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foto reportage reportage dal mondo dell'apicoltura
CRONACA PAZZESCA DI UN VIAGGIO NELLA TURCHIA APISTICA

arnie TurchiaSostiene "l'Apicoltore in vacanza", d'ora innanzi abbreviato Apinvac, che subito, appena giunto in Turchia, si era accorto dell'esistenza dell'apicoltura e che già nell'altipiano desertico, una distesa di centinaia di chilometri di pietre e montagne rosa-azzurre all'orizzonte, ogni tanto, nei pressi di un fiume che non c'era, ma che garantiva un po' di verde, ecco che come d'incanto comparivano all'improvviso sul bordo della strada 30-40 arnie, con le api che volavano e portavano polline. Di fiori intorno... neppure l'ombra!
Sostiene Apinvac che si era ancor più convinto della presenza dell'apicoltura in quanto aveva osservato che in tantissimi negozi erano appesi telaini pieni e vuoti; questo certamente arnia da nomadismo con il predellino incernerato che sollevandosi chiude l'aperturasignificava che da qualche parte nel negozio si vendeva miele, non nei vasi, ma direttamente dai favi.
Sostiene Apinvac che i favi non erano confezionati, ma che venivano tagliati su due piedi, incartati e venduti a peso.
Sostiene Apinvac che nei mercati si trovavano addirittura dei grandi piatti pieni di favi pronti alla vendita e che, essendo all'aperto, erano ricoperti da centinaia di vespe... ma neppure da un'ape.
Sostiene Apinvac che si era definitivamente convinto della presenza di una florida e seria apicoltura, della vera apicoltura, dopo aver assistito in diretta all'impantanamento, anzi... all'insabbiamento, di un camioncino di apicoltori lungo una spiaggia.
Sostiene Apinvac che là ove i camion si piantano, fango o sabbia che sia, là esiste l'Apicoltura.
Sostiene Apinvac che gli apicoltori di quel camion avevano appena finito di smielare, operazione che si effettuava direttamente sul campo in una tenda rudimentale e comunque aperta, in insabbiamento camioncinocui le api potevano entrare... e infatti vi entravano.
Sostiene Apinvac che sotto alla tenda c'era uno smielatore a mano, molto, ma molto rudimentale, ricavato da un bidone, tipo i nostri da 3 quintali, riverniciato.
Sostiene Apinvac che il miele veniva grossolanamente filtrato e subito messo in latte quadrate, del tipo utilizzato anche in Italia una decina di anni fa, e che gli operai, un uomo e una donna anziana, venivano pagati a fine giornata con una latta di miele a testa che si portavano via sulla testa fino alla spiaggia e da qui con una barca.
Sostiene Apinvac che tutte le casse erano appoggiate per terra (ma in Turchia nessuno soffre del mal di schiena?) in file parallele molto ordinate e distanziate in modo che in mezzo tenda per smielaturapotesse transitarvi il camion (foto 6). Le casse, tipo Langstroth, si presentavano sempre ben verniciate: ogni apicoltore aveva un suo colore.
Sostiene Apinvac che era evidente che si era in periodo di raccolto: in ogni apiario c'era una tenda con lo smielatore, in molti casi in funzione, ma rarissime erano le postazioni con il melario.smielatore rudimentale
Sostiene Apinvac, che si era informato da Apiturk (l'unico apicoltore turco che sapesse parlare qualcosa di diverso da quell'ostrogoto che usano come lingua), che i melari venivano messi solo per produrre miele in favi. La smielatura si effettuava direttamente dal nido. Il lavoro, più precisamente, consisterebbe nel prelevare i favi laterali del nido, smielarli, per poi ridarli immediatamente alle api. Venivano smielati anche i favi di famiglie non complete. Apiturk sottolineava che il raccolto era appena all'inizio (eravamo al 15 settembre) e sarebbe andatoavanti sino a metà novembre.
Sostiene Apinvac che non si vedeva un fiore, che si era in una zona mediterranea vicino al mare, che intorno era tutto secco e che in Italia, in condizioni simili, ci sarebbero stati solo saccheggio e carestia. Eppure la postazione più piccola era di 50-100 alveari; di norma erano invece composte da circa 300 famiglie.
Sostiene Apinvac che le postazioni erano messe le une vicino alle altre; talvolta separate solo da un muretto, ed erano riconoscibili solo per la diversità dei colori delle arnie.
trasporto miele sulla barcaSostiene Apinvac di non aver mai visto così tante api concentrate; da un'altura lungo la strada risultavano visibili almeno dieci postazioni: 2.000 alveari a dir poco, contando solo quelli visibili.
Sostiene Apinvac che in soli sei chilometri di strada, in mezzo a colline impervie e guidando senza fermarsi, aveva contato 24 grandi postazioni, senza contare i 10-20 alveari che praticamente si incontravano sul ciglio della strada ad ogni curva.
Sostiene Apinvac che il furto non esiste, altrimenti... e che tutti gli alveari erano popolati e che quindi non erano stati messi lì dall'ente del turismo per pubblicità.
telaino solo corniceSostiene Apinvac che non si spiegava tanta abbondanza di api e di aver allora chiesto delucidazioni a Apiturk, secondo cui in quella zona (la penisola di Marmaris, più o meno la stessa lunghezza della Sardegna, ma più stretta) si realizzano tre raccolti: uno primaverile, un secondo più tardivo a prevalenza di timo ed un terzo autunnale, all'epoca in corso; quest'ultimo è il più abbondante. Nel complesso si realizzano 100 kg a cassa; il terzo raccolto ne rappresenta la metà.
Sostiene Apinvac che negli effetti in tutti i terreni incolti cresceva rigoglioso il Pino d'Aleppo e che il raccolto non poteva che essere di melata.
Sostiene tuttavia Apinvac di non aver mai visto e sentito, pur avendo guardato a testa in su decine e decine di pini, un'ape bottinare sulle piante.
Infine sostiene Apinvac che si era all'inizio del raccolto; molte famiglie non erano ancora complete e ad esse venivano aggiunti dei telaini che, cosa strana, in molti casi non avevano foglio cereo e neppure l'armatura, ma la sola cornice.

A cura di Luca Bonizzoni


ultima modifica: 4 Agosto, 2010