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Un METEDO
CERTO PER TROVARE COLONIE RESISTENTI ALLA VARROA
A safe method of detecting varroa – resistant
colonies
di Gerhard Markthaler (Germany) American Bee Journal n° 10 ottobre 2004.
Nell’inverno 2002/03 si sono verificate grosse perdite
dovute alla varroa in tutta Europa. Nonostante ciò un apicoltore
austriaco, Alois Wallner, non perde una colonia dal 1988. Questo grazie
ad uno speciale metodo per trovare famiglie resistenti e utilizzando solo
acido formico.
Quest’apicoltore
ha 700 famiglie popolate da api di razza carnica. I suoi alveari sono
stati attaccati dalla varroa nel 1983, ma fino al 1987 non ha fatto trattamenti
acaricidi.
Wallner trattò in seguito le colonie con acido formico all’85%
e da allora non ha più perso un alveare.
Alois trovò due segnali della resistenza delle api alla varroa:
la bassa percentuale di acari nelle celle e l’alta percentuale di varroe
“danneggiate”.
Wallner notò che circa il 4% dei suoi alveari aveva una percentuale
considerevolmente più bassa di larve di fuco attaccate (30% delle
celle rispetto al 100% delle altre) e che circa il 7% aveva una più
bassa percentuale di covata femminile attaccata. Tutti i suoi alveari,
che apparentemente si mostravano più resistenti, avevano sia più
acari danneggiati, sia una minore quantità di celle attaccate.
Dopo un’attenta determinazione, con l’aiuto di una lente da 20 ingrandimenti,
della percentuale di acari rovinati, Wallner ha deciso di chiamare questo
difetto “fattore killer della varroa” (VKF).
Dal 1988 Wallner ha selezionato le sue colonie in base a tre fattori:
1. Sopravvivenza alla varroa senza trattamenti.
2. Basso attacco delle celle da parte della varroa.
3. Elevato VKF.
Con
questo metodo ha ottenuto risultati sorprendenti, allevando solo da colonie
che non avevano ricevuto alcun trattamento. Le colonie addette alla produzione
di miele hanno ricevuto due trattamenti di acido formico (80 ml all’85%)
tramite tavolette assorbenti impregnate (a 30°C esterni solo 50 ml;
in caso di attacchi al 50% delle celle 100 ml, una sola volta). Non veniva
fatto nessun altro trattamento, né rimossa la covata maschile.
Wallner verificò molto presto il fattore ereditario della resistenza
alla varroa. All’inizio della sua selezione, la maggior parte delle colonie
aveva un VKF molto basso, dal 5 al 18%, ma un alveare mostrava già
un VKF del 50%.
La resistenza degli alveari alla varroa comincia quando il VKF è
del 20%. Questo è stato dimostrato anche per le api russe tolleranti
la varroa (le api di Primorskj).
Nonostante questa selezione, Wallner perse l’alveare con VKF del 50%,
poiché non era in grado di resistere all’enorme reinfestazione
da parte delle altre famiglie. Gli alveari morenti furono saccheggiati
e le api saccheggiatrici furono attaccate dalla varroa, infestando così
gli alveari sani. Ciò portò ad un terrificante effetto domino.
Solo un alveare dei 700 di Wallner resistette nei primi tre anni, senza
nessun trattamento (gli altri furono trattati con acido formico). Questo
alveare è divenuto la principale base genetica per la produzione
di api carniche resistenti. Wallner perse solo 30 alveari durante la prima
fase di selezione nel 1987, ma nessun altro dopo il 1988, trattando con
formico le famiglie con più del 50% di celle attaccate.
Questo metodo ha garantito a Wallner un successo sensazionale. I suoi
alveari non trattati hanno mostrato mediamente dallo 0 al 5% di celle
infestate e il VKF è salito al 93%, che significa che il 93% di
varroa sono risultate danneggiate.
Secondo l’autore, tutti gli apicoltori potrebbero usare il sistema di
Alois Wallner per stimare la percentuale delle celle di covata infestate,
salvando così quelle fortemente attaccate (più del 50% delle
celle opercolate) e allo stesso tempo trovando e selezionando le api resistenti.
A
nostro avviso Wallner ha una capacità professionale ed una dedizione
per le api al di fuori della portata della maggioranza degli apicoltori.
Probabilmente uno stretto coordinamento tra le aziende apistiche e gli
istituti di ricerca avrebbe potuto portare ad ottenere risultati interessanti,
specie, negli anni in cui il patrimonio apistico italiano fu falcidiato
a causa della resistenza della varroa al fluvalinate e singole colonie
si salvarono all’interno di apiari costituiti da numerose famiglie, ma,
come si suol dire, ogni lasciata è persa!
A cura di Massimiliano Gotti
(Da L'Apis n.9 - 2004)
4 Agosto, 2010
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