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Varroa: intervento autunnale

Nel periodo autunnale è indispensabile cercare di azzerare il livello di infestazione.
Ecco, alla luce delle più recenti acquisizioni della Commissione Sanitaria U.N.A.API., come intervenire.
E' ormai giunto il momento di pensare al trattamento di fine stagione contro la varroa. I dati sulla presenza di acari negli alveari sono molto variabili; chi ha usato prodotti evaporanti a base di timolo non dovrebbe riscontrare infestazioni elevate in quanto, come abbiamo avuto modo di notare tutti, agevolati dalle elevate temperature estive che ne hanno garantito una buona efficacia. Occorre tuttavia sempre ricordare come, in presenza di elevati livelli di infestazione primaverile, l'efficacia degli evaporanti, anche se buona, lascia comunque un numero alto di varroe negli alveari. La parola d'ordine è sempre: non abbassare la guardia. Come affrontare il prossimo trattamento autunnale che, non dimentichiamolo, è il più importante della stagione?
La proposta della Commissione Sanitaria U.N.A.API. rimane legata all'utilizzo dell'acido ossalico che, alla luce delle attuali conoscenze, non presenta rischi di resistenza nei confronti della varroa, non inquina la cera, e di conseguenza il miele, ed ha un costo contenuto. Per avere ottimi risultati è molto importante intervenire in assenza di covata, quando tutte le varroe sono sulle api adulte; il prodotto non è infatti efficace sulle varroe protette all'interno della covata.
L'ossalico ci consente tre diversi modalità di impiego.
1. Acido ossalico in soluzione zuccherina (1 litro di acqua demineralizzata, 1 kg di zucchero, 100 g di acido ossalico diidrato).
2. Acido ossalico in soluzione zuccherina (1 litro di acqua demineralizzata, 400 g di zucchero, 80 g di acido ossalico diidrato).
3. Acido ossalico sublimato (Varrox).

Acido ossalico in soluzione
Per l'utilizzo delle prime due soluzioni occorre dotarsi di una siringa da 50 ml senza ago, guanti, maschera e occhiali. La soluzione andrà preparata sciogliendo, eventualmente scaldando sul fuoco, lo zucchero in 700 g di acqua distillata; a parte si pone l'acido ossalico diidrato in un contenitore (va benissimo una bottiglia) cui si aggiungono 300 grammi di acqua calda (è necessaria una temperatura di 60-70°C); si chiude il contenitore e si agita sino ad ottenere una soluzione perfettamente trasparente che verrà poi unita allo sciroppo non appena si sarà raffreddato.
La soluzione una volta preparata è stabile e può essere impiegata nel corso dell'intera campagna di trattamenti, avendo cura di agitarla bene prima dell'uso e saltuariamente durante l'impiego in apiario. Sollevato il coprifavo vanno gocciolati 5 ml di soluzione per ogni favo popolato di api. La soluzione va gocciolata tra i favi, direttamente sulle api, facendo attenzione a non versarla sulla reggetta superiore del telaino perché non avrebbe alcuna azione: il prodotto agisce infatti per contatto e non per suzione (le api ben si guardano di raccogliere la soluzione zuccherina di ossalico). Nell'ipotesi che l'alveare abbia 5 favi popolati da api, andranno impiegati 25 ml.
Molto importante sarà la scelta della giornata in cui intervenire, le condizioni migliori sono con almeno 10° C di temperatura, operando nelle ore centrali della giornata in modo che le api abbiano il tempo di asciugarsi prima dell'arrivo delle basse temperature notturne.
La soluzione con i 100 grammi di ossalico ha un'efficacia leggermente più alta di quella con 80 grammi, ma è meno tollerata da parte delle api.

