mieli d'italia

HOME PAGE SITO 2001-2010
Apicoltura | Indirizzi utili | Miele e prodotti alveare | Servizi

Questa pagina è estratta dal vecchio sito di mieliditalia.it.
Per navigare all'interno del vecchio sito utilizza i link di colore marrone.
Se vuoi navigare nel nuovo sito utilizza i link di colore arancio o VAI AL SITO NUOVO


QUALITÀ DEI PRODOTTI APISTICI E FONTI D'INQUINAMENTO

Nel primo articolo sono state discusse le potenziali fonti d'inquinamento rappresentate dall'ambiente e dall'agricoltura. Il relativo carico di sostanze nocive è risultato relativamente esiguo.
Nel presente articolo viene illustrato il carico di sostanze nocive nella colonia d'api e nei rispettivi prodotti provocato da alcune forme di gestione dell'azienda apicola.

tabelle inquinamentoI prodotti per la lotta contro la varroa
I prodotti per la lotta contro la varroa (acaricidi), poiché impiegati regolarmente, sono la fonte principale d'inquinamento. In Svizzera la varroa è stato individuata nel 1984 e da allora si cerca di combatterla. Sul sito Internet del Centro Svizzero di Ricerche Apicole (www.apis.admin.ch/index.htm) è disponibile la lista aggiornata dei prodotti autorizzati e consigliati. I principi attivi autorizzati in Svizzera vengono suddivisi in tre gruppi, in base al potenziale di residui: principi attivi sintetici persistenti, componenti volatili degli oli essenziali e acidi organici. I principi attivi sintetici dei prodotti Folbex VA, Apistan, Bayvarol e Perizin sono altamente liposolubili. Vengono denominati "persistenti" poiché non vengono eliminati attraverso il riscaldamento. Il timolo, componente volatile, è liposolubile ma anche leggermente idrosolubile. Gli acidi organici sono soltanto idrosolubili. Dalla colonia d'api le sostanze idrosolubili si trasferiscono nel miele, mentre quelle liposolubili nella cera.

tabelle inquinamentoResidui di acaricidi nei favi e nel miele
In questo studio pratico sono stati misurati i residui di acaricidi separatamente nei favi da nido e da melario nonché nel miele, dopo 1 o 2 anni di trattamento. I trattamenti sono stati eseguiti, in conformità delle prescrizioni, in tarda estate. Le misurazioni dei residui sono state effettuate nella primavera successiva, al momento della prima smielatura.
I favi da nido presentano una concentrazione di residui maggiore rispetto ai favi da melario. I quantitativi variano notevolmente e dipendono principalmente dalle concentrazioni dei principi attivi utilizzati nel trattamento. Sono stati riscontrati residui nel miele delle colonie trattate con Folbex (bromopropilato) e con Perizin (coumaphos), il che si spiega poiché nei trattamenti a base di Folbex il quantitativo di principio attivo è molto elevato e poiché il principio attivo del Perizin è il meno liposolubile. Nel caso, invece, di trattamenti a base di fluvalinate e flumethrina non sono stati riscontrati nel miele residui di rilievo.
Anche un trattamento a base di un acaricida persistente autorizzato, effettuato un'unica volta in conformità delle prescrizioni, può comportare la presenza di residui nel miele dell'anno successivo. Ciò è il caso soprattutto del Folbex VA e del Perizin. Tuttavia i tenori restano ben al disotto dei valori di tolleranza. Nel quadro degli studi relativi ai residui, svolti dai laboratori cantonali nel corso degli anni, sono state rilevate nel miele tracce esigue di acaricidi, tuttavia il valore di tolleranza non è praticamente mai stato superato.
I nostri studi hanno dimostrato che anche la propoli svizzera viene contaminata nella stessa misura della cera in seguito a trattamenti a base di acaricidi (Bogdanov et al., 1998).
Ulteriori indicazioni: Bogdanov et al., 1998 e Wallner, 1999.

