Report su incontro al Ministero della Salute

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3 dicembre 2014

a tumida

Pubblichiamo in estrema sintesi gli appunti sull’incontro del 1 dicembre al Ministero della Salute su emergenza A. tumida.

Report particolarmente opportuno, se non indispensabile, per l’importanza del confronto realizzatosi ed anche a seguito di “versioni” circolanti poco rispondenti a verità.

 

Premessa:

 

Riunione del 1 dicembre a Roma

Lunedì mattina 1/12/014, a quasi tre mesi dall’accertamento della presenza in Calabria dell’insetto, nella sede del Ministero della Salute a Roma si è svolto l’atteso incontro tra i responsabili della Salute (D.G. Borrello, Santucci, Maroni Ponti) dell’Ambiente ( Valentini) e dell’Agricoltura (Cacopardi), le Organizzazioni nazionali degli apicoltori (Unaapi, Fai, Conapi-Alleanza Cooperative, Anai), i funzionari regionali della Sanità di Calabria e Sicilia, il funzionario dell’Agricoltura della Calabria, il CRA – API (Lodesani), l’IZS delle Venezie (Mutinelli), il professor Roversi del CRA-Agrobiologia di Firenze, le Organizzazioni Agricole Nazionali Coldiretti e Cia, i NAS.

L’Unaapi ha partecipato con una delegazione composta dal presidente e da Luigi Albo, Gaetano Mercatante, Giovanni Caronia e Michele Barbagallo.

 

Informazioni fornite

 

 

 

Dibattito

Il Direttore Generale Borrello ha aperto i lavori affermando che il focolaio, in questi mesi, è rimasto circoscritto nel raggio dei 10 km. Questo dato è stato variamente contestato per la significatività dei rinvenimenti nel focolaio calabrese e nei vari punti dell’intera zona a partire dal primo rinvenimento.

Sia Borrello, sia Maroni Ponti si sono dichiarati molto stupiti e seccati delle prese di posizione espresse via via da alcune organizzazioni apistiche e da singoli cittadini/apicoltori. La reprimenda è stata molto forte in particolare per aver osato esprimere punti di vista diversi all’ attenzione di Bruxelles.

In particolare hanno reiteratamente ricordato come inizialmente ci fosse stato un assenso generale al tentativo di eradicazione.

È stato loro fatto presente che:

1) solo in data odierna si è finalmente ottenuto un confronto adeguato a quanto richiesto da mesi;

2) fin dai primi di ottobre, chiunque con competenze entomologiche ha cominciato a nutrire fondati dubbi sulle possibilità di successo di un tentativo di eradicazione, ancor più se effettuato con mezzi sproporzionati rispetto alle potenzialità riproduttive e diffusive dell’insetto. Peraltro con l’utilizzo di strumenti di monitoraggio di dubbia affidabilità.

Panella ha affermato che:

1) i rilievi mossi non hanno né fondamento né alcuna ragione d’essere. Al contrario le richieste rivolte alle autorità nazionali ed europee si sono rese non solo necessarie ma indispensabili, a seguito delle modalità operative della Veterinaria nazionale.

2) sono notevoli le criticità nello svolgimento delle attività intraprese, in particolare per assenza di un adeguato monitoraggio nelle zone circostanti il focolaio calabrese e in alcune provincie siciliane.

 

I vari interventi degli apicoltori G. Albo, G. Caronia, G. Mercatante, E. Di Chino, N.Guadagnino, S. D’Agostino (Anai), concordemente con i rappresentanti di Coldiretti (Lapiccirella) e di Cia (Sisini) hanno posto l’accento sui costi inaccettabili degli abbattimentii a fronte di aspettative troppo indeterminate e incerte, progressivamente contraddette dai fatti.

Molti degli interventi hanno ribadito la necessità di tenere presente il rapporto costi benefici: in sostanza quanta apicoltura e agricoltura si è disposti a distruggere prima di capire che non ne è valsa la pena?

Gli apicoltori siciliani hanno fatto presente l’insostenibilità di un eventuale blocco nell’isola della movimentazione, pena il crollo dell’ortofrutticoltura in serra. Hanno quindi espresso la loro preoccupazione per l’assenza dei controlli nel messinese.

Da più parti si è ripetuto che senza una contemporanea strategia di trattamenti sistematici contro l’insetto e protezione degli apiari immobilizzati nel focolaio non può esserci speranza alcuna di eradicarlo.

Solo Cirone per la Fai ha dichiarato che non si azzarda a dare consigli alla Salute. Si è quindi limitato a richiedere: gli indennizzi, un forte coinvolgimento del Corpo Forestale e delle forze dell’ordine per individuare gli sciami selvatici e gli apiari “clandestini”, e un maggior sforzo per l’individuazione della via d’ingresso in Italia del parassita.

Santucci del Ministero della Salute ha quindi affermato che, le procedure abituali della Veterinaria – “solo” 59 “casi” in un’area in ogni caso circoscritta - non consentono di dichiarare la non eradicabilità. Ha quindi continuato a sottolineare che la dichiarazione di endemicità avrebbe comportato il permanere della chiusura dei mercati europei per il commercio del materiale biologico vivo.

Gli è però stato chiarito – più volte - che il danno e la chiusura commerciale è già un dato di fatto: sono infatti già stati annullati tutti gli ordini di materiale vivo dalle due regioni colpite.

L’intervento di Lodesani (CRA-Api) ha chiarito che non esiste un piano di eradicazione, ma solo l’applicazione di una procedura standard europea, che non prende in considerazione le peculiarità dell’insetto e delle sue strategie di sopravvivenza e diffusione.

Il professor Roversi (CRA-Agrobiologia  di Firenze), con un discorso di pochi minuti, ha finalmente illuminato di scienza e conoscenza entomologica un ambito che fino a quel momento aveva fieramente rivendicato l’adozione delle “procedure standard di contrasto epidemiologico di problematiche sanitarie di altri comparti zootecnici”.

Posta una coppia di questi insetti, in sole quattro generazioni, la loro capacità riproduttiva e diffusiva teorica è di oltre trenta miliardi di individui

A fronte delle più che fondate contestazioni unanimi, con la sola eccezione dei rappresentanti della Fai, l’atteggiamento dei responsabili veterinari ha cominciato a manifestare i primi segnali di dialogo e di disponibilità di ascolto e interlocuzione.

Santucci ha, verso la fine dell’incontro, quindi:

 

Conclusioni

C’è stata una prima importante presa d’atto che una politica sanitaria non si può semplicemente imporre, ma deve in primo luogo essere convincente e basarsi su fondamenti scientifici convincenti.

Nel definire strategie di intervento e porsi obiettivi, scienza e conoscenza debbono necessariamente rapportarsi a corrette valutazioni del rappoorto costi/benefici.

Avere buone motivazioni per il bene comune non basta. Se gli interventi procurano : pesanti danni ad alcuni ,bisogna, contestualmente, saper fornire adeguate e comprovate rassicurazioni che effettivamente questi potranno comportare un bene per la collettività.

La limitatezza dei mezzi realisticamente utilizzati e utilizzabili è tale da non fare assegnamento nel successo del drammatico tentativo di eradicazione.

Se anche con l’arrivo del freddo, non ci saranno più ritrovamenti, non è il caso di farsi illusioni, solo la primavera prossima ci potrà dare dimensioni e diffusione della parassitosi. Per quell’epoca, ai primi di febbraio in Meridione, sarà profuso tutto il nostro impegno affinché siano attivate le ragionevoli misure più atte al contenimento, per quanto possibile ed economicamente accettabile, della parassitosi.

Francesco Panella

Giovanni Caronia

 

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