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Con agosto la lotta alla varroa entra
nel vivo. Vi presentiamo, alla luce delle esperienwze passate, la proposta
di lotta della Commissione sanitaria UNAAPI.
Eccoci in prossimità del primo intervento, denominato tampone,
che la Commissione Sanitaria dell'U.N.A.API. propone nel piano di lotta
alla varroa. Sottolineiamo l'importanza di questo intervento: il livello
d'infestazione inizia ad essere elevato e, se non abbassato tempestivamente,
può compromettere la vitalità delle api che andranno a svernare.
Per quanto riguarda i prodotti consigliati, sulla base dei risultati emersi
nelle prove condotte nell'estate 2001, il più affidabile rimane
l'ApiLifeVar; la commissione sanitaria U.N.A.API. provvederà, anche
quest'anno, a verificarne sia l'efficacia, sia il peso delle tavolette.
Altri
prodotti per il trattamento tampone, come IPEREAT e APEDIN VAPOR, si stanno
affacciando nel panorama apistico; le ancora scarse ricerche e prove di
campo, ed i pochi dati sperimentali pubblicati li collocano ancora nel
limbo dell'attesa, pur avendo componenti utilizzabili anche da apicoltori
inseriti nella certificazione biologica.
L'ApiLifeVar, come più volte scritto sulle pagine di Lapis, consiste
in tavolette di materiale inerte (Oasis) impregnate di oli essenziali:
timolo, mentolo, eucaliptolo.
Viene commercializzato dalla Chemicals Laif in buste di plastica sigillate,
ognuna contenente due tavolette. Le modalità di trattamento sono:
trattare in estate il più presto possibile, non oltre i primi di
agosto. Per ogni alveare si impiega una tavoletta, divisa in tre-quattro
parti, che vanno posizionate sul listello portafavo. Si devono effettuare
tre interventi a distanza di 6-7 giorni (più caldo c'è,
minore deve essere l'intervallo).
Per ogni alveare si usano tre tavolette. Alla fine dell'ultimo trattamento
è consigliabile eliminare tutti i residui delle tavolette.
E' importante ricordarsi che, per limitare i rischi di saccheggio, occorre
trattare contemporaneamente l'intero apiario; a tal fine è, inoltre,
necessario che la forza delle famiglie presenti nell'apiario sia omogenea.
Evitare il cambio di regine durante il trattamento. Per abituare le api
all'odore di timolo alcuni apicoltori preferiscono mettere un giorno prima
del trattamento un pezzetto di tavoletta.
Il trattamento è efficace anche in presenza di melario purché
la tavoletta venga posizionata sui listelli portafavi del nido.
In quasi tutte le situazioni italiane in agosto non c'è raccolto
e pertanto si può togliere il melario; fanno eccezione le zone
in cui c'è raccolto di melata o di solidago ed erba medica. In
questi casi l'uso dei melari dovrà essere finalizzato o alla costruzione
di fogli
cerei o alla produzione di miele per l'alimentazione delle api.
Alternative
Le alternative a questa proposta non sono molte. Apedin Vapor e Ipereat,
come precedentemente ricordato, mancano ancora di sufficienti prove sperimentali
e delle successive indispensabili verifiche di campo. A tal proposito
la Commissione Sanitaria U.N.A.API. provvederà con il programma
di lavori in calendario per questa estate a verificare l'efficacia di
questi prodotti in modo tale da poter esprimere un giudizio di merito
per la prossima stagione.
Luca Allais
Commissione Sanitaria UNAAPI
UNA
VECCHIA CONOSCENZA
Da alcune zone giunge notizia che l'Apistan, viene riproposto come
prodotto nella lotta alla varroa. La firma produttrice delle strisce
ne consiglierebbe l'utilizzo, se abbiamo capito bene, ad anni alterni.
