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DELLE
API E LORO UTILE E DELLA MANIERA DI BEN GOVERNARLE
di
A.M. Tannoja, pubblicato a Napoli nel 1818
a cura di Giorgio Della Valle
Arnia
di Francesco Cotarini in Toscana
"La
Toscana ci somministra anch'essa un altr'arnia per le Api, e stimasi
così propria, che faccia la ricchezza di quello Stato. Consiste
questa in un perfetto armario, o sia in una cassa bislunga di figura
quadrilatera, lunga un braccio e terzo di misura Fiorentina, larga
mezzo braccio, ed altrettanto alta. Non si apre al di sopra, com'è
comune a simili armarj, ma dalla parte
anteriore, ed è il portellino, che costituisce tutto il lato.
In questo portellino si veggono per l'uscita, ed entrata delle Api,
ed anche per l'aria che necessita, cinque buchettini poco più
larghi della capacità di un Ape, ma dipartiti in modo, che
formano una X; cioè uno nel mezzo, e quattro nelle quattro
estremità. Di sopra, affinchè le acque non l'offendano,
evvi un coperchio assai più largo e più lungo di tutta
la cassa.
Volendosi castrare il mele in quest'arnia Fiorentina, l'economia
è questa. Si apre di avanti il portellino, e fattosi col
fumo ritirar le Api in un angolo dell'armario, si taglia dall'alto
al basso, in quel lato che si vuole, tutti que' pettini che permettono
le circostanze della stagione. Questa è tutta l'operazione.
Ciò fatto si chiude l'armario, e tante volte si castra il
mele, quante volte tra l'anno è ricco di favi.
Queste arnie in Toscana sono stimate così utili, e così
a proposito per le Api che vien proibito alli naturali usarli altrimenti,
Giuseppe Falchini che ne porta l'archetipo, e descrive il metodo
di vendemmiare, soggiunge: "Quest'è la vera maniera,
lasciando tutte le altre, le quali o per un verso, o per l'altro
sono molto pregiudizievoli. Veggendosi coll'esperienza, che chiunque
è tenuto il modo sopraddetto, tanto nel formar le casse,
e collocarle, quanto in levarne la cera ed il mele, una cassa à
durato a fruttare per dodici e quattordici anni. Sicchè (così
egli conchiude), convien praticare tutte le cose sopraddette, che
così questi animaletti anderanno sempre moltiplicando, ed
accresceranno l'utile ed il guadagno."
La sconcezza di quest'arnia è così chiara, che non
ci necessita il zingaro per indovinarla: nè meno impropria
è la vendemmia del mele. Le Api si ritrovano nel medesimo
imbarazzo, che sono in Francia. Anche qui trincee rotte, magazzeni
saccheggiati, uova dissipate, ninfe e cacchioni uccisi e malmenati.
In una parola così all'economia di Toscana, che a quella
di Francia sta adattato a liviello quel
Contusque animos, et res miserabile fractas
che forse ispirito previde Virgilio. Chi è che non vegga,
che non può eseguirsi così l'una, come l'altra operazione
senza un forte smarrimento di animo nelle povere Api, e senza che
venga rovinato quanto di più prezioso, e di più necessario
a conservar la specie, si è da quelle raccolto ed acquistato.
Ma ci va per di sotto anche il Proprietario; perchè le Api
con una perdita così grave di uova, cacchioni e ninfe, non
potranno, nè saranno mai per moltiplicarsi. Se questo infanticidio
saputo si fosse a tempo dal Cav. Marino, di certo avrebbe egli dato
fuori un altro Poema su la stragge di questi innocenti bestiuole.
Ci è cosa di più, ma non so, se ne à voglia
il Sig. Falchini. Non essendo i pettini verticali, e non potendosi
osservare che i soli tagli laterali, difficile si rende a potersi
scuoprire, come con facilità si scuopre nell'arnia pugliese,
se tarlo vi regna, o altro malanno; e se cosa si scuopre nell'altra
estremità del lato inferiore, tutto il pettine è necessario
che si tolga, ci sieno o no delle cere grezze, e molto più
se si o no ci sia covata. Così se la covata de' pecchioni
è abbondante nella parte di dentro e nuoce, volendosi risecare,
si deve prima rovinar la covata delle Api, per castrarsi quella
de' Pecchioni, e con questo anche le cere crude, e quanto ci è
di buono.
Il Signor Falchini dice, non esserci economia più vantaggiosa
di questa. Così possa essere. Io non sono da tanto, che capisco
si fatte cose; ma se non isbaglio, con si fatta economia, mi do
a credere, che mettasi in opera quanto mi è necessario, per
non dar da vivere al Proprietario, e per distruggere e mandar in
rovina tutto l'alveare."
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