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Apicoltori
professionisti, nomadi in Sardegna
Alla scoperta dell'apicoltura sarda. Un tour fra le aziende leader dell'isola
senza disdegnare uno sguardo agli aspetti storici dell'apicoltura. Il
tutto contornato dalle bellezze paesaggistiche della Sardegna.
In occasione del XX Congresso dell'Apicoltura
Professionale svoltosi in Sardegna, come già per le scorse edizione
in Sicilia e Abruzzo, uno spazio significativo del programma dei lavori
è stato dedicato alle "visite guidate", un magnifico
connubio tra curiosità, storia e aggiornamento tecnico. Folta la
comitiva di apicoltori partecipanti, come sempre del resto, anche se in
questa occasione, bisogna ammetterlo, la tempra vera degli apicoltori
ha avuto l'occasione di una ulteriore conferma. Il convegno si svolge
nella splendida cornice del golfo degli Aranci? Ebbene si… ed allora ecco
che il tour, quello vero, è interamente programmato nel sud della
Sardegna!
Vi presento alcune note tratte dal mio diario di viaggio. Arrivo a Porto
Torres col traghetto alle 9.30 di martedì 13 gennaio. Due ore e
mezza di ritardo causa il mare mosso. Dopo una breve sosta per riallineare
l'orizzonte si parte e la prima operazione da compiere è… spegnere
il riscaldamento della macchina, che non avrò più occasione
di riaccendere sino al successivo sbarco a Genova! Per noi continentali
del Nord è uno schiaffo. Il pensiero va subito alle misere famiglie
lasciate in Piemonte, due-tre favi di api, e al dubbio se mai usciranno
dall'inverno. Clima primaverile, strade senza traffico, paesaggi in molte
zone ancora incontaminati e bellissimi nella loro selvaggia essenza. Questa
è la Sardegna che ci appare.
Non facciamo in tempo ad arrivare all'Hotel alle porte di Olbia, in una
incantevole posizione sul golfo degli Aranci, che subito dobbiamo ripartire.
Per il pomeriggio è, infatti, prevista una prima escursione per
visitare un apiario con i tipici bugni villici sardi. La breve camminata
dal pullman alla sede dell'apiario è la prima occasione per conoscere
la macchia mediterranea, composta soprattutto da cisto, lentisco, fillirea,
olivastro e un poco di mirto. Chi si aspettava di vedere nel Golfo degli
Aranci distese di tali piante è rimasto deluso. Neppure una! Come
mai? Semplice. Il termine è una cattiva italianizzazione della
parola "Aranzoso", che significa granchio. Negli effetti è
il golfo dei granchi, non degli aranci.
I bugni villici sardi sono tutti di sughero e non poteva essere diversamente
vista la quantità di materia prima disponibile. Dopo aver scortecciato
la pianta il foglio di sughero viene richiuso e tenuto insieme, nel passato,
con caratteristici chiodi di legno di ginepro e, in epoche più
recenti, con del semplice filo di ferro. La gestione dei bugni in Sardegna
non aveva nulla a che vedere con la tradizione cui siamo abituati. Per
prelevare il miele alle api non veniva mai praticato l'apicidio, ma, trascorsi
venti-trenta giorni dalla sciamatura del bugno, quando cioè la
nuova regina era già nata e probabilmente anche feconda, veniva
sovrapposto un bugno vuoto al primo e, battendo e facendo ricorso al fumo,
si costringevano le poche api presenti a salire nel bugno sovrapposto.
A questo punto si prendeva il bugno originario per prelevare il miele.
Una vera e propria messa a sciame che consentiva di non dover sacrificare
le api. I favi estratti venivano spremuti a mano. Solo successivamente
si è diffuso l'uso del torchio. La cera, ancora impregnata di miele
e polline in abbondanza, veniva lavata con acqua tiepida e successivamente
fusa. Le acque di lavaggio, ricche di miele e polline, venivano fatte
bollire a lungo sul fuoco per concentrarle, ottenendo un prodotto finale
chiamato "Saba di miele", una sorta di marmellata usata o per
farcire dolci o per il consumo diretto sul pane. I tetti dei bugni, generalmente
di sughero, a causa del vento sono sempre tenuti fermi con sassi.