tabelle inquinamentoI residui nella cera dei fogli cerei
Dal 1991, il Centro Svizzero di Ricerche Apicole svolge un'attività di monitoraggio sui residui di acaricidi nella cera dei fogli cerei, cui partecipa la maggior parte delle aziende svizzere attive nella lavorazione della cera.
Nella cera nuova è sempre riscontrabile la presenza dei seguenti principi attivi: bromopropilato, coumaphos e fluvalinate. Nella cera si dimostrano persistenti. Ciò appare evidente nel caso del bromopropilato (Folbex VA). Tale prodotto veniva somministrato in linea di massima prima del 1991. A partire da questa data, è stato sostituito da Apistan (fluvalinate), Perizin (coumaphos), Bayvarol (flumethrina). Tuttavia, è da considerare che tabelle inquinamentosono necessari circa venti anni prima che il bromopropilato sparisca completamente dalla cera dei fogli cerei. Per quanto riguarda il quarto principio attivo analizzato, la flumethrina, non è mai stata registrata alcuna presenza di rilievo. Ciò è dovuto al fatto che il Bayvarol è stato scarsamente impiegato, che la quantità di flumethrina per trattamento è molto esigua e che viene distribuita solamente una frazione del quantitativo presente sulle strisce.
L'andamento della percentuale dei residui, rilevato nello studio durato dieci anni, dipende da molteplici fattori quali: l'arrivo sul mercato dei singoli prodotti, la frequenza delle applicazioni nella pratica, nonché la dose specifica di principio attivo per ogni prodotto somministrata alla colonia d'api. Gli apicoltori che decidono di darsi all'apicoltura biologica devono innanzitutto eliminare i residui di acaricidi nella cera. Per questo è necessario sostituire la cera utilizzata. Al momento presso il Centro Svizzero di Ricerche Apicole sono in corso studi volti a risolvere questo problema. Le prime analisi hanno dimostrato che non occorre distruggere le arnie. Infatti, è sufficiente raschiarle e sterilizzarle alla fiamma (Imdorf et al., 2002).
Ulteriori indicazioni: Bogdanov et al., 1998 a, Wallner, 1999 e Imdorf et al., 2002.

tabelle inquinamentoResidui di timolo
Nelle colonie d'api che sono state trattate annualmente nel periodo agosto-settembre con l'Apilife VAR (timolo), di volta in volta, si è rilevata la presenza di timolo nella cera e nel miele dell'anno successivo. La percentuale di timolo nel miele primaverile è risultata sempre al disotto del valore di tolleranza svizzero di 0,8 mg/kg. Non si deve temere alcun cambiamento di sapore del miele causato dal timolo, poiché non si raggiunge la soglia di percezione sensoriale che va da 1,1 a 1,5 mg di timolo per kg di miele. La presenza di residui nella cera (favi da nido e da melario), come pure nelle scorte, è stata notevolmente superiore. Tuttavia, il timolo evapora completamente dai favi o dalla cera dei fogli cerei nel giro di poche settimane dall'applicazione nelle colonie d'api.
Laddove è stato effettuato un trattamento prolungato per tutto l'anno, utilizzando i telaini per il timolo, sono stati rilevati residui nel miele con una concentrazione vicina al valore di tolleranza svizzero o addirittura superiore. I mieli con tenore di timolo superiore a 1 mg/kg circa hanno subito un cambiamento di sapore che li ha resi non commerciabili.
Ulteriori indicazioni: Bogdanov et al., 1998 b,c, 1999.

