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L'impegno tecnico e associativo degli "Apicoltori del Grappa"

La proposta di un nuovo prototipo di sublimatore di acido ossalico, il "BioLetalVarroa", testimonia l'interesse verso questa nuova metodologia di impiego.

Gli "Apicoltori del Grappa" costituiscono la sezione di Treviso della Associazione Regionale Produttori Miele del Veneto e da quasi 30 anni operano in forma associata nel territorio montano e pedemontano del Grappa, che si estende tra i fiumi Piave e Brenta dove stanno attuando una "Apicoltura Qualificata di Territorio". Ciò significa che gli apiari restano esclusivamente nel territorio e quindi l'ape diventa l'elemento centrale per lo sviluppo delle principali attività sociali, produttive e culturali, con il controllo dello stato di salute dell'ambiente, la valorizzazione dei prodotti tipici e con un conseguente generale miglioramento della qualità di vita della gente.
Tutto questo cerchiamo di divulgarlo, come patrimonio sociale, attuando concretamente una protezione e un costante potenziamento dei nostri apiari con tecniche di allevamento biologiche; valorizzando un nomadismo di territorio che si estende da una altitudine che parte da 100 m.s.l. e arriva fino a 1.700 m.s.l. utilizzando fioriture mellifere scalari e qualificando le produzioni tipiche, senza la pretesa di industrializzare l'allevamento in forma speculativa, a solo fine economico.
Speriamo che questo concetto di "Apicoltura Qualificata di Territorio" trovi spazio nella nuova normativa nazionale e venga sempre più tenuto in considerazione, dando valore prioritario alle forme associative di apicoltori ben finalizzate, ma soprattutto creando le premesse di un totale coinvolgimento sociale a 360 gradi a favore della vita dell'ape per i suoi sevizi esclusivi. Se operiamo con queste finalità, il lavoro degli apicoltori potrà essere solidale e concorde senza dannose divisioni in categorie di veri o non veri professionisti.
L'esperienza ci insegna che in apicoltura è molto importante "prevenire" piuttosto che curare e quindi diventa fondamentale dare modo alle api stesse, nei loro migliori momenti di forza solare, grande espansione in presenza di ricche fioriture; di rinnovarsi e potenziarsi non solo nelle scorte di miele, ma in particolare modo nell'equilibrio vitale e nel potenziamento delle famiglie. Questo concetto di creare vivaio di nuclei e giovani regine diventa essenziale per tutte le forme di conduzione apistica, pertanto come inseguiamo la produttività di miele, altrettanto o forse ancor di più dobbiamo qualificare il ricambio e le scorte di nuove famiglie sane e ben equilibrate. Su queste premesse si basa l'esperienza degli "Apicoltori del Grappa" che, grazie al sostegno e al coordinamento tecnico della " Associazione Regionale Produttori Miele del Veneto", ha potuto sperimentare, brevettare e mettere a disposizione in forma associativa il sublimatore di acido ossalico: "BioLetalVarroa".
Si tratta di un semplice apparecchio che consente di sublimare e ben distribuire i microcristalli di acido ossalico negli alveari, specie nel periodo autunnale, creando un limitato disturbo alle api e nello stesso tempo una ottima pulizia dalle varroe.La sua efficacia è aumentata da un flusso d'aria che migliora la distribuzione dei vapori di acido ossalico fino a saturare l'intero volume dell'arnia o del nucleo. Per semplificare il trattamento e non bruciare api sullo scodellino è molto comodo operare da un foro posteriore all'alveare, rasente il fondo.
Giuseppe Morosin
giuseppemorosin@virgilio.it

ATTENZIONE:
l'acido ossalico è una sostanza nociva alla salute, tossica e corrosiva. E' obbligatorio indossare sempre occhiali di protezione, una maschera protettiva con filtri speciali per acidi organici, guanti ed indumenti a maniche lunghe. Inoltre, prima di procedere ai trattamenti, si devono eseguire tutti i controlli di ispezione e verifica delle protezioni come indicato dalle specifiche istruzioni relative a maschera, filtri e occhiali.
Norme di utilizzo
1) Eseguire il trattamento a temperatura esterna non inferiore a 10° - 12°.
2) Agganciare i poli rispettando la polarità e dopo 2 minuti si può procedere.
3) Versare con apposito dosatore, g 2 di acido ossalico, per arnia da 10 favi. Dimezzare la dose di acido ossalico per nuclei in arniette, sotto i 6 favi, per la riduzione del volume dell'abitacolo.
4) In media, dopo 1 minuto e mezzo si passa ad altro alveare. È consigliabile non spegnere l'apparecchio, nella serie di trattamenti.
5) Per evitare consumo di energia e surriscaldamento dello scodellino, si consiglia di spegnere l'apparecchio alla fine della serie dei trattamenti.
6) Per maggiore praticità, minore disturbo per le api e migliore difesa e protezione per l'apicoltore si consiglia di praticare, sul retro dell'alveare, un foro adeguato allo scodellino, rasente il fondo.
7) E' consigliabile chiudere la porticina d'entrata durante il trattamento, con un semplice straccio.
8) Per eseguire il trattamento anteriore all'arnia è consigliabile utilizzare un supporto in legno con feritoia, al fine di chiudere l'entrata, anche se spesso alcune api appoggiandosi sullo scodellino, rovente, si bruciano.
9) La massima efficacia del trattamento si ha in assenza di covata.

Manutenzione
o Tenere pulito lo scodellino da impurità e controllare la carica della batteria ( 400 A). Operando correttamente in serie è possibile trattare 100 alveari senza ricaricare.

ATTENZIONE: munirsi delle adeguate protezioni anche nel controllo e nella pulizia dei fondi mobili, nei 10 - 15 giorni dopo il trattamento, per la presenza di microcristalli.

(Da L'Apis n.2 - 2004)

4 Agosto, 2010 -> -