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DELLE API E LORO UTILE E DELLA MANIERA DI BEN GOVERNARLE
di A.M. Tannoja, pubblicato a Napoli nel 1818
a cura di Giorgio Della Valle

Si specifica l'arnia di Puglia, e si rileva quant'è connaturale alle Api, ed utile al proprietario.

Riprendiamo la pubblicazione della rubrica di storia apistica. Dal già utilizzato libro del Tannoia riportiamo la descrizione e la rappresentazione delle arnie diffuse in Europa sul finire del settecento, un periodo cruciale per la storia dell'apicoltura. Quale influsso le idee e le realizzazioni di quel secolo ebbero sulle innovazioni tecniche del secolo successivo?

arnia di Puglia"L'unico mezzo, che tanto interessa, e ci deve essere a cuore, per trar profitto dalle Api, è la proporzione, e situazione della cassa.... Tutta l'Europa da due secoli in quà vive agitata per procurarsi loro una cassa, che sia connaturale, e che faccia il profitto così delle Api, che del Proprietario; ma non si può dire, che siasi riavenuta.... I moderni Filosofi, specialmente i Signori Franzesi, Inglesi, e Tedeschi non an lasciato tentativo per conseguire l'intento; ma si persuada ognuno, che vana si è resa qualunque industria, e fatica. Vi sono delle belle pensate: si sono fatte delle varie macchine, ma niuna è così propria, che sia adattata ai bisogni delle Api, e de' Padroni. Io penso bilanciare ad una le casse tutte di Europa, senza lasciarne alcuna delle più singolari che da qualche tempo in qua inventate si sono dalle Nazioni più culte; e far presente.... che tra tutte la sola cassa pugliese è l'unica, che sia più propria a trarne profitto, perché connaturale, e tutta adattata ai bisogni delle Api.
Non si può comprendere la proprietà della cassa, se non si entra nella natura delle Pecchie. Anno per istinto quest'insetti, come già dissi, annidati che sono in qualche voto, sia di albero, o di fabbrici attaccar i pettini delle cere nella soffitta della casa, e di tirarli giù paralleli l'un l'altro sino al piede....
Similmente è istinto delle Api non riporre il mele, che nel più alto della casa, come in luogo più tuto, e niente soggetto a poter essere addentato dagl'altri insetti.... Al di sotto del mele riposte si veggono le uova, o sia la covata de' figli; ed in seguito, e tra di quelle, anche i magazzini, che contengono il materiale delle cere, o sieno le cere grezze, non ancora diggerite. Finalmente verso il piede si lasciano vote l'estremità de' pettini, se non fosse in occasione di qualche soprabbondanza che ci fosse di cera e mele.
E' anche istinto delle api (ed è anche cosa essenzialmente da ricercarsi nelle arnie artefatte) di voler ristretta, e non larga l'entrata in casa; sia, che travagliar vogliono con poco lume: sia, perché gelose esse sono de' propri tesori. E' cosa costantemente da me osservata in tanti cavi di alberi, ove annidano, ed in tutt'i voti delle fabriche, che se l'ingresso è spazioso, esse con un materiale nero, che non è cera, come dissi, ma bituminoso, e grasso, che i Greci chiamavano propolis, cioè antiporta, facendone una lastra, lo restringono, e non ci lasciano per l'entrata, che un buchettino, non più largo, che quanto è sufficiente per uscire e per entrare due, o tre Api incontrandosi insieme....
Questo è quello, che opera la natura, e l'opera costantemente: vale a dire che le Api nel loro domicilio ricercano più altezza che larghezza; oscurità, e non lume; entrata in casa angusta e non spaziosa....
Consiste l'arnia pugliese in un perfetto parallelepipedo, alto palmi due e mezzo napoletani, e largo palmo una e quarto. Questa cassa sta ritta in piede, e non orizontale, (come si vede nella tavola allegata, N.d.R.). Di sopra ci è il suo chiusino, o sia coverchio ben connesso, ma movibile a disposizione del contadino: nel piede non ci è cosa di sotto che la chiuda; e solo nell'estremità, per l'entrata ed uscita delle Api, un buchettino largo un oncia, ed alto mezz'oncia. Entro della cassa, un mezzo palmo al di sotto del coverchio, vi sono a traverso due stecconi, distanti un terzo di palmo l'uno dall'altro. Un altro quarto di palmo più giù, vi sono due altri stecconi, che fan croce coi primi, e servono, a maggior cautele, per sostengno de' favi.
Questa è tutta l'arnia pugliese. Vale a dire quant'è semplice, altrettanto è connaturale alle Api, che al Proprietario....
L'incrocicchiamento de' stecchi, a traverso dell'arnia, è necessario, servendo per sostengno ai favi. E' vero, che le Api attaccano questi con un altro glutine tenacissimo, e con fermezza nella soffitta, e nei lati dell'arnia; ma castrandosi il mele di sopra, i favi restarebbero sospesi, e sufficiente non sarebbe a poterli sostenere il glutine de' lati: la crociera de' stecchi li sostiene, e rendeli fermi. L'ingresso è anche connaturale, nè più è spazioso di quello si osserva nei loro nidi non artefatti. Non si stima la cassa nè più grande, nè più ristretta. A seculo fu sempre stimata proporzionata per gli sciami popolosi, e primaticcio, così dai Greci, che da' Latini. Io tale l'ò sempre praticata , ne ci ò ritrovato cosa in contrario, e tale con vantaggio si è sempre praticato anche in Puglia.
