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(Galleria
mellonella L.)
LA
TARMA DELLA CERA
a cura di L'Apis
(1996)
Ritenuta
un tempo un pericoloso parassita dell'ape, capace anche di distruggere
alveari, oggi la sua azione è stata ridimensionata e, quale
spazzina, persino rivalutata. Soltanto i favi immagazzinati, se
hanno contenuto covata, possono essere seriamente danneggiati dalla
sua azione.
Fra
i moltissimi insetti che vivono nell'alveare in simbiosi con le
api oppure parassitizzandole o ancora cibandosi di miele, polline,
cera, detriti, un posto di rilievo ha sempre avuto la tarma maggiore
della cera, Galleria mellonella L. Spesse volte, soprattutto in
passato, al suo intervento si attribuiva l'indebolimento se non
addirittura la scomparsa di interi alveari con successiva distruzione
dei favi e danneggiamento dei telaini ed arnie. In realtà,
nei nostri climi, la tarma della cera è ben contenuta dalle
api e dai suoi nemici naturali per cui non causa danni negli alveari,
se non quando questi sono troppo deboli o ammalati, ed allora il
suo intervento può soltanto contribuire ad accelerare l'estinzione
della famiglia. L'attività della tarma deve pertanto considerarsi
anche utile, in quanto contribuisce all'eliminazione di favi abbandonati
che possono costituire focolai di infezione di molte malattie delle
api. La sua presenza è però senza dubbio nociva nei
favi immagazzinati dove può causare gravi danni e dove, per
questo motivo, deve essere combattuta.
Sistematica di G. mellonella.
Appartiene alla superfamiglia Pyraloidea, comprendente lepidotteri
di piccole e medie dimensioni (15-40 mm di apertura alare), con
antenne filiformi e zampe sensibilmente lunghe, ali anteriori strette
e allungate e posteriori più larghe e provviste di frenulo;
l'apparato boccale è molto sviluppato.
Le larve, nude o seminude, provviste di zampe toraciche e di cinque
paia di pseudozampe, presentano comportamenti e regimi dietetici
vari, nella maggioranza sono fitofaghe; abitudini trofiche particolari
presenta invece G. mellonella che appartiene alla famiglia Galleridae.
Biologia
Le uova sono di colore giallo-biancastro ed hanno forma quasi sferica,
sono strettamente incollate le une alle altre e posizionate in diverse
linee combacianti in modo da formare così una placca. Vengono
deposte preferibilmente in fenditure molto strette; questo accorgimento
garantisce loro una difesa nell'alveare in quanto non possono essere
rimosse dalle api operaie e sono protette dall'azione di insetti
predatori. Schiudono
rapidamente (5-7 giorni) se sottoposte a temperature elevate (29-35°C)
mentre a temperature inferiori (18°C) possono impiegare invece
più di 30 giorni. Oltre la metà delle uova non è
però in grado di schiudere. La larva schiudendo, se in prossimità
della cera ne morde tanti piccoli bocconcini che poi rigurgita subito
ed il mucchio di palline di cera intorno alle uova è il segno
evidente della schiusura delle stesse. Le larvette appena nate sono
mobilissime e quindi in grado di allontanarsi alla ricerca di cibo.
Dopo la prima fase di vagabondaggio, che può durare circa
24 ore, la larva comincia a scavare gallerie nell'alimento, spingendo
gli escrementi verso l'estremità delle stesse. Le gallerie
con il compito di difendere le larve dall'attacco delle api operaie,
vengono rivestite di seta che è filata in quantità
più elevata all'approssimarsi delle mute. Il numero delle
mute è, in media otto, ma può modificarsi al variare
delle condizioni ambientali (cibo, temperatura, umidità ecc).
Allo stesso modo varia il tempo di sviluppo che può durare
da 15-20 giorni in condizioni ottimali a diversi mesi se la larva
deve affrontare condizioni avverse. Terminato l'accrescimento ponderale
della larva si ha l'imbozzolamento, quindi la trasformazione in
crisalide ed infine lo sfarfallamento.
L'adulto della tarma della cera ha una apertura alare in media di
25-30 mm per il maschio e 40 mm la femmina. Le ali nel maschio sono
in genere di colore bruno scuro o castano scuro. La vita degli adulti
può durare da pochi giorni, con temperature prossime a quelle
degli alveari, fino a oltre un mese con temperature più basse.
Gli accoppiamenti cominciano poco dopo lo sfarfallamento e dopo
qualche ora la femmina inizia a deporre uova in placche di circa
250. Nell'arco della sua vita la femmina depone mediamente 1.400
uova. Si calcola, però che anche in condizioni ottimali di
allevamento circa l'80% delle progenie non concluda il proprio ciclo
vitale. All'interno dell'alveare la percentuale di individui che
sopravvivono è, poi, estremamente più bassa.
La tarma della cera nell'alveare.
L'adulto appena sfarfallato si allontana dall'alveare e si dirige
verso gli alberi. La femmina, al sopraggiungere della sera, quando
le api sono meno aggressive, rientra negli alveari per la deposizione.
E'
attratta dalle famiglie più forti nele quali l'allevamento
di abbondante covata garantisce temperature più alte. Solo
se una famiglia si indebolisce notevolmente si ha, però,
la possibilità di sviluppo di una vera e propria infestazione.
E' tuttavia raro che un favo del nido non contenga uova e larve.
Se vengono a mancare le api, 10 favi sono in grado di consentire
lo sviluppo contemporaneo di anche 5.000 larve. Non è difficile
immaginare il potenziale pericolo derivante dalle tarme della cera
se le api non fossero capaci di difendersi e se non esistessero
limitatori naturali. Tra i problemi causati dalla larva della tarma
si può riscontrare, soprattutto in primavera, il fenomeno
delle "covata disopercolata", inconveniente provocato
con maggior frequenza dalla tarma più piccola, l'Acroia grisella.Talvolta
G. mellonella può cibarsi delle larve stesse, più
spesso delle pupe, che appaiono così prive del capo e con
l'addome forato o troncato.
Solo nei paesi a clima tropicale, in cui le tarme compiono anche
5 cicli completi all'anno, si possono riscontrare danni più
seri negli alveari.
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ultima modifica:
4 Agosto, 2010
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