Residui di acidi organici
Nel quadro di uno studio durato tre anni incentrato sulla lotta contro la varroasi, alcune colonie d'api sono state sottoposte a due trattamenti prolungati con acido formico, nel periodo agosto-ottobre, e con acido ossalico (spruzzatura) nel periodo novembre-dicembre (colonie campione oggetto dello studio). Le colonie di controllo, invece, sono state trattate con Apistan nel periodo agosto-settembre. Negli anni successivi sono stati misurati i tenori di residui di acido formico e di acido ossalico nel miele in entrambi i gruppi di colonie.
Il miele prodotto dalle colonie campione ha mostrato in media un tenore di acido formico superiore rispetto alle colonie di controllo. L'aumento del tenore di residui in ragione del trattamento a base di acido formico non presenta alcun effetto nocivo, in quanto non si discosta eccessivamente dalle oscillazioni dei tenori naturali di acido formico presenti nel miele. I trattamenti nel periodo primaverile (senza melari) aumentano sensibilmente la percentuale di acido formico nel raccolto successivo e se ne consiglia quindi un uso limitato alle emergenze.
Per quanto riguarda l'acido ossalico, invece, non è stato registrato alcun aumento nel miele dovuto al trattamento.
Sotto il profilo della presenza di residui, si consiglia di sottoporre le colonie d'api a trattamenti, contro la varroasi, a base di acido formico a fine estate e a trattamenti a base di acido ossalico ad inizio inverno.
Ulteriori indicazioni: Bogdanov et al., 2002.

tabelle inquinamentoLotta illegale contro la peste americana a base di antibiotici
Residui di antibiotici causati dalla lotta contro la peste americana
Nel 2000 è stata diffusa una notizia sconvolgente: i campioni di miele presenti sul mercato svizzero contengono notevoli quantità di residui di antibiotici vietati dalla legge. Nel 6% del miele svizzero sono stati rilevati residui di sulfamidici, principalmente di sulfatiazolo. Un terzo, circa, del miele estero sottoposto ad analisi nel 1999 conteneva antibiotici, soprattutto streptomicina. Da allora le autorità competenti in materia di derrate alimentari hanno intensificato i controlli sul miele.
La presenza di residui di antibiotici è dovuta principalmente ai provvedimenti adottati nel quadro della lotta contro la peste americana. Altre fonti di antibiotici, quali il loro impiego contro il colpo di fuoco batterico, sono meno probabili ma non per questo da escludersi a priori. Gli antibiotici non sono uno strumento idoneo contro la peste americana, poiché annientano solo gli stadi vegetativi dei batteri e non le spore, che sono più persistenti. Nei Paesi dell'UE, come pure in Svizzera, i trattamenti a base di antibiotici delle colonie d'api sono vietati. Il miele non deve contenere alcun residuo. Recentemente è stato vietato sul mercato europeo il commercio del miele cinese poiché contiene un pericoloso antibiotico: il cloramfenicolo. Dagli studi svolti finora sulla presenza di residui, emerge che gli antibiotici utilizzati in apicoltura rappresentano la fonte principale di residui.
Ulteriori indicazioni: Bogdanov e Fluri, 2000.

tabelle inquinamentoLotta contro la tarma della cera mediante paradiclorobenzolo
Residui di paradiclorobenzolo

Nel quadro dell'attività di monitoraggio, durata dieci anni, sui residui della cera dei fogli cerei, è stata analizzata la presenza di paradiclorobenzolo (PDCB), spesso impiegato nella lotta contro la tarma della cera. Nei cerei nuovi la presenza di PDCB è sempre stata chiaramente osservabile. Inoltre, essa non veniva eliminata durante la lavorazione della cera. Studi a cura dei laboratori cantonali dimostrano che in media il 34 per cento dei campioni di miele svizzero prodotto tra il 1997 e il 2002 contiene PDCB! Nel 13 % dei campioni la percentuale dei residui era superiore al valore di tolleranza. Queste scoperte sono allarmanti.
Il paradiclorobenzolo, essendo un principio attivo liposolubile, rimane nella cera da cui può migrare in parte anche nel miele (Wallner, 1991). L'attività di prevenzione e lotta contro la tarma della cera dovrebbe essere svolta esclusivamente con le misure e prodotti a disposizione che non presentano effetti nocivi (Charrière e Imdorf, 1997).

