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VARROA DESTRUCTOR: SELEZIONE DI API TOLLERANTI

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La lotta chimica alla varroa non può ovviamente rappresentare la soluzione definitiva del problema. Resistenza e tolleranza sono le armi del futuro. A che punto siamo nella selezione di queste api? selezione di api tolleranti

Numerosi progetti si sono posti come obiettivo quello di selezionare api tolleranti, in modo da ottenere api almeno parzialmente tolleranti. Di seguito si descriveranno sinteticamente alcuni dei tentativi più interessanti.
In una località isolata dell'Austria, presso Lunz am See, attorno al 1985 fu allestito un apiario, mantenuto in seguito senza trattamenti. Le famiglie collassate per l'elevata infestazione dell'acaro venivano man mano rimosse dall'apiario, e sostituite con famiglie prive di acari e provviste di una delle regine selezionate all'interno dell'apiario stesso. Dopo qualche anno di perdite consistenti, la situazione si stabilizzò e il danno arrecato dalla varroa diminuì progressivamente. L'apiario mantenuto in quelle condizioni sopravisse per oltre un decennio. Tale risultato sembrava dovuto in gran parte all'aumento progressivo dell'infertilità della varroa, intesa come proporzione di femmine che allo sfarfallamento dell'ape non avevano progenie vitale (fig. 1). Fig. 1 - Confronto fra l'infertilità di ceppi diversi di varroaTuttavia, le regine ottenute in tale apiario, provate in altre aree, non presentavano i caratteri per cui la linea era stata selezionata.
A risultati simili giunse, in una località non lontana da Lunz am See, l'apicoltore ALOIS WALLNER, che selezionò le api per il "Killerfaktor" (ossia, la proporzione di acari danneggiati sui fondi dell'alveare) (WALLNER, 1994). Egli riuscì ad ottenere famiglie fortemente infestate ma capaci di sopravvivere senza trattamenti acaricidi; le regine originate in tali apiari vennero considerate resistenti e vendute a un prezzo certamente remunerativo, ma, al di fuori dello stesso apiario, soccombevano rapidamente all'infestazione dell'acaro.
LODESANI selezionò due linee di A. m. ligustica, per bassa ed alta velocità di crescita dell'infestazione da V. destructor, e studiò l'espressione di vari caratteri nelle colonie di queste linee. Le differenze nell'infestazione erano correlate soprattutto con lo sviluppo delle famiglie, per cui risultava che le famiglie più resistenti al parassita erano anche quelle che si sviluppavano di meno e risultavano perciò meno produttive (LODESANI et al., 2002).
Una collaborazione internazionale sta cercando di studiare l'evoluzione del rapporto ape-varroa su un'isola della costa dalmata nell'alto Adriatico, precedentemente priva di api. Su tale isola sono state trasferite diverse linee di A. m. carnica preselezionate per la tolleranza alla varroa (BERG et al., 2000), che sono state infestate ad arte con lo stesso numero di acari e lasciate senza trattamento acaricida. Nel primo anno di studio, l'esperienza si è conclusa con la morte di tutti gli alveari; nel secondo anno, sembra che il maggior fattore selettivo sulla popolazione d'api sia stato il fortissimo stress legato ad un lungo periodo di secco e caldo, con scarse fonti di nettare, che può aver provocato, fra l'altro, una elevata mortalità di acari. Studi di HARBO e collaboratori (HARBO e HARRIS, 1999; HARBO e HOOPINGARNER, 1997; HARRIS e HARBO, 2000) hanno ottenuto risultati positivi con regine fecondate strumentalmente con il seme di un solo fuco; sia la regina sia il fuco erano stati ottenuti da famiglie che presentavano bassi livelli di infestazione. Le regine, non utilizzabili a scopo commerciale in quanto sono in grado di ovideporre per appena due o tre mesi, hanno dato origine a piccole famiglie in cui si poteva osservare una bassa fertilità della varroa.
Infine, di un certo rilievo sembra il risultato di una collaborazione russo-americana che ha portato alla selezione di un ceppo tollerante, all'interno di una razza non definita, proveniente dall'estremo est della Russia (RINDERER et al., 1999). Sembra che gli alveari ottenuti sopravvivano alla presenza dell'acaro. Tuttavia non sono ancora chiari i meccanismi che conferiscono alle api tale tolleranza. Inoltre non si sa ancora se tali api siano adatte in termini di produttività e mansuetudine.

