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Nel primo
articolo sono state discusse le potenziali fonti d'inquinamento rappresentate
dall'ambiente e dall'agricoltura. Il relativo carico di sostanze nocive
è risultato relativamente esiguo.
Nel presente articolo viene illustrato il carico di sostanze nocive nella
colonia d'api e nei rispettivi prodotti provocato da alcune forme di gestione
dell'azienda apicola.
I
prodotti per la lotta contro la varroa
I prodotti per la lotta contro la varroa (acaricidi), poiché impiegati
regolarmente, sono la fonte principale d'inquinamento. In Svizzera la
varroa è stato individuata nel 1984 e da allora si cerca di combatterla.
Sul sito Internet del Centro Svizzero di Ricerche Apicole (www.apis.admin.ch/index.htm)
è disponibile la lista aggiornata dei prodotti autorizzati e consigliati.
I principi attivi autorizzati in Svizzera vengono suddivisi in tre gruppi,
in base al potenziale di residui: principi attivi sintetici persistenti,
componenti volatili degli oli essenziali e acidi organici. I principi
attivi sintetici dei prodotti Folbex VA, Apistan, Bayvarol e Perizin sono
altamente liposolubili. Vengono denominati "persistenti" poiché
non vengono eliminati attraverso il riscaldamento. Il timolo, componente
volatile, è liposolubile ma anche leggermente idrosolubile. Gli
acidi organici sono soltanto idrosolubili. Dalla colonia d'api le sostanze
idrosolubili si trasferiscono nel miele, mentre quelle liposolubili nella
cera.
Residui
di acaricidi nei favi e nel miele
In questo studio pratico sono stati misurati i residui di acaricidi separatamente
nei favi da nido e da melario nonché nel miele, dopo 1 o 2 anni
di trattamento. I trattamenti sono stati eseguiti, in conformità
delle prescrizioni, in tarda estate. Le misurazioni dei residui sono state
effettuate nella primavera successiva, al momento della prima smielatura.
I favi da nido presentano una concentrazione di residui maggiore rispetto
ai favi da melario. I quantitativi variano notevolmente e dipendono principalmente
dalle concentrazioni dei principi attivi utilizzati nel trattamento. Sono
stati riscontrati residui nel miele delle colonie trattate con Folbex
(bromopropilato) e con Perizin (coumaphos), il che si spiega poiché
nei trattamenti a base di Folbex il quantitativo di principio attivo è
molto elevato e poiché il principio attivo del Perizin è
il meno liposolubile. Nel caso, invece, di trattamenti a base di fluvalinate
e flumethrina non sono stati riscontrati nel miele residui di rilievo.
Anche un trattamento a base di un acaricida persistente autorizzato, effettuato
un'unica volta in conformità delle prescrizioni, può comportare
la presenza di residui nel miele dell'anno successivo. Ciò è
il caso soprattutto del Folbex VA e del Perizin. Tuttavia i tenori restano
ben al disotto dei valori di tolleranza. Nel quadro degli studi relativi
ai residui, svolti dai laboratori cantonali nel corso degli anni, sono
state rilevate nel miele tracce esigue di acaricidi, tuttavia il valore
di tolleranza non è praticamente mai stato superato.
I nostri studi hanno dimostrato che anche la propoli svizzera viene contaminata
nella stessa misura della cera in seguito a trattamenti a base di acaricidi
(Bogdanov et al., 1998).
Ulteriori indicazioni: Bogdanov et al., 1998 e Wallner, 1999.
I
residui nella cera dei fogli cerei
Dal 1991, il Centro Svizzero di Ricerche Apicole svolge un'attività
di monitoraggio sui residui di acaricidi nella cera dei fogli cerei, cui
partecipa la maggior parte delle aziende svizzere attive nella lavorazione
della cera.
Nella cera nuova è sempre riscontrabile la presenza dei seguenti
principi attivi: bromopropilato, coumaphos e fluvalinate. Nella cera si
dimostrano persistenti. Ciò appare evidente nel caso del bromopropilato
(Folbex VA). Tale prodotto veniva somministrato in linea di massima prima
del 1991. A partire da questa data, è stato sostituito da Apistan
(fluvalinate), Perizin (coumaphos), Bayvarol (flumethrina). Tuttavia,
è da considerare che sono
necessari circa venti anni prima che il bromopropilato sparisca completamente
dalla cera dei fogli cerei. Per quanto riguarda il quarto principio attivo
analizzato, la flumethrina, non è mai stata registrata alcuna presenza
di rilievo. Ciò è dovuto al fatto che il Bayvarol è
stato scarsamente impiegato, che la quantità di flumethrina per
trattamento è molto esigua e che viene distribuita solamente una
frazione del quantitativo presente sulle strisce.
