mieli d'italia

HOME PAGE SITO 2001-2010
Apicoltura | Indirizzi utili | Miele e prodotti alveare | Servizi

Questa pagina è estratta dal vecchio sito di mieliditalia.it.
Per navigare all'interno del vecchio sito utilizza i link di colore marrone.
Se vuoi navigare nel nuovo sito utilizza i link di colore arancio o VAI AL SITO NUOVO


icona tecnica apistica tecnica apistica TORNA A TECNICA APISTICA
 
SUGGERIMENTI PER IL CAMPIONAMENTO DELLA CERA DESTINATA ALLA TRASFORMAZIONE
di Marco Lodesani, Istituto Nazionale di Apicoltura (9/2001)
D'ora in avanti è opportuno che si effettuino analisi per la ricerca dei residui nei fogli cerei. Nel caso vengano rinvenuti è possibile capire se erano già presenti o conseguenti ad "arricchimento" da lavorazione. Alcuni interessanti suggerimenti del dott. Lodesani dell'INA.

- Quantità: 15-20 g di cera fusa, sono più che sufficienti ai fini analitici. Per una migliore rappresentatività del campione, si potrebbero prelevare delle scaglie da più pani di cera appartenenti allo stesso lotto.

- Lotto: nel caso della cera, il lotto potrebbe definire tutta la cera ricavata dai favi di uno stesso apiario.. Se la cera proviene esclusivamente dagli opercoli dei favi da melario, la variabilità all'interno del lotto può considerarsi trascurabile. Differenze notevoli anche all'interno di uno stesso lotto potrebbero invece derivare dall'inglobamento (nella sceratrice o nel torchio), nella massa degli opercoli, di favi da nido. Nel caso in cui tutti gli apiari in possesso di uno stesso apicoltore abbiano avuto una conduzione uniforme - soprattutto dal punto di vista dei trattamenti -, potrebbe non essere necessaria la distinzione in lotti diversi. Diverso è il caso in cui le colonie siano state trattate a fine inverno o in primavera: la vicinanza con l'epoca del trattamento potrebbe rendere utile una distinzione temporale dei lotti di cera, distinguendo quelli ricavati dalla prima smelatura.

- Più apicoltori: caldaie di grosse dimensioni (3-5 q) possono contenere lotti di cera provenienti da più operatori: è sufficiente che uno o pochi di questi apportino materiale fortemente inquinato per ottenere fogli cerei di pessima qualità. E' quindi ovvio che se per riempire la caldaia fosse necessario unire la propria cera con quella di altri (di fiducia o sconosciuti che siano), la conoscenza di due parametri, residualità media e quantità per ogni lotto-apicoltore, può contribuire a chiarire le eventuali contestazioni tra apicoltori (inquinamento interno) e/o tra questi ed il trasformatore (inquinamento esterno) in caso di anomale residualità riscontrate successivamente nei fogli cerei.

- Posizione: per evitare difficoltose operazioni di "carotatura" della forma, si può ricorrere all'asportazione di frammenti dal margine del blocco di cera, avendo cura di asportarle in verticale, soprattutto se si è utilizzata una sceratrice solare.

- Cosa cercare: se si vuole analizzare della cera acquistata, per farsi un'idea del suo livello di inquinamento, occorre ricercare soprattutto cumafos e fluvalinate. Nel caso in cui la cera sia di provenienza aziendale e si siano utilizzati altri p.a. (amitraz, cimiazolo, clorfenvinfos ecc.), questi potranno essere aggiunti alla lista dei precedenti due. Se invece il campione di cera grezza serve come riscontro nell'eventualità di contestazioni con il trasformatore e/o con i colleghi che conferiscono la cera nella stessa caldaia, occorrerà ricercare i p.a. riscontrati nel foglio cereo.


ultima modifica: 4 Agosto, 2010