Acido ossalico sublimato
(Varrox)
Come già preannunciato lo scorso anno, la Commissione Sanitaria ha effettuato prove per verificare l'efficacia di questa nuova modalità di impiego dell'ossalico. I risultati sono stati positivi.
L'evaporatore VARROX è composto da uno scodellino riscaldante, da una piastra di sostegno e da tre metri di cavo completo di due pinze di collegamento alla batteria. Ha una potenza di 150 W. Come fonte di energia è possibile utilizzare un accumulatore (batteria per automobile, 12 Volt, capacità> 40 Ah) oppure l'accendisigari di un'automobile, ricorrendo a una prolunga elettrica. L'altezza o la larghezza minime dell'apertura di volo, per consentire l'introduzione dell'apparecchio, devono essere almeno di 14 mm x 90 mm. Mediante riscaldamento dello scodellino, l'acido ossalico sublima. Si forma così nell'arnia una "nebbia" che riveste le api e tutte le superfici con uno strato sottilissimo di cristalli di acido ossalico. Questi cristalli minuti sono sopportati bene dalle api, ma hanno un'azione letale sulla varroa. Al momento del trattamento la temperatura esterna non dovrebbe essere inferiore a +2°C. Si impiegano 2 g di acido ossalico diidrato per alveare, versandoli nel padellino che viene infilato, attraverso la porticina, sul fondo dell'arnia, fino a vederne sparire la piastra di sostegno. Se, a causa della costruzione dell'arnia, è impossibile infilare lo scodellino dall'apertura di volo è possibile introdurlo attraverso il cassettino di ispezione, se il fondo in rete non è propolizzato...
E' necessario chiudere in maniera ermetica la porticina (o il cassetto di ispezione) con uno straccio o con della gommapiuma. Fondi e reti devono essere sigillati su tutta la superficie.
Dopo aver chiuso l'arnia, si collega l'evaporatore VARROX alla batteria e lo si lascia acceso per 2,5 minuti; tempo sufficiente, in genere, per la sublimazione di tutto l'acido ossalico. Per il trattamento della prima colonia, visto che lo strumento è ancora freddo, il tempo necessario può dilatarsi fino a 4 minuti. Se si impiega una prolunga elettrica, il tempo di riscaldamento si allunga in funzione della lunghezza della prolunga. Terminato il trattamento si estrae il Varrox, lasciando chiusa la porticina con gommapiuma almeno per 15 minuti; si immerge lo scodellino in acqua fredda per raffreddarlo affinché, al momento del nuovo riempimento dello scodellino, la sublimazione dell'acido non inizi ancor prima dell'inserimento dell'apparecchio nell'alveare.
L'acido ossalico è una sostanza nociva per la salute, tossica e corrosiva. E' obbligatorio indossare sempre occhiali di protezione, una maschera protettiva (FTP a SL) con filtri specifici per acidi organici, guanti o indumenti a maniche lunghe.

Considerazioni finali

Sono necessarie alcune riflessioni. L'acido ossalico in soluzione presenta alcuni vantaggi: il limitato costo, la facilità di utilizzo, il limitato rischio per l'operatore e la velocità con cui si interviene. Per contro può essere utilizzato una sola volta (altrimenti le api possono patire danni significativi), si può intervenire solo con opportune condizioni climatiche, le api vengono comunque bagnate e soprattutto l'efficacia è limitata a pochi giorni e pertanto è utlizzabile solo in assoluta assenza di covata.
L'acido ossalico sublimato ha invece un'efficacia prolungata per alcuni giorni, può essere impiegato anche più di una volta (consentendo ad esempio un primo trattamento già ad inizio novembre anche se ancora in presenza di covata effettuando poi successivamente un secondo intervento) e soprattutto si può intervenire indipendentemente dalle condizioni climatiche (volendo anche sotto la pioggia…). Per contro bisogna registrare il maggior costo dell'attrezzatura, un tempo nell'esecuzione del trattamento maggiore e soprattutto le cautele e le attenzioni che l'operatore deve obbligatoriamente adottare per non intossicarsi con i vapori di acidi ossalico!
Abbiamo voluto fornire alcuni elementi di riflessione che possono orientare sul più appropriato tipo di trattamento. Ognuno, in base all'esperienza personale, alle proprie capacità e in funzione della grandezza della propria azienda, ha la possibilità di scegliere l'intervento più opportuno. Ciò che è veramente importante è che i trattamenti vengano effettuati!

Luca Allais
Commissione Sanitaria U.N.A.API.

(Da L'Apis n.8 - 2003)

4 Agosto, 2010 -