| D'ora
in avanti è opportuno che si effettuino analisi per la ricerca
dei residui nei fogli cerei. Nel caso vengano rinvenuti è possibile
capire se erano già presenti o conseguenti ad "arricchimento"
da lavorazione. Alcuni interessanti suggerimenti del dott. Lodesani
dell'INA.
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Quantità: 15-20 g di cera fusa, sono più che sufficienti
ai fini analitici. Per una migliore rappresentatività del
campione, si potrebbero prelevare delle scaglie da più pani
di cera appartenenti allo stesso lotto.
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Lotto: nel caso della cera, il lotto potrebbe definire tutta
la cera ricavata dai favi di uno stesso apiario.. Se la cera proviene
esclusivamente dagli opercoli dei favi da melario, la variabilità
all'interno del lotto può considerarsi trascurabile. Differenze
notevoli anche all'interno di uno stesso lotto potrebbero invece
derivare dall'inglobamento (nella sceratrice o nel torchio), nella
massa degli opercoli, di favi da nido. Nel caso in cui tutti gli
apiari in possesso di uno stesso apicoltore abbiano avuto una conduzione
uniforme - soprattutto dal punto di vista dei trattamenti -, potrebbe
non essere necessaria la distinzione in lotti diversi. Diverso è
il caso in cui le colonie siano state trattate a fine inverno o
in primavera: la vicinanza con l'epoca del trattamento potrebbe
rendere utile una distinzione temporale dei lotti di cera, distinguendo
quelli ricavati dalla prima smelatura.
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Più apicoltori: caldaie di grosse dimensioni (3-5 q)
possono contenere lotti di cera provenienti da più operatori:
è sufficiente che uno o pochi di questi apportino materiale
fortemente inquinato per ottenere fogli cerei di pessima qualità.
E' quindi ovvio che se per riempire la caldaia fosse necessario
unire la propria cera con quella di altri (di fiducia o sconosciuti
che siano), la conoscenza di due parametri, residualità media
e quantità per ogni lotto-apicoltore, può contribuire
a chiarire le eventuali contestazioni tra apicoltori (inquinamento
interno) e/o tra questi ed il trasformatore (inquinamento esterno)
in caso di anomale residualità riscontrate successivamente
nei fogli cerei.
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Posizione: per evitare difficoltose operazioni di "carotatura"
della forma, si può ricorrere all'asportazione di frammenti
dal margine del blocco di cera, avendo cura di asportarle in verticale,
soprattutto se si è utilizzata una sceratrice solare.
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Cosa cercare: se si vuole analizzare della cera acquistata,
per farsi un'idea del suo livello di inquinamento, occorre ricercare
soprattutto cumafos e fluvalinate. Nel caso in cui la cera sia di
provenienza aziendale e si siano utilizzati altri p.a. (amitraz,
cimiazolo, clorfenvinfos ecc.), questi potranno essere aggiunti
alla lista dei precedenti due. Se invece il campione di cera grezza
serve come riscontro nell'eventualità di contestazioni con
il trasformatore e/o con i colleghi che conferiscono la cera nella
stessa caldaia, occorrerà ricercare i p.a. riscontrati nel
foglio cereo.
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