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DELLE
API E LORO UTILE E DELLA MANIERA DI BEN GOVERNARLE
di
A.M. Tannoja, pubblicato a Napoli nel 1818
a cura di Giorgio Della Valle
Antonio
Maria Tannoja, nativo di Corato in provincia di Bari, sacerdote
dotto e, dicono, dotato di grande pazienza, durante la seconda metà
del XVIII secolo si dedicò alle api e raccolse le conoscenze
in un grosso trattato in tre volumi:
"Delle api e loro utile e della maniera di ben governarle.
Trattato fisico-economico-rustico", MDCCXCVIII, pubblicato
in Napoli presso Michele Morelli.
Dalla edizione ristampata venti anni dopo riportiamo alcune parti
che evidenziano le idee di allora sulle api e sull'apicoltura.La
trattazione spesso farraginosa e le idee spesso errate rendono la
lettura, forse difficoltosa, certamente affascinante. Almeno così
è successo a noi.
C
A P. II.
Paradosso dello Swamerdamio volendo la Regina siccome madre di altre
regine, così Madre de' Pecchioni, e delle Api.
Non
meno degli antichi hanno dato in secco i moderni. Tutti vogliono
l'Ape dall'uovo; ma quale sia la gallina, che produca quest'uovO,
se struzzA, o turchesca, e quale il gallo, che l'abbia fecondata,
non ancora si sa. Varie sono le pensate, e mi rincresce individuarle
(b). Quel non vedersi nelle Api atto tale, che indicar possa unione
di sesso, a fatto si, che non si convenga come, e da chi si faccia
una tal generazione. Quanti sistemi; tanti assurdi. Questo istesso
metteva alle strette tra vecchi Greci il cervello di que' barbuti.
Aristotele confessA esser la materia troppo intricata, e per quanto
rifletto, si vide talmente involto, che non ne prese il capo.
Superba tra tutti i Moderni, anzi bizzarra, è la pensata
dello Swamerdamio. Tre specie di mosche abbiamo nell'alveare, Api,
Pecchioni, e Regine. Vuole lo Swamerdamio, che le Api sono neutri,
cioè né maschi né femmine, che i Pecchioni
sono i mariti della Regina, e che questa di per sé generi,
e dia fuori ogn'anno tutt'e tre queste tre specie di mosche, cioè
Regine, Pecchioni, ed Api, che meno non sono di trenta in quaranta
mila.
Paradosso così strano, perché spacciato dallo Swamerdamio,
abbruciato si è veduto in Europa da tutte le Accademie. Mr.
Reomurio tra gli altri, Mr. Maraldi, adottando l'opinione, illustrarla
non han mancato con altre chiose, ed appendici. Ove lo Swamerdamio
non conobbe unione di sesso tra i Pecchioni e la Regina, vuole,
che le uova di questa fecondate venissero, bagnandosi dai Pecchioni
col loro seme. Reomurio si spiega di aver accertato la copula. Io
venero le pensate, e tutte le belle scoperte non meno dello Swamerdamio,
che di Reomurio, e Maraldi, come luminari maggiori in farci noti
i secreti della natura ma perciò, che si appartiene alla
generazione delle Api, ed al triplice miscuglio di pecchie, Pecchioni,
e Regine, che han fatto, chi è, che non vegga, che Dal verne
vanno essi sempre lontani,
Come da scogli il provvido nocchiero.
Che un sì fatto miscuglio sia a dir vero una favola, uomo
non vi è, forastiere, che ei sia nel regno de' Filosofi,
che a prima vista nol conosca. Sostiene lo Swamerdamio, e con esso
chiunque il siegue, che in uno sciame di sette in otto mila Pecchie,
una è la matrona, cioè la Regina; e che questa sia
destinata a propagar tutt'e tre le specie di mosche.
Con pace di un tant'uomo può sembrar fattibile ad un filosofo,
qual egli è, che l'Autor della Natura, provvido anziché
no, in tutte le menome sue cose, solo colle Pecchie abbia da essere
così parco, che rischiar voglia conservazione, e propagazione
d'insetti così utili ad una sola mosca. Se così fosse,
come egli pensa, l'ovaja di questa Regina a buon conto esser dovrebbe
un mezzo mappamondo, se in una sola covata, com'egli dice, è
capace di schiudere fino a sei mila Pecchie, e 18 in venti mila
tra lo spazio di poche settimane: o ricorrere dobbiamo Leuwrnnoechio,
che sulla punta di una spilla, anche contò cento quarantamila
ovicciuole. Paradosso, a parer mio, che neppur cape nel concavo
della luna.
