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HOME SANITA' DEGLI ALVEARI USDA: forte reinfestazione dovuta alla deriva?

USDA: forte reinfestazione dovuta alla deriva?

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25 febbraio 2016

2016 02 15 reinfestazioneUn ingegnoso studio americano aggiunge nuovi importanti elementi alla conoscenza del fenomeno cruciale della reinfestazione: ad un forte aumento delle varroe sulle bottinatrici sono correlati livelli di infestazione altrimenti inspiegabili. Si ipotizza un ruolo determinante della deriva.

L'equipe dell'USDA guidata dalla dott.ssa DeGrandi-Hoffmann ha condotto un interessante esperimento per verificare l'ipotesi che la rapida crescita dell'infestazione in autunno sia correlata con la presenza di varroe sulle api bottinatrici in entrata e in uscita dagli alveari. Il fenomeno dell'aumento inaspettato della popolazione della varroa era emerso nel corso di un precedente studio (DeGrandi-Hoffman et al., 2014), e non era spiegabile da un modello che invece ben descrive nel resto della stagione la dinamica di popolazione delle api e della varroa (DeGrandi-Hoffman & Currie, 2004).

Allo scopo di verificare l'ipotesi i ricercatori hanno creato due apiari di una ventina di alveari installati a partire da pacchi d'ape la cui infestazione era nota. Gli alveari sono stati provvisti di un'unica uscita attraverso un tubo lungo 61 cm (diam. 4,76 cm) con un intaglio al centro che permettesse di bloccare il passaggio e accumulare da una parte le bottinatrici in entrata e dall'altra le bottinatrici in uscita per poterne misurare l'infestazione con il lavaggio in alcool (foto). Questa valutazione insieme a quella dell'infestazione della covata e dell'infestazione delle api adulte tramite il metodo dello zucchero a velo è stata ripetuta con cadenza mensile tra maggio e fine novembre 2014.

I risultati mostrano che i picchi di infestazione registrati in autunno sono correlati con l'aumento di parassiti sulle bottinatrici, fenomeno che si è verificato in un apiario più che nell'altro. La proporzione di api con acari in fase foretica nel nido non è risultato correlato con il livello di infestazione della covata ma con la proporzione di bottinatrici infestate. La frazione di bottinatrici infestate era simile in quelle in ingresso e in quelle in uscita. Pur non avendo verificato (per esempio con analisi genetiche) se le bottinatrici infestate provenissero da altre colonie, i ricercatori sottolineano che se le bottinatrici fossero provenute dalle stesse famiglie campionate  e il numero di bottinatrici infestate in entrata e in uscita non fosse stato significativamente differenti non si sarebbe verificato l'aumento della popolazione non coerente con le predizioni del modello. Inoltre ai livelli di infestazione inferiori al 10% è stato descritto che gli acari tendono a restare sulle api nutrici e a rimanere nella colonia e solo oltre quella soglia tendono a parassitare le bottinatrici (Cervo et al., 2014), ma i livelli di infestazione negli alveari sperimentali sono rimasti ben al di sotto del 10%.

Benché l'aumento delle varroe foretiche possa essere dovuto all'ingresso di acari sulle bottinatrici impegnate a saccheggiare famiglie al collasso per varroa (Greatti et al., 1992), i ricercatori osservano che in nessuna fase del campionamento ci sono state grandi proporzioni di bottinatrici infestate, come ci si aspetterebbe in caso di saccheggio di colonie fortemente infestate. Gli autori ammettono che ciò possa avvenire, ma ritengono che l'andamento costante del fenomeno corrobori un'ipotesi alternativa per spiegare la crescita inattesa dell'infestazione. Ci sono infatti indicazioni che le bottinatrici infestate abbiano un basso tasso di rientro nella propria colonia (Kralj & Fuchs, 2006) e pertanto potrebbero fare deriva ed introdursi in altri alveari. La deriva potrebbe essere dovuta al parassita o ai virus da esso trasmessi, in particolare il virus delle ali deformi (DWV) e il virus israeliano della paralisi acuta (IAPV), che colpiscono la memoria e l'apprendimento e raggiungono un picco in autunno. Questi virus trasmessi dalla varroa che confondono l'orientamento delle bottinatrici causandone la deriva potrebbero fornire un meccanismo di dispersione, vantaggioso sia per il virus che per l'acaro, da colonie che molto probabilmente moriranno in inverno.

