|
DELLE
API E LORO UTILE E DELLA MANIERA DI BEN GOVERNARLE
di
A.M. Tannoja, pubblicato a Napoli nel 1818
a cura di Giorgio Della Valle
Arnia
del Conte della Bourdonnaye
Gli
Stati della Brettagna ci somministrano un'altr'arnia. Il Conte della
Bourdonnaye ritrovandosi Sindaco degli Stati, si addossò
il pensiero, come scrive Mr. Wildman, non solo per la ricerca, ma
di diriggere tutti gli esperimenti, per accertare il vero merito
di ciascun metodo proposto. Dopo varie ricette fu proposta al Conte
nell'anno 1759, una nuova arnia di propria
invenzione. Essendo stata esaminata quest'arnia, fu stimata tutta
a proposito dalla Società dell'Agricoltura, e delle Arti;
e comè noto non solo si estese negli Stati della Brettagna,
nella Francia, e fuori, ma à riscosso ancora un grande applauso
da tutte le Accademie non men di là, che di quà dei
monti.
Consiste l'arnia del Conte in due mezze arnie Pugliesi (vedi figure
allegate, N.d.R.). Il suo materiale o è di paglia intessuta,
o di tavole ben connesse. La forma è perfettamente cubica.
Queste due mezze arnie non hanno fondo al di sotto, ma sono provvedute
di coperchio al di sopra. Nel mezzo del coperchio vi è un
buco un oncia in quadro, ed anno nel piede un piccol buchettino,
grande non più di un tarì; ma così l'uno, come
l'altro forame viene guarnito da una lastra, che si raggira a piacere.
La situazione è questa. Si mettono queste due semiarnie una
sopra l'altra, ma così ben incassate, con una fascia che
gira, che sembrano tutto un pezzo. Nella semiarnia di sotto le lascia
aperto così il buco, che sta nel piede, e serve per l'entrata
delle Api; come quello, che si ha nel coperchio, per così
darsi il passaggio dall'arnia di sotto a quella di sopra. Pel contrario
si chiude all'altra mezzarnia, che sta di sopra colle cennate lamine
così il buco, che si ha nel coperchio, come quello che sta
nel piede. Le Api essendo entrate per lo buchettino di sotto, passano
a lavorare nell'arnia superiore per la buca, che v'è nel
coperchio; e come an ripiena la semiarnia di sopra, così
passano in seguito a fabbricare in quella di sotto. Facilissima,
in senso del Conte, è la vendemmia. Com'è piena la
semiarnia superiore, e si veggono de' favi nella semiarnia di sotto,
chi ha voglia di mele, non fa, come suol dirsi, che un giuoco di
bussolotti. Si toglie la semiarnia di sopra, ch'è piena di
mele, e si frappone a quella di sotto un altra mezzarnia vota: ciò
facendosi, si chiudono i buchi a questa che è passata di
sopra, e si aprono alla vota, che si è posta di sotto. Quet'arnia
Brittanica, se si guarda a prim'occhio, sembra un capo d'opera;
ma un tantino che ci si riflette non è più tale. Unite
che si sono in uno le due semiarnie, cerco in grazia al Sig. Conte,
come si può in queste vedere, se vi allignano tarli o nò,
o se vi fa muffa, o altro malore. Per secondo se abbonda la cova
de' pecchioni, e bisogna risecarla, non v'è mezzo a poterlo
fare, essendo l'arnia di sopra chiusa da ogni parte. Ma non sta
qui tutta la faccenda. É un bel dire, che quando l'arnia
superiore è piena, si toglie, e si frappone un altra volta
a quella che prima stava di sotto. Per potersi far questo gioco,
l'arnia superiore non solo ha da esser piena e sovrappiena, ma è
necessario, che sia piena almeno in buona parte, se non tutta, anche
quella di sotto, cioè provveduta di mele. Ma può accadere,
che vi sia bastantemente mele nell'arnia di sopra, e non vi saranno
che pochissimi favi in quella di sotto; sortendo così, o
sia a da tagliar tutto il mele in quella di sopra, con pericolo
di perdere le Api, o si à da lasciar tutto, con perdita del
Proprietario. Ma vi è cosa dippiù.
Tante volte accade, che le Api, non per mancanza di fiori, ma per
pura infingardaggine, vedendosi ben provvedute di favi, si astengono
dal travaglio....
Se si vuole, che si eccitino alla fatica, uopo è, che si
castri dell'annona. Ma si può far questo nell'arnia del Conte?
Se si fa, si ha da far da sotto; ed eccoci all'imbarazzo di Mr.
Reomurio.
D. Placido Imperiale, Principe di S. Angelo de' Lombardi, uomo troppo
interessato per le cose della Villa, credeva metter carrozza, facendo
uso ne' suoi Feudi di S. Angelo, S. Paolo, e Lesina, dell'arnia
del Conte; ma li venne fallito il disegno. Il successo non corrispose
all'aspettativa. Tutto fu rovina; e servirono le casse a' suoi campagnuoli
per riporvi dentro ceci, e piselli.
Somma fu gloria, non v'ha dubbio, che si acquistò in Francia,
ed altrove con quest'arnia il Conte della Bourdonnaye. Ma non avrei
mai creduto, che il Conte comecchè Gentiluomo avesse dovuto
farne un frutto al nostro Agostino Gallo da Brescia, e spacciarla
per sua. Questo dotto, e nobile Bresciano tal quale l'escogitò,
e l'esibì un cento e novant'anni prima del Conte; e può
vedersi la Giornata XV della sua Agricoltura p. 361, nell'Edizione
fatta in Brescia nel 1775: ma in quella del 1560, cioè nella
prima edizione, si osserva il rozzo rame, che su le prime questo
dotto italiano donò al pubblico, e che io tal quale riporto
nella tavola II.
|