Alcuni, memori delle stragi d'api a metà anni novanta, potrebbero
interpretare, in effetti, tale proposta quale furbesca operazione
di marketing dei produttori e venditori di sciami artificiali per
vivacizzare, ulteriormente, il mercato ed i prezzi delle famiglie
d'api. Ma questa, così come altre interpretazioni maliziose,
non è alla base della discussione su un possibile riutilizzo
di fluvalinate. La resistenza della varroa agli acaricidi è
oggi, infatti, verificabile con un test di laboratorio messo a punto
dall'Università di Udine. Il metodo è così sensibile
da consentire di accertare livelli di resistenza percentualmente molto
limitati. Pare che, in assenza di principio attivo, gli acari resistenti
abbiano capacità riproduttive più limitate e che quindi
vi sia, ogni anno, una significativa regressione della resistenza.
Tale regressione, vale sottolinearlo, si attua solo e se in un ambito
territoriale ben definito nessuno usa quella molecola e se vengono
utilizzate molecole diverse dai piretroidi per debellare la varroa.
Uno studio, effettuato su popolazioni di varroa della regione Friuli
Venezia Giulia, ha accertato la regressione della resistenza (è
in corso di pubblicazione il lavoro che documenta tali risultati).
La Commissione Sanitaria dell'UNAAPI, in merito al riutilizzo di Apistan,
propone quali elementi da ponderare attentamente:
-Lo studio sulla regressione della resistenza ha valore solo ed unicamente
per il territorio ove è stato effettuato ovvero non è
tale da consentire di affermare che nel territorio nazionale ci sia
stata, con sicurezza, una remissione della resistenza. Potremmo supporlo,
laddove avessimo elementi certi che, in effetti, nessuno abbia utilizzato
fluvalinate e/o piretroidi negli ultimi anni. La supposizione, in
definitiva, conterrebbe non pochi elementi d'azzardo.
- Quando una resistenza si manifesta, può velocemente regredire,
a determinate condizioni, ma altrettanto velocemente ricomparire.
- Il fluvalinate ha notevole persistenza; la molecola lascia residui
stabili in quantità apprezzabile nella cera. E' una molecola
non utilizzabile da parte di chi pratica l'apicoltura biologica.
D'altra parte è utile soffermarsi su alcuni aspetti positivi
quali:
-- L'Apistan è uno dei pochi prodotti autorizzati per la lotta
alla varroa.
-- In caso di alta infestazione e di insufficiente efficacia di altri
preparati può essere preso in considerazione quale arma, con
efficacia temporanea, nell'ambito di una logica di più interventi
annui contro la varroa.
Chi decidesse di avvalersi di Apistan può considerare, quindi,
le seguenti avvertenze di utilizzo:
-- Può, forse, avere un qualche senso, ma solo "una tantum",
quale prodotto "tampone".
-- Bisogna essere certi che nessuno, nell'areale in cui si opera,
l'abbia usato negli ultimi anni; qualora non si abbia tale informazione
il rischio di inefficacia è più rilevante.
-- Non si può essere sicuri sui livelli di efficacia se non
dopo averlo utilizzato.
-- Dopo una somministrazione l'efficacia diventerà, con alta
probabilità, inadeguata. Potrà, forse, essere riutilizzabile,
con un minimo di probabilità di sufficiente efficacia tampone,
solo dopo svariati anni dall'utilizzo "una tantum".
-- Le strisce di Apistan devono essere lasciate nell'alveare il tempo
strettamente necessario e lontano dal raccolto di miele.
-- Non deve, assolutamente, più essere usato alla vecchia maniera
quale unico intervento annuale, ma deve tassativamente essere considerato
quale "Tampone" da usare in rotazione ed alternanza con
altri principi attivi non appartenenti alla famiglia dei piretroidi.
In conclusione un'arma che potrebbe essere riconsiderata se non fosse
che le condizioni per il suo utilizzo sono tali e tante da renderne
assai difficile la speranza e la possibilità di un uso oculato
e di un risultato efficace.
Commissione Sanitaria UNAAPI |
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ultima modifica:12 Aprile, 2004
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