L'andamento della percentuale dei residui, rilevato nello studio durato
dieci anni, dipende da molteplici fattori quali: l'arrivo sul mercato
dei singoli prodotti, la frequenza delle applicazioni nella pratica, nonché
la dose specifica di principio attivo per ogni prodotto somministrata
alla colonia d'api. Gli apicoltori che decidono di darsi all'apicoltura
biologica devono innanzitutto eliminare i residui di acaricidi nella cera.
Per questo è necessario sostituire la cera utilizzata. Al momento
presso il Centro Svizzero di Ricerche Apicole sono in corso studi volti
a risolvere questo problema. Le prime analisi hanno dimostrato che non
occorre distruggere le arnie. Infatti, è sufficiente raschiarle
e sterilizzarle alla fiamma (Imdorf et al., 2002).
Ulteriori indicazioni: Bogdanov et al., 1998 a, Wallner, 1999 e Imdorf
et al., 2002.
Residui
di timolo
Nelle colonie d'api che sono state trattate annualmente nel periodo agosto-settembre
con l'Apilife VAR (timolo), di volta in volta, si è rilevata la
presenza di timolo nella cera e nel miele dell'anno successivo. La percentuale
di timolo nel miele primaverile è risultata sempre al disotto del
valore di tolleranza svizzero di 0,8 mg/kg. Non si deve temere alcun cambiamento
di sapore del miele causato dal timolo, poiché non si raggiunge
la soglia di percezione sensoriale che va da 1,1 a 1,5 mg di timolo per
kg di miele. La presenza di residui nella cera (favi da nido e da melario),
come pure nelle scorte, è stata notevolmente superiore. Tuttavia,
il timolo evapora completamente dai favi o dalla cera dei fogli cerei
nel giro di poche settimane dall'applicazione nelle colonie d'api.
Laddove è stato effettuato un trattamento prolungato per tutto
l'anno, utilizzando i telaini per il timolo, sono stati rilevati residui
nel miele con una concentrazione vicina al valore di tolleranza svizzero
o addirittura superiore. I mieli con tenore di timolo superiore a 1 mg/kg
circa hanno subito un cambiamento di sapore che li ha resi non commerciabili.
Ulteriori indicazioni: Bogdanov et al., 1998 b,c, 1999.
Residui di acidi
organici
Nel quadro di uno studio durato tre anni incentrato sulla lotta contro
la varroasi, alcune colonie d'api sono state sottoposte a due trattamenti
prolungati con acido formico, nel periodo agosto-ottobre, e con acido
ossalico (spruzzatura) nel periodo novembre-dicembre (colonie campione
oggetto dello studio). Le colonie di controllo, invece, sono state trattate
con Apistan nel periodo agosto-settembre. Negli anni successivi sono stati
misurati i tenori di residui di acido formico e di acido ossalico nel
miele in entrambi i gruppi di colonie.
Il miele prodotto dalle colonie campione ha mostrato in media un tenore
di acido formico superiore rispetto alle colonie di controllo. L'aumento
del tenore di residui in ragione del trattamento a base di acido formico
non presenta alcun effetto nocivo, in quanto non si discosta eccessivamente
dalle oscillazioni dei tenori naturali di acido formico presenti nel miele.
I trattamenti nel periodo primaverile (senza melari) aumentano sensibilmente
la percentuale di acido formico nel raccolto successivo e se ne consiglia
quindi un uso limitato alle emergenze.
Per quanto riguarda l'acido ossalico, invece, non è stato registrato
alcun aumento nel miele dovuto al trattamento.
Sotto il profilo della presenza di residui, si consiglia di sottoporre
le colonie d'api a trattamenti, contro la varroasi, a base di acido formico
a fine estate e a trattamenti a base di acido ossalico ad inizio inverno.
Ulteriori indicazioni: Bogdanov et al., 2002.
Lotta
illegale contro la peste americana a base di antibiotici
Residui di antibiotici causati dalla lotta
contro la peste americana
Nel 2000 è stata diffusa una notizia sconvolgente: i campioni di
miele presenti sul mercato svizzero contengono notevoli quantità
di residui di antibiotici vietati dalla legge. Nel 6% del miele svizzero
sono stati rilevati residui di sulfamidici, principalmente di sulfatiazolo.
Un terzo, circa, del miele estero sottoposto ad analisi nel 1999 conteneva
antibiotici, soprattutto streptomicina. Da allora le autorità competenti
in materia di derrate alimentari hanno intensificato i controlli sul miele.
La presenza di residui di antibiotici è dovuta principalmente ai
provvedimenti adottati nel quadro della lotta contro la peste americana.
Altre fonti di antibiotici, quali il loro impiego contro il colpo di fuoco
batterico, sono meno probabili ma non per questo da escludersi a priori.
