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DELLE
API E LORO UTILE E DELLA MANIERA DI BEN GOVERNARLE
di
A.M. Tannoja, pubblicato a Napoli nel 1818
a cura di Giorgio Della Valle
Arnia
di Mr. Wildman in Inghilterra
Veniamo
all'arnia di Mr. Wildman che tanto rumore fa in Europa. Quest'arnia
è presso a poco che quella del Conte della Bourdannye, ma
è corredata da altri aggiunti. Ella sorprende tant'è
ammirabile: "Nella costruzione delle mie casse così
spiegasi Mr. Wildman ho in vista i vantaggi proposti dagli autori,
che i primi commendarono le casse, e specialmente quello dell'ornamento,
e dalla facilità di prendere il mele e la cera.
La
cassa biquadrata così si spiega Mr. Wildman fatta per dividersi
in due, è alta diciotto pollici e mezzo, e dieci in quadro.
Essa è composta di un telaio con portello a tre de' lati,
avendo la parte davanti un coperchio fisso. La cassa di sopra ha
un coperchio che si muove sopra i gangheri, ed assicurato nella
parte d'avanti con serratura. I telai correnti, ne' quali le Api
fanno i loro favi sono della spessezza de tre pollici ed un quarto,
otto pollici in larghezza, ed otto e mezzo in altezza. Ciascuno
di questi telai ha quattro sducciolatoi un pollice e mezzo distanti
per impedire che le pecchie estendano i loro favi sino ai vetri,
il che darebbe loro disturbo nell'atto di levarli via. Vi sono due
divisioni di mezzo pollice nel fondo per dar comodo alle Api di
passare da una cassa nell'altra, perciocchè questa cassa
è posta sopra d'un altra più bassa la quale in veste
di tavoletta corrente per contenere i favi a sei barre, alle quali
le Api attaccano i favi nella cassa inferiore. La più bassa
ha tre porte, e la superiore una sola, e tutte quante un vetro fisso
con piccioli ritegni da potersi agevolmente levare quando occorre
di cavarne i vetri. Tra la cassa superiore e l'inferiore v'ha una
tavoletta incassata, che si mette quando i telaj con i favi son
levati via dalle casse superiori, o quando la cassa superiore si
cangia."
Presenta ancora Mr. Wildman un'altra cassa di tre casse unite insieme.
"La cassa è composta di tre casse mobili sopra gangheri,
e quando è messa insieme, ed assicurata da uncini co' loro
anelli. Queste casse son divise un due separati appartamenti per
le Api, nell'appartamento superiore v'à un telaio costrutto
nella stessa maniera, e pel fine istesso come nelle altre casse.
In ciascun appartamento vi sono due vetri coperti da portine, per
riparare l'eccesso della luce, allor quando sono stese. Ciascuna
di queste casse à un coperchio che sdrucciola in una scanellatura,
da levarsi quando il telaio con li favi è tolto via. V'à
in queste casse, come nella prima, una tavoletta che scorre, e s'incassa
in una incanalatura tra l'appartamento superiore, e l'inferiore
ed una simile ve n'è nel fondo, à fine di nettar l'alveare
delle Pecchie morte, e d'ogni altra bruttura, che può loro
dar fastidio. Ciascuna cassa à un'apertura o porta in altezza
di mezzo pollice, e quattro pollici in lunghezza al fondo, e nella
divisione, che separa le casse, a fine di dar più facile
adito alle Api." Io non voglio entrare nella disamina dell'ingegnosa
cassa di Mr. Wildman. Certe prime sedi sono esentate da qualunque
giudizio. Solo prego questo Valentuomo a farmi conoscere, che colla
sua cassa si abbia il mele, e si evitino i disordini da per me accennati.
Ma come nò, se egli medesimo non può negarlo. Indicando
il modo di separarsi il mele dalla cera, avverte: "se si levano
i favi dall'arnia primo della fine dell'Autunno, v'à dentro
per lo più delle Api: la porzione de' favi, ove ve n'à
si à da mettere da parte altrimenti darebbero cattivo sapore
al mele. Anche la prima materia della cera convien separarla."
Con questo confessa, che una col mele si strappano li covini, e
con questi anche le cere grezze, così interessanti all'alveare.
Similmente indicando il modo di aver pura la cera, aggiunge "quello
che vi rimane de' favi dopo averne separato il mele in un co' favi,
che contengono pane delle Api, ed Api novelle, o i vermi, si pone
in una caldaia con sufficiente quantità d'acqua."
Se Mr. Wildman si fosse veduto costituito avanti un gran Visir,
non credo, che confessato avrebbe con tanta schiettezza questi suoi
tanti apicidii. Vale a dire, che anche nelle sue arnie tutto è
disordine. Vorrei sapere, qual'è il frutto, e quale il vantaggio,
ch'ei ricava da queste sue casse. A buon conto chi è, che
non vede, che sono di presso alle altre di Reomurio in Francia e
del Gemelli in Sardegna? Questo disordine non vi è di certo
nella mia arnia di Puglia.
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