Se io fossi un responsabile veterinario

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13 novembre 2014

20141115 apicoltore apeUn apicoltore a tarda sera prova a immedesimarsi in un ruolo non suo, quello di chi ha sulle sue spalle la responsabilità della difesa pubblica della sanità degli allevamenti. E ci invia le sue riflessioni.

Di seguito la sua missiva notturna.

 
" Provo a immaginarmi veterinario (che conosce la malattia). Parto dalla domanda : cosa fare per eradicare una malattia? Mi rispondo che prima devo conoscere a che punto è la diffusione della malattia e per questo esamino i dati: sino ad oggi 52 apiari infestati da aethina più o meno gravemente nel raggio di alcuni chilometri.
Da questo dato è ragionevole desumere che l’Aethina tumida ha fatto dei cicli riproduttivi ed è stabilmente impiantata nel territorio? Direi di si.
Al contempo nello stesso areale sono stati controllati decine di altri apiari al momento risultati non infestati.
Tra gli umani se in un luogo si presenta una malattia contagiosa si isolano i malati, si fa in modo che non entrino in contatto con i sani; se è possibile si allontanano i sani per evitare il contagio oppure si sottopongono i sani a vaccinazione.
Possiamo spostare questa prassi alle api? Direi ancora di si. Quindi devo distruggere le api infette (è l’unico modo per isolarle!), spostare gli apiari sani (l’esatto opposto che bloccarne la movimentazione) o sottoporli a trattamenti chimici preventivi che facciano da barriera al contagio. Distruggere i malati senza proteggere i sani non ha senso. Continuare solo a bruciare vuol dire che il coleottero sarà sconfitto quando avremo ucciso sino all’ultima ape (della Provincia? Della Regione? Del continente?).
Supponendo di attuare questa prassi bisognerà poi tenere isolato il territorio (20km? 100km?) per almeno una, due stagioni riproduttive e impegnare risorse nell’eliminazione degli sciami selvatici.
E allora, se io fossi veterinario, alla Commissione europea chiederei: c’è la volontà di mettere in campo le risorse finanziarie e umane (servono tanti, ma tanti veterinari preparati insieme con tanti apicoltori volontari) e legali (derogare sui farmaci proibiti per areali delimitati) per fare tutto questo?
Se fossi veterinario ricorderei ai miei capi e alla commissione che solo con l’aiuto degli apicoltori posso controllare quasi tutti gli apiari dichiarati e non dichiarati.
Perché se non si fa questo come si può ragionevolmente credere di spuntarla in Calabria? E se questo non avviene in Calabria che senso ha iniziare la mattanza in Sicilia? Se anche l’infestazione fosse davvero all’inizio e si eradicasse con due o tre falò in Sicilia dopo come facciamo a impedire al coleottero di passare lo stretto?
Ecco io proverei a chiedere questo alla commissione europea e ai veterinari.
La domanda sul punto di pareggio costi - benefici (conseguenze economiche del blocco in apicoltura e in agricoltura – possibilità di eradicazione e risparmio sulla lotta ad un parassita divenuto endemico ) viene subito dopo.
Buona notte
Giovanni Caronia"
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