A questo punto è importante una prima considerazione: il vento
e la pioggia sono in Sardegna gli elementi meteorologici in grado di condizionare,
più che in ogni altro luogo, i raccolti. I terreni quasi ovunque
sono superficiali, escluse le aree di bonifica di Arborea e la zona pianeggiante
tra Cagliari e Oristano; sono quindi indispensabili piogge nel periodo
che precede la fioritura; ma ciò non è sufficiente perché
bastano pochissimi giorni di vento per asciugare tutto compromettendo
il raccolto. Il potenziale nettarifero della Sardegna è notevole,
ma spesso penalizzato proprio dall'andamento climatico.
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Un primo gruppo di apicoltori professionisti in
visita all'apiario di bugni villici nel meraviglioso ambiente dell'isola
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Il passato dell'apicoltura sarda a confronto con
un razionale apiario della odierna apicoltura.
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Carlo Manuele Carta impegnato nella descrizione
della razionale gestione delle api nei bugni villici che veniva
praticata in Sardegna
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Giuseppe Bellosi accoglie gli apicoltori
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Due epoche a confronto: a sinistra chiodi di legno
di ginepro per chiudere i bugni, a destra comune fil di ferro
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Venerdì 16 si
parte per il tour vero. Sono programmate in successione le visite delle
aziende di G. Bollosi, di F. Anedda e della Cooperativa Apistica Mediterranea.
Partenza programmata alle 7 in punto con pranzo al sacco e cena durante
il viaggio di ritorno. Tutti pronti sui pullman, ma manca il pranzo al
sacco e si finisce per partire con un'ora di ritardo.
Dopo aver attraversato l'intera Sardegna giungiamo a San Priamo sede della
azienda di Giuseppe Bellosi. Apicoltore sardo di adozione, abbandona,
con le idee molto chiare, le nebbie padane circa 20 anni fa per trasferirsi
in Sardegna, non in un posto qualsiasi, ma in un casale ubicato nelle
immediate vicinanze di una strada con un significativo transito turistico:
obiettivo prioritario era infatti la vendita di buona parte della produzione
direttamente in azienda. Originariamente all'attività apistica
era abbinato anche un allevamento caprino, ma recentemente questo settore
è stato chiuso non essendo più compatibile con la disponibilità
di manodopera famigliare; i locali ad esso dedicato sono stati riutilizzati
per ampliare le strutture dedicate all'attività apistica divenute
nel frattempo insufficienti. Insieme a pochi altri allevatori sardi, Bellosi
è oggi anche impegnato in un programma finalizzato a salvare l'asino
sardo dalla estinzione. Vengono allevati circa 220-250 alveari che garantiscono,
grazie alla meticolosa cura ed attenzione con cui vengono gestiti, una
elevata resa. Il nomadismo è condotto su breve raggio, 10 kilometri
con l'impiego di un furgone Renault Trafic. Le stagione inizia a primavera
nelle zone pedemontane con i raccolti di lavanda steca, di un millefiori
ambrato e di un millefiori scuro. Gli alveari vengono poi trasferiti in
pianura, nei pressi del mare per il raccolto di un millefiori chiaro a
base di agrumi e cardo. Qui rimangono nel periodo estivo raccogliendo
sull'eucalipto, che è utilizzato come barriera frangivento negli
agrumeti. In autunno le api ritornano in parte nelle zone pedemontane
per un millefiori scuro ed in parte in montagna (700-800 metri) per il
raccolto sul corbezzolo. In annate buone il raccolto arriva a 180 quintali,
venduto parte in azienda (80 q), parte ai produttori di torrone (100 q).