Per l'opposto, a che fine in uno sciame di sette in ottomila Pecchie
esservi, com'egli afferma lo Swamerdamio, da cento e più
stalloni per lo concubito di una donna? Dico cento, ma sorpassano
i mille. Se per conservare, e propagar la specie, basta potrebbe,
non dico un sol maschio, ma un numero più limitato. Non è
questa un'altra stravaganza, tutt'opposta alla prima? Chiamando
in soccorso la natura, piuttosto i maschi meno esser dovrebbero
delle femmine, che le femmine meno de'maschi. Ad un buon numero
di galline uno, o al più due galli bastano, ed a molte vacche
un toro è sufficiente a dilatarne la razza. Prescindiamo
da questo, e veniamo un pò più alle strette.
Una delle due, mel favorisca in grazia lo Swamerdamio, o i Pecchioni,
e la Regina sono dell'istessa specie, o nò. Se lo sono, i
loro cacchioni esser dovrebbero costantemente simili ad essi ; ciò
parte Pecchioni, e parte Regine. E' legge costante di natura, che
ogni simile produca il suo simile:
Sic canibus catulos similes, sic matribus haedos (a) e l'Ariosto
Da vacca nascer cerva non vedesti,
Né mai colomba l'Aquila.......
Queste leggi se non furono giammai alterate sin dal principio del
mondo, così non si altereranno in appresso. Da chi dunque
nasceranno le Pecchie, se queste, anche per detto dello Swamerdamio,
sono un certo che diverso dalla natura de' Pecchioni, e delle Regine?
O vogliasi dire, che i Pecchioni, e la Regina non sono della medesima
specie; ed in questo caso altro che Api bastarde produrre non dovrebbero;
cioè un certo che distinto da essi, come avvenir suole dall'accoppiamento
di un cavallo, con un'asina, o di un asino con una cavalla. Noi
veggiamo, che, per legge di Natura giammai alterata nascono da questi
i muli, e non altri.
L'argomento è cornuto, si sbarazzi, se può lo Swamerdamio.
Nel caso nostro dell'accoppiamento de' Pecchioni con la Regina,
tre specie vengonsi prodotte; cioè Api bastarde, come egli
le chiama, che non sono né maschi, né femmine; i portati
della propria specie, cioè le Regine; e i Pecchioni, che
padri saranno delle Api, e mariti della nata Regina. Può
darsi cosa più sconcia nella natura, e più indegna
per un filosofo? Chi è dunque, che concorre alla generazione
de' Pecchioncini, e delle nate Regine, se i Pecchioni, e la Regina
non sono simili tra loro? A buon conto, o le Pecchie non sono parti
della Regina, e de' Pecchioni, o i Pecchioni, e la Regina procreati
vengano da altro ramo d'insetti, tutto diverso e disperato. Questa
patente contraddizione non fu bastantemente vedere, che il triplice
miscuglio Swamerdamico più tosto è invenzione da Poeta,
che ritrovato da Filosofo? e
Che fa tutto il liuto discordare,
Quando una corda coll'altra non suona.
Non sò, se questo mio riflesso sia raziocinio, o patente
dimostrazione. Sò, che si sviluppa lo Swamerdamio, e dice,
che la Regina per un certo che soprannaturale, (ma non so, se diabolico,
o divino), unendosi coi Pecchioni generi nel suo ventre Pecchie,
Pecchioni, e Regine. Due ovidutti egli scoprì nell'utero
della Regina, uno di uova di Pecchie, l'altro di Pecchioni. Come
facciamo per quello della sua specie? Vale a dire, che non le depone,
che per secesso. Sarebbe in imbarazzo lo Swamerdamio. Mr. Reomurio,
perché più fortunato di esso, si vanta di avere scoperto
con la lente più acuta un terzo oviduttolo per le Regine.
Ecco questa mosca tutt'un tempo madre, figlia, e sposa. Chi è
mai tra Filosofi, che sognato si sia, o potrà giammai sognarsi,
che da un concubito di due dissimili, o simili che siano, produr
possa la natura tre dissimili viventi, specificamente disparati,
come sarebbe un tordo, un merlo, ed un faggiano?