Colla costruzione della cassa essenzialmente ci va unita, come ho detto, la situazione perpendicolare. Questo interessa l'alveare assai più della costruzione. Taluni, per non dirsi tutti, anno la situazione per cosa indifferente, ma non è così. Se in questo si sbaglia, non può aver bene ne l'alveare, ne chi lo possiede. Comunemente in Regno e nell'Italia tengonsi le arnie in sito orizontale. Pessima situazione! Il sito connaturale alle Api è il perpendiculare, perché così hanno il comodo a poter tirar giù con libertà i loro lavori. In certi camini disusati, e chiusi di sopra e di sotto, si son ritrovati pettini tirati paralleli i dieci, e dodici palmi in lunghezza: cioè dall'alto, ove attaccati ne stavano sino al fondo; e più giù li avrebbero tirati, se più spazio avessero avuto.... Con questa situazione risulta tale economia nell'alveare, e così ammirabile, che rendesi singolare in tutta Europa. Non è iperbole ciocchè dico. Quest'unico mezzo è quello che rende in Puglia floridi gli alveari: quest'istesso aveasi alla mano dai vecchi Greci, e Latini. Se questo mancasse, mancherebbe nell'alveare ogni felicità, e profitto.
Questa cassa, o è di ferola intessuta, ed impiastrata al di fuori con un misto di cenere e sterco di vacca; o è di abete, o altro legno, ben connesso. Ma affinchè la muffa del terreno non nuoccia al di sotto, o che qualche insetto non s'intrometta, à per suppedaneo una larga tavola, su di cui poggia a livello.
Come lo sciame è riposto in questa cassa, le Api subito attaccano i pettini nell'alto di essa, e mano mano; come si osserva, prolungano quelli sino al piede. Ripongono il mele nella parte superiore, e al di sotto di quello vi collocano le uova, vi schiudono i figli, e vi situano i magazzini delle cere....
Volendosi del mele, l'economia quant'è facile, altrettanto è singolare. Tutto asseconda la Natura, e punto non si perturba l'economia delle Api. Il mele non devesi ricercare dipartito in varj luoghi, ma tutto è riposto nella sommità della cassa. Per effettuarsi il taglio due persone necessitano. Stando la cassa, come si ritrova nel suo piede, tolto il chiusino di sopra, mentre uno, con un tizzone fumante di ferola alla mano, o altro che sia, è pronto a spingere del fumo su la bocca dell'arnia, il secondo con un ferra adattato taglia liberamente, e castra con facilità tutta quella porzione di mele, che discretamente si stima, secondo detta la povertà, o ricchezza dell'arnia, e secondo il tempo, e la stagione lo comportano. Ciò fatto si ricuopre la cassa col suo coperchio. Quest'è tutta l'operazione.
I vantaggi, sono questi. Con questa economia non perturba punto l'interiore della cassa. Le Api non si vengono a malmenare, né ne muore una anche per disgrazia. Restano in salvo i cacchioni, e le ninfe: tutte le uova, che vi sono, seguitano a schiudere; non vi sono aborti e vedesi felicitata la Repubblica con altri figli, e pronipoti. Similmente restano in salvo anche i magazzini delle cere. In una parola quanto vi è, tutto vien conservato; ne patisce verun danno quanto mai è necessario per conservarci nella Repubblica il buon ordine, e la buona economia. Ci è cosa di più, ed è, che l'Ape, a differenza di tanti altri insetti, prolifica e dà de' figli dall'entrata di Primavera, sino alla caduta di Autunno: vale a dire, che castrandosi il mele, e non alterandosi la covata, l'arnia si vede in ogni tempo sempre più ripopolata sino all'ultima vendemia con Pecchie novelle, e con maggior ricchezza del possidente.
Altro utile risulta ancora da questa economia, che importa molto, e non poco. Il mele che castrasi in questa maniera, e puro, e scevero in tutto da qualunque lordura. Non vedesi in questo verun Ape sommersa e pesta, né verun cacchione schiacciato, o ninfa che fosse; ma è esente in tutto da qualunque schifezza, o altra cosa eterogenea....
Tre cose offendono essenzialmente le Api. Si sa la ruina e'l devastamento totale che fanno nelle arnie le false tignuole. Una di queste che alligni tra le cere, l'arnia è perduta. Il vantaggio della situazione è questo. I Pugliesi ogn'otto o dieci giorni dal fine di Febraro in poi, sino ad Ottobre, rivoltando capo sotto la cassa (che perciò questa non è chiusa nel piede) spiano tra favo e favo col fumo alla mano, sino al solajo del mele, se questa vi comparisce, e comparendo la strappano. O' detto sino al solajo del mele, perchè la falsa tignuola, non essendo ghiotta di mele, non passa più oltre della covata de' figli. Questa indagine è facilissima, perchè i pettini, essendo paralleli l'un l'altro, un poco che s'invertono, dan luogo al Contadino di poter con facilità osservare, senza incomodo delle api, quello vi è sino al fondo. Così si osserva, se ci sia o no altro insetto nocivo.
Per secondo, ed è malanno non men peggiore del primo, è la muffa. Questa, come dissi, è una peste che sterra gli alveari. Se a tempo non si ripara, il caso è disperato. Comparendo qualche pettine, ch'è tocco, tagliandosi, l'arnia è in salvo.
Per terzo si sa che siccome un discreto numero di pecchioni giova all'arnia, così un maggior numero l'assassina, privando del mele le Api, e'l Proprietario. Vedendosi abbondanza di covata, si smozzicano i pettini, e vedisi l'arnia sollevata...."


ultima modifica: 4 Agosto, 2010