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C'è
un'altra frode legale che il consumatore dovrà subire grazie
all'Unione europea: il miele filtrato
(26
marzo 2002) E' la novità prevista dalla nuova Direttiva
CE sul miele (n.2001/110/CE) pubblicata sulla Gazzetta
Ufficiale italiana -serie CE- del 7 marzo scorso. Miele filtrato
viene definito quello "ottenuto eliminando sostanze organiche
o inorganiche estranee, in modo da avere come risultato un'eliminazione
significativa dei pollini". La definizione è un capolavoro
di furbizia perché in realtà chi ha voluto questa
norma aveva in testa i pollini e non le sostanze organiche e inorganiche.
Ma prima di vedere il perché bisogna andare a leggere un'altra
novità della Direttiva, ovvero la norma che ha imposto sul
miele l'indicazione del Paese d'origine in cui è stato raccolto.
Così la CE, apparentemente, ha fatto contenti i consumatori,
che sapranno se il miele viene dalla Cina (ne arriva un fiume) o
da altri Paesi del terzo mondo ove è di qualità scandente.
Ma intanto la Direttiva ha dato agli importatori una prima scappatoia,
poiché basterà aggiungere un grammo di miele italiano
a una tonnellata di miele cinese per sostituire l'indicazione del
Paese di provenienza con la dizione "miscela di mieli originari
e non originari della CE". Non contenta di questa prima scappatoia,
la CE ne ha trovata anche un'altra come regalo agli importatori,
ovvero il miele filtrato, che è un miele privato dei pollini
dopo essere stato filtrato da una membrana con pori piccolissimi
(ormai la microfiltrazione è di moda). Praticamente è
un miele denaturato perché ridotto a uno zucchero fluido
e dura anche di più perché la microfiltrazione trattiene
i lieviti responsabili della fermentazione. Ma il regalo agli importatori,
afferma l'Unione Nazionale Consumatori, è doppio perché
la scomparsa dei pollini rende il miele un oggetto misterioso. Dall'
analisi dei pollini, infatti, si riconosce non solo l'origine floreale,
ma anche la provenienza del miele: se scompaiono, con un'opportuna
miscelazione potrà essere dichiarato miele italiano anche
un miele cinese, anzi potrà essere aggirata la disposizione
della stessa Direttiva che prevede l'obbligo di dichiarare in etichetta
"miele filtrato". Quindi è più di un regalo
agli importatori di miele scadente. Altre novità introdotte
dalla Direttiva, che dovrà essere recepita entro il 1 agosto
2003, sono il miele industriale e la possibilità di riportare
in etichetta indicazioni che fanno riferimento "a criteri di
qualità specifici". Il miele normale non può
essere pastorizzato per allungarne la vita, perché la Direttiva
prevede un tenore massimo di idrossimetilfurfurale (HMF) di 40 milligrammi
per kilogrammo. L'HMF è un sottoprodotto che si forma dal
glucosio del miele quando questo viene riscaldato, ma se è
sotto i 40 mg/kg significa che può aver subìto solo
un lieve riscaldamento per ragioni tecniche di confezionamento,
cioè per facilitare l'invasettamento. Il "miele per
uso industriale", invece, è stato surriscaldato per
eliminare difetti originari o di vecchiaia, ma può essere
venduto al consumatore anche con i difetti e comunque con la menzione
"unicamente ad uso culinario", cioè per fare dolci.
Ovviamente costerà di meno. Quanto alla possibilità
di indicare in etichetta "criteri di qualità specifica"
del miele, non si sa ancora a che cosa si riferisce la Direttiva.
Di certo, c'è che anche il miele dovrà riportare la
data di scadenza, dalla quale è per ora esentato, nel senso
che è facoltativa.
(fonte: Unione Nazionale Consumatori marzo 2002).
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