Le strutture aziendali sono essenziali: un locale di smielatura con due
banchi per disopercolare (la disopercolatura viene effettuata solo con
coltello), due smielatori ed una serie di maturatori. Attiguo al locale
di smielatura il magazzino ed il punto vendita. L'azienda non produce
solo miele, ma anche polline, pappa reale e propoli. Per concludere una
notizia importante per gli apicoltori turisti: l'azienda dista pochi kilometri
da spiagge bellissime ed è disponibile un appartamento, completamente
indipendente, che viene affittato durante tutto l'anno.
Si riparte alla volta del vicino paese di Villaputzu, sede dell'azienda
di Franco Anedda e ci troviamo di fronte ad una realtà impostata
in maniera completamente diversa dalla precedente. 1500 alveari con vendita
del miele esclusivamente all'ingrosso. L'azienda fa ampio ricorso al nomadismo
utilizzando un camion Mercedes K da 180 quintali, capace di trasportare
90 alveari con melario. Il carico-scarico degli alveari avviene mediante
un muletto della Moffet che, terminate le operazioni, viene agganciato
posteriormente al camion. Ingegnoso il sistema di guide che consente alle
banchette, con cinque alveari in fila, di scorrere sul cassone del camion
(per maggiori notizie sui mezzi e sulle banchette utilizzate si veda "Apicoltura:
organizzazione, strutture, logistica" edito e disponibile presso
Aspromiele).
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L'azienda, impegnata anche in un programma di salvaguardia
degli asini di razza sarda, ha nella vendita al dettaglio e nella
essenzialità degli investimenti una delle sue principali
caratteristiche. Nella foto in basso il laboratorio di smielatura
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Franco Anedda mentre descrive il sistema adottato
in azienda per somministrare lo sciroppo
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Laboratorio di smielatura
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Parte dei maturatori nel locale di smielatura (sopra)
e la falegnameria aziendale
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Franco Anedda e la Cooperativa Apistica Mediterranea
utilizzano per la movimentazione degli alveari un muletto della
Moffet che viene poi ancorato posteriormente al camion Merceds K
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Giuseppe Caboni descrive la Cooperativa Apistica
Mediterranea
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Il locale di smielatura con la linea della Thomas
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Negli ampi spazi offerti dalle strutture della Cooperativa
trovano comoda sistemazione i melari
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Gli alveari svernano
in postazioni ubicate nel raggio di 30 km dalla sede aziendale; a maggio
vengono portate nelle zone centrali della Sardegna sull'asfodelo; successivamente
nelle zone dell'oristanese sull'eucalipto per poi ritornare nelle postazioni
di svernamento. Non tutti gli alveari vengono tuttavia spostati. Una parte
rimane in postazioni fisse non distanti dalla sede aziendale per sfruttare
le fioriture di agrumi e cardo prima e successivamente di eucalipto, utilizzato
come già detto precedentemente come barriera frangivento negli
agrumeti. Per scelta aziendale non viene invece prestata particolare attenzione
al raccolto del corbezzolo. L'estrazione del miele avviene mediante una
linea della Thomas con due centrifughe ad asse verticale da 4+4 cestelli;
tale linea verrà a breve sostituita con una nuova, sempre della
Thomas, con centrifuga ad asse orizzontale e con spinomel. Attualmente
infatti la separazione del miele dall'opercolo è un punto critico
nel processo di lavorazione. Annessa all'azienda una attrezzatissima falegnameria.
Sembrerebbe incredibile, ma è vero: tutte le arnie ed i telaini
vengono direttamente prodotti da Franco in azienda!
Come se non bastasse anche buona parte delle regine necessarie al fabbisogno
aziendale vengono prodotte direttamente, almeno sino ai mesi di maggio-giugno,
quando sia per problemi di manodopera (i raccolti incombono) sia climatici
l'allevamento viene sospeso. Per l'allevamento vengono usati due tipi
di arniette: una più piccola con telaini pari a 1/3 del favo da
melario, l'altra più grande con telaini pari a metà favo
da nido. Il modello più grande consente lo svernamento della famiglia.