I risultati confermano l'importanza della reinfestazione, che precedenti lavori hanno quantificato in dimensioni anche imponenti laddove la densità apistica sul territorio è molto alta (Frey & Fosenkrantz, 2014), e al tempo stesso forniscono una nuova chiave di lettura: potrebbe non solo essere il saccheggio di colonie al collasso la causa dei repentini aumenti dell'infestazione che si registrano in autunno, ma piuttosto, almeno nell'esperimento, la partenza delle varroe a bordo di bottinatrici disorientate alla volta di nuovi alveari da infestare. In questo caso si tratterebbe di un fenomeno che potremmo attenderci essere molto più diffuso e omogeneo sul territorio: non solo sarebbero fortissimamente infestate le singole colonie che hanno intrapreso il saccheggio di colonie morenti, magari sciami sfuggiti o apiari abbandonati, ma soprattutto si verificherebbe una diffusione casuale di api disorientate in partenza da alveari fortemente infestati che porterebbero acari ovunque negli alveari dei dintorni. L'ipotesi potrebbe essere verificata valutando per mezzo di analisi genetiche l'appartenenza alla colonia delle bottinatrici infestate in ingresso.

Qualunque sia il meccanismo sottostante, il lavoro conferma una volta di più l'importanza del fenomeno della reinfestazione nella dinamica di popolazione della varroa e quindi la responsabilità degli apicoltori non solo verso i propri alveari ma anche verso i colleghi che operano nella stessa zona.

Riferimenti citati

Cervo, R., C. Bruschini, F. Cappa, S. Meconcelli, G. Pieraccini, D. Pradella, e S. Turillazzi. 2014. «High Varroa Mite Abundance Influences Chemical Profiles of Worker Bees and Mite–host Preferences». Journal of Experimental Biology 217 (17): 2998–3001. doi:10.1242/jeb.099978.
DeGrandi-Hoffman, Gloria, e Robert Curry. 2004. «A mathematical model of Varroa mite (Varroa destructor Anderson and Trueman) and honeybee (Apis mellifera L.) population dynamics». International Journal of Acarology 30 (3): 259–74. doi:10.1080/01647950408684393.
DeGrandi-Hoffman, Gloria, Fabiana Ahumada, Robert Curry, Gene Probasco, e Lloyd Schantz. 2014. «Population Growth of Varroa Destructor (Acari: Varroidae) in Commercial Honey Bee Colonies Treated with Beta Plant Acids». Experimental and Applied Acarology 64 (2): 171–86. doi:10.1007/s10493-014-9821-z.
Frey, Eva, e Peter Rosenkranz. 2014. «Autumn Invasion Rates of Varroa Destructor (Mesostigmata: Varroidae) Into Honey Bee (Hymenoptera: Apidae) Colonies and the Resulting Increase in Mite Populations». Journal of Economic Entomology 107 (2): 508–15. doi:10.1603/EC13381.
Greatti, M., N. Milani, e F. Nazzi. 1992. «Reinfestation of an acaricide-treated apiary by Varroa jacobsoni Oud». Experimental and Applied Acarology 16 (4): 279–86. doi:10.1007/BF01218569.
Kralj, Jasna, e Stefan Fuchs. 2006. «Parasitic Varroa destructor mites influence flight duration and homing ability of infested Apis mellifera foragers». Apidologie 37 (5): 577–87. doi:10.1051/apido:2006040.
 


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