Vaglia la scoperta di Mr Reomurio. Per lo meno concedermi si deve,
che questa mosca regnante abbia di certo il folletto in corpo. In
ogni arnia veggonsi, come è noto, distintamente covate, in
alveoli diversi le uova de' Pecchioni da quelle delle Api, e quelle
della Regina da quelle delle Api, e de' Pecchioni. In buon senso
la Regina, se sorpresa se vede dalle doglie del parto, conoscer
deve di qual genere sia il portato, che ha in corpo, e portarsi
a deporlo nelle rispettive cune. Mr. Reomurio stima, affinché
non si allucini nella scelta, che diasi in essa un sentimento più
fino tratto dalla differenza de' volumi, e delle figure. Meglio
avrebbe detto, che goda anch'essa le prerogative della Principessa
di Lisbona, che conoscer soleva nel ventre delle donne incinte se
il feto schiuder doveva a maschio, o a femmina.
Se poi tutto un tempo si sgrava in confuso di tutti e tre i generi,
esaminar deve quale delle ova schiuder debba a Pecchione, quale
ad Ape, e quale a Regina. Mr. Lieger, e Mr. Reomurio, che forse
sgravandosi la Regina fecero da mammana, giurano tutti e due, che
questa con sommo avvedimento dipartitamente va deponendo le uova
ne' rispettivi alveoli. Troppo imbarazzo per una pregnante! Mr.
Neadem per l'opposto avendo anch'esso assistito al parto, esente
la Regina da si fatte sollecitudini. Vuole, che questa deponga indifferentemente
nelle cellette comuni tutt'e tre le specie delle uova, e che le
Api operarie le distribuiscono ad una ad una nelle rispettive cune,
chi schiuder debba a Pecchione, chi ad Ape, e chi a Regina. Questa
scoperta di Mr. Neadem è più plausibile; ed è
dovere, che una Sovrana abbia a suo servizio damicelle, e cameriste.
Sono questi esperimenti, o sogni? Tuttociò non fa patentemente
vedere, se non si vuol far torto alla Filosofia, in quale svista
fu lo Swamerdamio, ed in quale inganno Reomurio, e i loro seguaci?
E pure Filosofi di vaglia hanno fabbricato su di ciò, e tutta
via stanno fabbricando i più superbi edificj. Meraviglia
mi fa che tutti spacciano esperimenti. Meglio si direbbe, e non
esito affermarlo, esser tutti sogni? Anche al Tasso (a) facevan
senso queste prodigiose generazioni:
Ma quando mai (e' dice) da' mansueti agnelli
Nacquer le tigri, e da' bei cigni i corvi?
E colui:
Sicque leo non gignit ecuum, nec falco columbam
Imbellem procreat, nec lupus acer ovem
E' anche con me Mr. Simone (b). " Benché noi, ei dice,
siamo debitori di ciò, che hanno scritto con molta erudizione
(egli intende lo Swamerdamio, Reomurio, e Maraldi,) tuttavia le
loro diligenze, e curiose ricerche sufficienti non sono a renderci
a fondo istruiti; ne è possibile arrenderci alle loro ragioni
apparentemente plausibili, ma solo verisimili, appoggiate a deboli
congetture. Il loro dubio, ed incertezza punto non sono capaci a
farci pensare, come essi pensano, e soggettarci alle loro decisioni.
L'Abate Spallanzani chiama ingannatrici apparenze l'unione asserita
de' Pecchioni colla Regina osservata da Mr. Reomurio."
"Molte cose," scrive Mr. Hartof, "che il Signor Reomurio
ha lasciato su questo proposito, non si possono ammettere senza
restrizzione, sembrandomi tutte favolose". (c)
"Io non so, chi ha detto il primo, così l'Autore delle
questioni sull'Enciclopedia, facendo giustizia a Mr. Simone, che
le Api abbiano un Re. Non è certamente un Repubblicano a
chi questa idea è venuta in testa; nemmeno so, chi diedegli
dopo una Regina in vece del Re; né chi fu il primo, che suppose,
che questa Regina era una Messalina, che aveva un serraglio prodigioso;
e che passava la sua vita a far l'amore, a partorire, ed a fare
quarantamille uova per anno. Si è andato più avanti.
Si è preteso, che produca tre differenti specie, Regine,
schiavi chiamati Pecchioni, e servi chiamati lavoratrici, ciò,
che non è d'accordo colle leggi ordinarie della natura....
Mr. Simone, ei dice, rimandò alle mille ed una notte, ed
all'istoria della Regina di Achem la pretesa Regina delle Api con
il suo serraglio." Se se ne voglia di vantaggio, io non so.
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