L'azienda produce inoltre circa un migliaio di nuclei all'anno per il
mercato. Abbiamo potuto osservare, infine, anche un ingegnoso sistema
per riempire i nutritori: due cisterne poste sul camion, una pompa, collegata
alla presa di forza del camion, ed un tubo su un avvolgitore con un erogatore
tipo benzina; un by-pass consente allo sciroppo, quando l'erogatore è
chiuso, di circolare comunque all'interno della pompa per non danneggiarla.
Il tempo necessario per un alveare? Pochissimi secondi!
Ed eccoci di nuovo in viaggio verso la Cooperativa Apistica Mediterranea
(C.A.M.). Due ore di strada indimenticabili per la bellezza dei posti
attraversati e per la fortuna di avere incontrato anche alcuni cavallini
della Giara. Giungiamo a San Sperate da Giuseppe Caboni ormai alle 18
in incredibile ritardo, ma, nonostante la stanchezza, restiamo a bocca
aperta. Due capannoni di circa 700 mq l'uno. Nel primo oltre al deposito
di arnie, melari e telaini si trova il locale di smielatura con linea
della Thomas con centrifuga ad asse orizzontale da 4+4cestelli capace
di punte di lavorazione di 400 melari giornalieri. Il miele proveniente
dalla centrifuga e dalla disopercolatrice con gli opercoli viene convogliato
mediante pompe peristaltiche allo spinomel. Da qui ai maturatori da 55
quintali con dispositivo di segnalazione acustica del pieno. Nel secondo
capannone si trova il settore invasettamento con il monoblocco della Tecno
Alimentare, le celle frigo, i locali climatizzati, gli uffici amministrativi
ed il punto vendita. Non solo, ma anche un annesso laboratorio analisi…
Il miele prodotto viene venduto prevalentemente in confezioni da 250 g,
soprattutto alle catene della grande distribuzione che operano sia a livello
regionale che nazionale. Il problema maggiore che l'azienda deve oggi
affrontare è che, commercializzando solo il miele prodotto dalla
cooperativa, per avere una continuità di mercato è indispensabile
avere una rilevante scorta di prodotto a causa delle forti problematiche
di produzione verificatesi negli ultimi anni. Questo fatto determina una
forte immobilizzazione di capitali. L'azienda alleva regine di razza ligustica
soprattutto per uso interno, ma l'obiettivo, trovato un ottimo ricercatore,
è di avviare un serio programma di selezione e di indirizzarsi
sul mercato estero. La C.A.M. condivide con Franco Anedda la scelta del
mezzo con cui effettuare la movimentazione degli alveari: camion da 180
quintali della Mercedes e muletto della Moffet. In caso di necessità
viene ancora utilizzato un carrello da 2x4 metri, trainato da un fuoristrada,
della portata di 35 quintali e capace di portare 48 alveari con melario.
A differenza di Franco gli alveari vengono tenuti su banchette simili
alle abruzzesi (due alveari contrapposti). Il nomadismo viene effettuato
su ampio raggio verso nord, oltrepassando la Sardegna centrale. I raccolti
iniziano in primavera nella costa sud-occidentale sulla macchia mediterranea
(fioritura di arbusti). Da qui si rientra all'interno sui raccolti di
cardo e arancio. Al loro termine gli alveari vengono portati in montagna
nella Sardegna centrale, sui 1200 metri, per il raccolto di asfodelo in
purezza. Ad inizio giugno si ritorna nel medio campidano sull'eucalipto.
Le api vengono qui lasciate sino ad inizio ottobre quando vengono nuovamente
spostate in montagna, dai 400 sino ai 1200 metri, sul corbezzolo.
Alle 20.30 si riparte verso "casa". Sono le 22 quando ci fermiamo
a Nuoro per la cena. E' invece da poco iniziato un nuovo giorno quando
ripartiamo dal ristorante. Giungeremo in Hotel alle 2.30 del mattino.
Esausti ed assonnati, ma con un accresciuto bagaglio di conoscenze.
Roberto Barbero
(Da
L'Apis n.3 - 2004)
4 Agosto, 2010
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