|
|
L'Apis
n.6 - 2003
Alla ricerca dell'apicoltura del passato.
Un viaggio nel Salento, oggi terra di vino ed olio, testimonia come nei
tempi passati vi fosse praticata una intensa attività apistica.
La Puglia, terra dell'olivo e dell'umanesimo
della pietra, forma con la Calabria la parte più meridionale dell'Italia
continentale.
La
nostra conversazione sull'apicoltura riguarda principalmente il Salento
che con le sue tre province di Taranto, Brindisi e Lecce costituisce il
tacco dello "Stivale".
Durante molti secoli la città di Taranto, fondata dagli spartani,
fu la capitale della "Magna Grecia" ed un centro di irradiazione
della cultura ellenestica prima di diventare una provincia romana. Due
grandi autori latini hanno lasciato le loro tracce in questa terra che
i romani chiamavano "Apulia".
A Taranto una placca ricorda il passaggio di Lucius Junius Moderatus Columella,
agronomo e scrittore apistico; mentre Virgilio nell'IV libro delle "Georgiche"
nel verso 125 e successivi, fa dire a Coricius, uno dei suoi personaggi,
che il miele di Taranto era comparabile a quello dell'Attica.
Se gli autori classici, greci e latini, ci hanno lasciato una descrizione
della tipologia delle arnie del loro tempo, bisogna aspettare il X secolo
per avere una rappresentazione iconografica di tali arnie.
Intorno all'anno 1000 in certi monasteri e chiese dell'Italia meridionale,
in occasione della benedizione del cero pasquale, il diacono svolgeva
dal pulpito un rotolo liturgico cantando un elogio solenne alle api. Su
molti di tali rotoli erano riprodotte delle scene di apicoltura con la
raffigurazione di alcuni tipi di arnie dell'epoca.
Nelle
Puglie tali scene sono presenti nei rotoli liturgici delle cattedrali
di Bari e di Troïa. In questa ultima città una delle miniature
ci mostra una pila di arnie di legno di sezione rettangolare accatastata
in posizione orizzontale (Fig. 1).
Questo tipo di arnie, chiamate generalmente arnie-tunnel o arnie-Columella,
esiste ancora oggi nel nord della Puglia, ma anche nella provincia di
Taranto dove sono conosciute sotto il nome di avucchie.
I monarchi Normanno-Svevi, sovrani delle Puglie, ispirandosi evidentemente
alla politica apistica di Carlomagno, hanno impresso un grande slancio
all'apicoltura del loro tempo.
In un editto reale Federico II, chiamato Puer Apuliae (figlio della Puglia),
ordinò che in ogni fattoria appartenente allo stato doveva esserci
una quantità sufficiente di api (sufficientia de apibus).
Il Re Manfredi, nel suo "Statutum Massarium", emanava delle
istruzioni dettagliate per rafforzare l'apicoltura con la raccomandazione
di porre delle arnie ovunque esistessero degli alberi, dei fiori e dell'acqua.
Lo statuto chiedeva anche la presenza di un apicoltore esperto in ogni
fattoria, stabiliva le epoche del raccolto (giugno e settembre) e la quantità
media di miele (4,5 chili) e di cera (circa 1 chilo) da raccogliere durante
l'anno da ogni cuparellus apium (arnia).
Si fa risalire a questa epoca l'uso di installare le arnie di legno o
di pietra sulle larghe mensole scavate nelle pareti rocciose di valloni
profondi chiamati gravine.
Queste gravine sono l'espressione di una grande civiltà rupestre
che ha le sue radici nelle grotte e nelle abitazioni trogloditiche e che
si è evoluta nel tempo, sotto l'influenza di avvenimenti politici
e la necessità di trovare dei rifugi contro le frequenti incursioni
arabe e le persecuzioni degli iconoclasti.
In seguito a tali persecuzioni, a partire dal X secolo, questi piccoli
agglomerati rupestri accolgono dei monaci bizantini ed altri profughi
e prenderanno dei caratteri di comunità organizzate. Così
nelle gravine furono costruite, come in Cappadocia, delle chiese rupestri,
delle abitazioni, dei magazzini, delle stalle e degli apiari.
In compagnia del Dr. Antonio Greco, un appassionato etnologo autore di
parecchi lavori sulla storia e l'architettura rurale della provincia di
Taranto, abbiamo visitato in questa provincia i seguenti siti:
MASSAFRA.
Nel territorio di questa cittadina si trova una delle più grandi
gravine delle Puglie con molte abitazioni scavate profondamente nella
roccia disposte su diversi livelli e con scale e strade che collegano
dei giardini e dei terrazzi coltivati.
Di fronte ad un vasto ipogeo dedicato a "Nostra Signora della Scala"
abbiamo notato e fotografato delle antiche arnie di legno poste in una
grotta su file sovrapposte (Fig. 2 e 3).
In una località vicina si trovano la Grotta del miele e la Grotta
delle navi, due toponimi che ci ricordano che il miele era immagazzinato
qui in grande quantità prima di essere esportato verso il Levante*.
GROTTAGLIE.
Nelle vicinanze di questa cittadina, celebre per i suoi numerosi laboratori
di ceramica, abbiamo visitato un apiario nella gravina di Fantiano. Per
l'accesso bisogna entrare in una costruzione trogloditica
e scendere i gradini di una scala di pietra per raggiungere un profondo
avvallamento (Fig. 4).
Ci siamo ritrovati in un giardino, oggi abbandonato e ricoperto da erbe
e piante selvatiche, in cui, ad altezza d'uomo, si possono vedere, disposte
verso sud o verso est, cinque o sei mensole (conci) incise nelle pareti
rocciose (Fig. 5).
