima soluzione, pur essendo tollerata meno bene dalle api, ha un'efficacia
leggermente più alta. In presenza di elevate infestazioni invernali
è tuttavia da preferire perché è necessario garantire
in primis la più alta efficacia possibile.
La
soluzione andrà preparata sciogliendo lo zucchero in 700 g di acqua
distillata, eventualmente scaldando sul fuoco; a parte si mette l'acido
ossalico diidrato (80-100 g a seconda del caso) in un contenitore (va
benissimo una bottiglia) e si aggiungono 300 grammi di acqua calda (temperatura
di 60-70°C); si chiude la bottiglia e si agita sino ad ottenere una
soluzione perfettamente trasparente che dovrà essere unita allo
sciroppo non appena si sarà raffreddato. La soluzione, una volta
preparata, è stabile e può essere impiegata nel corso dell'intera
campagna dei trattamenti, avendo cura di agitarla bene prima dell'uso
e saltuariamente durante l'impiego in apiario.
Il trattamento andrà effettuato preferibilmente con una temperatura
di almeno 10° C e comunque con il glomere non troppo serrato, intervenendo
nelle ore centrali della giornata; le api avranno così modo di
asciugarsi prima dell'arrivo delle basse temperature notturne.
Si impiegano 5 ml di soluzione per ogni favo coperto da api. La soluzione
andrà gocciolata tra un favo e l'altro, direttamente sulle api;
il prodotto agisce infatti per contatto. Per famiglie che coprono 5-6
favi si impiegheranno 25-30 ml di soluzione.
Eseguito il trattamento, è opportuno seguire per almeno una settimana
la caduta di varroe, annotarne il numero per ogni alveare e osservare
quali siano quelli con un minor numero e pensare di cominciare l'anno
successivo una selezione nel proprio apiario.
Acido
ossalico sublimato
Dall'anno scorso viene proposto l'utilizzo di acido ossalico mediante
sublimazione. La Commissione Sanitaria U.N.A.API., prima di consigliare
tale metodologia, che sta riscuotendo notevole interesse da parte degli
apicoltori, ha predisposto una serie di prove al fine di determinarne
sia l'efficacia, sia la corretta dose di acido ossalico da utilizzare.
Particolare attenzione dovrà essere prestata alla messa a punto
del sistema di protezione per l'apicoltore che esegue il trattamento;
tale innovativo sistema di utilizzo dell'ossalico espone infatti l'apicoltore
al contatto con i vapori dell'acido ed è obbligatorio l'uso di
di specifiche maschere per acidi organici.
Perizin
Altro prodotto utilizzabile nel periodo invernale, in assenza di covata,
è il Perizin; la sua efficacia non è tuttavia più
affidabile al cento per cento in quanto in alcune parti dell'Italia ne
è stata ufficializzata la resistenza da parte dalla varroa. L'eventuale
utilizzo dovrà quindi essere seguito da un successivo controllo
a campione (ad esempio con acido ossalico) per accertare di non avere
nell'apiario varroe resistenti al prodotto.
Il Perizin viene commercializzato in un flacone contenente 10 cc di prodotto.
Va preventivamente diluito nel rapporto 1:50, cioè 1 cc di perizin
in 50 cc di acqua. Il dosaggio è analogo a quello dell'acido ossalico:
5 cc di soluzione per telaino coperto da api.
Si sconsiglia comunque l'uso del perizin dove è già stato
utilizzato ripetutamente negli anni precedenti.
L'utilizzo non è infine ammesso per chi pratica apicoltura biologica
e, essendo il principio attivo liposolubile, determina inquinamento della
cera del nido.
Si ricorda infine che, essendo variata la normativa sui presidi sanitari,
l'acquisto del Perizin può avvenire solo dietro presentazione di
ricetta veterinaria e successiva registrazione del prodotto sul libro
dei presidi sanitari utilizzati in azienda.
Luca Allais
Commissione Sanitaria U.N.A.API.
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ultima modifica:11 Aprile, 2004
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