Gli antibiotici non sono uno strumento idoneo contro la peste americana,
poiché annientano solo gli stadi vegetativi dei batteri e non le
spore, che sono più persistenti. Nei Paesi dell'UE, come pure in
Svizzera, i trattamenti a base di antibiotici delle colonie d'api sono
vietati. Il miele non deve contenere alcun residuo. Recentemente è
stato vietato sul mercato europeo il commercio del miele cinese poiché
contiene un pericoloso antibiotico: il cloramfenicolo. Dagli studi svolti
finora sulla presenza di residui, emerge che gli antibiotici utilizzati
in apicoltura rappresentano la fonte principale di residui.
Ulteriori indicazioni: Bogdanov e Fluri, 2000.
Lotta
contro la tarma della cera mediante paradiclorobenzolo
Residui di paradiclorobenzolo
Nel quadro dell'attività di monitoraggio, durata dieci anni, sui
residui della cera dei fogli cerei, è stata analizzata la presenza
di paradiclorobenzolo (PDCB), spesso impiegato nella lotta contro la tarma
della cera. Nei cerei nuovi la presenza di PDCB è sempre stata
chiaramente osservabile. Inoltre, essa non veniva eliminata durante la
lavorazione della cera. Studi a cura dei laboratori cantonali dimostrano
che in media il 34 per cento dei campioni di miele svizzero prodotto tra
il 1997 e il 2002 contiene PDCB! Nel 13 % dei campioni la percentuale
dei residui era superiore al valore di tolleranza. Queste scoperte sono
allarmanti.
Il paradiclorobenzolo, essendo un principio attivo liposolubile, rimane
nella cera da cui può migrare in parte anche nel miele (Wallner,
1991). L'attività di prevenzione e lotta contro la tarma della
cera dovrebbe essere svolta esclusivamente con le misure e prodotti a
disposizione che non presentano effetti nocivi (Charrière e Imdorf,
1997).
Altre
fonti di inquinamento legate all'apicoltura
Fonti di inquinamento rappresentate dai prodotti per la protezione del
legno, dalla smielatura e dallo stoccaggio del miele
I prodotti e le vernici per la protezione del legno che vengono impiegati
nelle arnie non devono contenere insetticidi né fungicidi che possono
eventualmente contaminare il miele. Per la smielatura non devono essere
impiegati per l'allontanamento delle api prodotti repellenti come ad esempio
gli spray. Queste sostanze possono contaminare il miele.
I recipienti per il miele devono essere costruiti con materiali idonei
allo stoccaggio di derrate alimentari. Per i grossi recipienti si consigliano
acciaio inossidabile e materia plastica specifica per i prodotti alimentari.
Anche i recipienti in lamiera bianca (priva di ruggine), e in alluminio
sono autorizzati, benché meno adatti. Non sono adatti, invece,
i recipienti zincati o quelli che hanno un rivestimento interno colorato.
Come recipienti per il consumo i vasetti in vetro con coperchio ad imboccatura
doppia e a chiusura ermetica sono i più adatti; tuttavia sono accettabili
anche i recipienti in materia plastica specifica per prodotti alimentari.
I vasetti in cartone con rivestimento in paraffina non sono né
ermetici né impermeabili all'acqua e di conseguenza non adatti
allo stoccaggio del miele.
Tali recipienti sono vietati in virtù della legge sulle derrate
alimentari, poiché nella paraffina sono contenute sostanze tossiche.
(ndr.: in Italia gli unici materiali che possono venire in contatto con
il miele sono rappresentati dall'acciaio, dal vetro, e dalle plastiche
alimentari)
Conclusioni
Gli studi presentati in entrambi gli articoli hanno dimostrato che le
fonti di residui nei prodotti apicoli vanno ricondotte soprattutto ad
alcune forme di gestione dell'azienda apicola. Il rischio maggiore di
contaminazione del miele è legato all'impiego di antibiotici contro
la peste americana. La cera e la propoli vengono contaminate essenzialmente
dagli acaricidi sintetici.
Le fonti d'inquinamento legate all'agricoltura e all'ambiente compromettono
i prodotti apicoli in misura notevolmente minore.
Grazie al controllo autonomo, cui, ai sensi di legge, vengono sottoposti
gli apicoltori svizzeri, e alla riconversione all'apicoltura biologica,
il carico di sostanze nocive può essere mantenuto a livelli minimi.
Stefan Bogdanov, Anton Imdorf, Jean-Daniel Charrière, Peter Fluri,
Verena Kilchenmann, Centro di ricerche apicole, FAM, Liebefeld, 3003 Berna
Traduzione: Simona Stückrad
Ringraziamo Martin Detli per la collaborazione redazionale e la signora
H. Hemmi per l'elaborazione grafica delle illustrazioni.
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ultima modifica:11 Aprile, 2004
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