Anche se il Dr. Antonio Greco mi aveva avvertito che si trattava di un
vecchio apiario, a prima vista ho esitato a riconoscere in queste mensole
dei supporti per gli alveari.
Scavando
però superficialmente nello strato di terra sotto le mensole, abbiamo
trovato dei resti di arnie in pietra che abbiamo allineato in una delle
mensole per una ricostituzione (Fig. 6).
Grottaglie doveva riservarci ben altre sorprese come un magnifico muro
che mostrava decine di nicchie su parecchie file in una proprietà
privata ben chiusa che si trova in località chiamata S. Pietro
di Galeasi o Lo Noce nelle vicinanze della città (Fig. 7).
Purtroppo il proprietario era assente e fummo perciò obbligati
ad osservare il muro attraverso la griglia del cancello... Ma anche da
lontano un dettaglio ci ha reso perplessi: ci siamo infatti resi conto
che le nicchie poste nelle file superiori erano più piccole di
quelle collocate in basso.
Improvvisamente
ci ricordammo che durante le nostre ricerche nell'isola di Malta avevamo
visto, con Gaby Roussel, un muro con più di 30 piccole nicchie,
che a prima vista avevamo giudicato come nicchie per api, ma che abbiamo
poi riconosciuto come nidi per piccioni.
Bisogna tenere in conto che nelle vicinanze c'è un edificio con
una piccola torre in cui si allevavano piccioni e che a circa 500 m di
distanza esiste una grotta con nicchie per piccioni di dimensioni più
o meno corrispondenti a quelle che abbiamo notato nella parte alta del
muro in questione.
Nei
dintorni di Grottaglie abbiamo visitato poi, nel quartiere denominato
la Masseria del Duca, un apiario parzialmente interrato su cui furono
sopraelevati dei muri e costruito un terrapieno con una porta ad arco
ed una scala di accesso al seminterrato. All'origine si trattava certamente
di un semplice muro con due file sovrapposte di arnie di pietra, ma poi,
probabilmente per proteggersi contro i ladri, si è costruito un
terrapieno come illustrato nella foto (Fig. 8). 
Questo comune non ha finito di stupirci per la quantità e la varietà
di antiche strutture apistiche che si trovano nel suo territorio.
Ultimamente il Dr. Greco ha scoperto anche dei recinti per api. Presentiamo
la foto di un magnifico esemplare che si trova in località Specchia,
sempre nella provincia di Taranto. Si tratta di un recinto quasi circolare
con numerose nicchie situate nella parte interna del muro (Fig. 9 e 10).
Prima
di lasciare questa bella provincia ci siamo recati nel comune di Crispiano
per vedere una splendida struttura di 32 arnie-armadio, costruite con
blocchi monolitici, in una dipendenza della "Masseria Russolite"
(Fig. 11).
Continuando le nostre ricerche ci siamo inoltrati verso la provincia di
Brindisi ed abbiamo attraversato la cittadina di Mesagne per prendere
poi la SS 605 in direzione sud-est. Dopo avere percorso circa un km abbiamo
visto sulla nostra sinistra una vecchia "masseria" in stato
di abbandono e che presentava dei "fori" quadrati nel muro esposto
a sud-est. Avvicinandoci
abbiamo riconosciuto tre file sovrapposte di arnie in pietra (arnie-armadio)
che facevano parte integrante del muro esterno della masseria (Fig. 12
e 13). Le arnie in pietra (tipo arnie-armadio) integrate in questo muro
ci hanno invitati a fare
una piccola riflessione perché questo tipo di arnie esiste anche
in Grecia, cosa che appare piuttosto normale considerando le lunghe relazioni
che sono esistite ed esistono ancora tra la Grecia e la Puglia. Ciò
che è più difficile da immaginare è invece la presenza
di strutture simili in Francia, ove abbiamo visto dei muri con arnie in
pietra, simili a queste, in una tenuta del castello di Pondres (Gard)
ed a Castries, Hérault (Fig. 14).
Da dove venne l'idea di costruire delle arnie in pietra in Francia? Da
mercanti e marinai greci? Dai romani che hanno costruito e soggiornato
per secoli in questi régioni? O semplicemente, più vicino
a noi, da persone o da funzionari che hanno amministrato le Puglie nel
1802 al tempo del regno effimero di Gioacchino Murat? Probabilmente
non lo sapremo mai.
In un piccolo giardino ad alcuni chilometri a sud di Mesagne abbiamo avuto
finalmente la possibilità di esaminare molto da vicino due di queste
arnie scavate in blocchi di tufo (Fig. 15). Le dimensioni interne sono:
larghezza 26 cm, altezza 20 cm, profondità 60 cm. 
Bisogna tenere conto che queste dimensioni possono variare leggermente
secondo i luoghi e le abitudini degli artigiani che le costruivano.
A questo proposito bisogna dire che a partire da un'epoca recente furono
fabbricati anche delle arnie in cemento di dimensioni standard che si
integravano perfettamente nei muri in costruzione.
Continuando
il nostro viaggio in direzione di Lecce, abbiamo fatto una deviazione
per visitare una masseria abbandonata nei dintorni di S.Pancrazio Salentino
ed abbiamo notato una fila di arnie in pietra assai danneggiate nel muro
esposto a sud (Fig. 16).
Dopo avere esaminato questo muro, sia dall'esterno che dall'interno, abbiamo
constatato che le arnie erano state modificate per trasformarle in un
secondo tempo in nidi per piccioni.
(continua)
L. N. Masetti
Traduzione della relazione presentata
in francese alla Sessione di Autunno di APISTORIA nel 2002
|
|
ultima modifica:1 Agosto, 2006
-
|
|
|