Difficoltà nella selezione di api tolleranti
Le difficoltà incontrate sin qui nella selezione di api tolleranti, soprattutto all'interno delle razze europee (A. m. ligustica, A. m. carnica, A. m. mellifera) derivano da diversi problemi.
Innanzitutto, la comprensione dei rapporti fra ospite e parassita, nel caso dell'ape mellifera e di V. destructor, è ancora molto limitata, soprattutto per quanto riguarda i meccanismi che controllano le reazioni comportamentali e fisiologiche dell'acaro, ossia, che inducono l'invasione delle cellette di covata prima dell'opercolatura, che regolano l'oogenesi e l'ovideposizione e infine che influiscono sulla durata della fase foretica.
Inoltre, la tolleranza dipende da caratteri della varroa oltre che da fattori dell'ape; esistono cioè ceppi di varroa diversi per aggressività (FUCHS et al, 2000). Ad esempio, non è chiaro fino a che punto la tolleranza dell'ape africanizzata alla varroa dipenda da fattori intrinseci all'ape o da una minore aggressività del parassita, dato che in America meridionale la varroa appartiene all'aplotipo 'giapponese' anziché a quello 'coreano', più 'virulento', diffuso in gran parte del mondo (fig. 2).
Fig. 2 - Varroa Destructor presenta sottospecie che parassitizzano l'ape con diversa virulenzaGli esperimenti di laboratorio, poi, sono stati spesso fuorvianti, in quanto non hanno tenuto conto della complessità dell'alveare. D'altronde, gli esperimenti in alveare soffrono dell'impossibilità di controllare alcune delle variabili in gioco; per di più, essendo molto impegnativi in termini di tempo, difficilmente si prestano alla replicazione di un numero sufficiente di unità sperimentali.
Un ostacolo messo in luce dagli studi di HARBO consiste nel fatto che le colonie d'ape sono eterogenee dal punto di vista genetico, per la poliandria della regina2; certi caratteri potrebbero essere espressi efficacemente, a livello di colonia, solo se presenti in tutti o quasi i componenti della colonia stessa (per esempio, la mancata produzione di una sostanza che stimola la riproduzione della varroa).
Qualche ricercatore ha parlato, in senso figurato, di caratteri 'recessivi' a livello di famiglia. Ne consegue che, se un carattere è poco frequente, è molto improbabile che venga espresso a livello di colonia. Infine, occorre osservare che almeno uno dei fattori che conferiscono all'ape la tolleranza nei confronti della varroa dev'essere dipendente dalla densità, ossia, deve essere più efficace quando la popolazione dell'acaro aumenta; in caso contrario, com'è ben noto, la convivenza si evolverebbe verso l'aumento illimitato delle popolazioni del parassita o verso l'estinzione dello stesso.
D'altra parte, i pochi dati disponibili mostrano l'andamento della popolazione della varroa, nelle razze tolleranti, quali l'ape africanizzata o i ceppi tunisini di A. m. intermissa, è inizialmente rapido, per poi rallentare, una volta raggiunta una certa soglia (VANDAME, 1996; VANDAME et al., 2000): in assenza di fattori dipendenti dalla densità, l'incremento dovrebbe essere esponenziale (fig. 3). Non ci sono Fig. 3 - Andamento dell'infestazione di varroa in assenza di fattori di controllo della dinamica di popolazione (fattori densità dipendenti)indicazioni che infertilità della varroa e durata del periodo di opercolatura dipendano dalla densità del parassita. Il removal behaviour è più attivo nei confronti delle cellette con infestazione multipla (BOECKING, 1994), ma l'effetto non è sufficiente a garantire il controllo dell'infestazione. Infine, dati non pubblicati indicano che, almeno in laboratorio, il grooming behaviour non dipende dalla densità del parassita. Per contro, l'esame della letteratura sulla correlazione fra numero di varroe cadute sui fondi dell'alveare ('mortalità naturale') e livello di infestazione (cfr. l'elenco di lavori presentato in MILANI, 1993) mette sempre in evidenza che la prima cresce più che proporzionalmente al secondo, quale che sia l'intervallo di valori considerato. Tale fenomeno potrebbe semplicemente riflettere un aumento della proporzione di varroe foretiche (ossia, un aumento del periodo foretico), ma non è stato sinora oggetto di studio.
Un altro possibile fattore dipendente dalla densità è noto da tempo, ma - almeno nelle razze europee d'ape - ha un effetto modesto, se non quando il livello d'infestazione è molto elevato: in cellette di covata con infestazione multipla è stata osservata una riduzione della riproduzione della varroa sia in condizioni naturali (PILETSKAYA, 1982; MOOSBECKHOFER et al., 1988; FUCHS E LANGENBACH, 1989; MARTIN, 1995) sia in laboratorio (NAZZI E MILANI, 1996). Ulteriori studi hanno consentito di dimostrare che tale riduzione è provocata da fattori rilasciati nelle cellette infestate (NAZZI E MILANI, 1996). Fig. 4 - Attività biologica dell'inibitore in prove di laboratorioRecentemente è stato dimostrato che un alchene, l'8-eptadecene, presente negli estratti di cellette infestate, riduce in misura significativa la riproduzione dell'acaro sia in laboratorio (fig. 4) (NAZZI et al., 2001; NAZZI et al., in corso di stampa) sia in alveare (dati non pubblicati).
Si ritiene che questo tipo di risultati sia in grado di far luce sui rapporti fra ape e varroa, aprendo nuove prospettive per la selezione di api tolleranti e mettendo a disposizione sostanze utilizzabili in programmi di lotta che non facciano uso di prodotti tossici.

Giorgio Della Vedova
Dip. di Biologia Applicata alla difesa delle Piante Università di Udine

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ultima modifica:10 Aprile, 2004 -