tabelle inquinamentoAltre fonti di inquinamento legate all'apicoltura
Fonti di inquinamento rappresentate dai prodotti per la protezione del legno, dalla smielatura e dallo stoccaggio del miele

I prodotti e le vernici per la protezione del legno che vengono impiegati nelle arnie non devono contenere insetticidi né fungicidi che possono eventualmente contaminare il miele. Per la smielatura non devono essere impiegati per l'allontanamento delle api prodotti repellenti come ad esempio gli spray. Queste sostanze possono contaminare il miele.
I recipienti per il miele devono essere costruiti con materiali idonei allo stoccaggio di derrate alimentari. Per i grossi recipienti si consigliano acciaio inossidabile e materia plastica specifica per i prodotti alimentari. Anche i recipienti in lamiera bianca (priva di ruggine), e in alluminio sono autorizzati, benché meno adatti. Non sono adatti, invece, i recipienti zincati o quelli che hanno un rivestimento interno colorato. Come recipienti per il consumo i vasetti in vetro con coperchio ad imboccatura doppia e a chiusura ermetica sono i più adatti; tuttavia sono accettabili anche i recipienti in materia plastica specifica per prodotti alimentari. I vasetti in cartone con rivestimento in paraffina non sono né ermetici né impermeabili all'acqua e di conseguenza non adatti allo stoccaggio del miele.
Tali recipienti sono vietati in virtù della legge sulle derrate alimentari, poiché nella paraffina sono contenute sostanze tossiche.
(ndr.: in Italia gli unici materiali che possono venire in contatto con il miele sono rappresentati dall'acciaio, dal vetro, e dalle plastiche alimentari)

Conclusioni
Gli studi presentati in entrambi gli articoli hanno dimostrato che le fonti di residui nei prodotti apicoli vanno ricondotte soprattutto ad alcune forme di gestione dell'azienda apicola. Il rischio maggiore di contaminazione del miele è legato all'impiego di antibiotici contro la peste americana. La cera e la propoli vengono contaminate essenzialmente dagli acaricidi sintetici.
Le fonti d'inquinamento legate all'agricoltura e all'ambiente compromettono i prodotti apicoli in misura notevolmente minore.
Grazie al controllo autonomo, cui, ai sensi di legge, vengono sottoposti gli apicoltori svizzeri, e alla riconversione all'apicoltura biologica, il carico di sostanze nocive può essere mantenuto a livelli minimi.

Stefan Bogdanov, Anton Imdorf, Jean-Daniel Charrière, Peter Fluri, Verena Kilchenmann, Centro di ricerche apicole, FAM, Liebefeld, 3003 Berna
Traduzione: Simona Stückrad
Ringraziamo Martin Detli per la collaborazione redazionale e la signora H. Hemmi per l'elaborazione grafica delle illustrazioni.

Bibliografia
1. Altmann, G.A., (1983), Untersuchung von Honig aus dem Raum Stolberg auf Schwermetalle. Diplomarbeit Fachhochschule Aachen.
2. Bogdanov S., Fluri P., (2000) Miele: qualità e residui di antibiotici, L'Ape 8-11
3. Bogdanov S., Kilchenmann V., Imdorf A., (1998a) Acaricide residues in some bee products, Journal of Apicultural Research 37, 57-67.
4. Bogdanov S., Imdorf A., Kilchenmann V., (1998b) Residues in wax and honey after Apilife VAR treatment, Apidologie 29, 513-524.
5. Bogdanov S., Kilchenmann V., Fluri P., Bühler U., Lavanchy P., (1998) Influenza degli acidi organici e delle componenti degli olii essenziali, L'Ape 81, 23-27.
6. Bogdanov S., Imdorf A., Kilchenmann V., Fluri P., (1999) Telaini al timolo Frakno per la lotta contro la Varroa jacobsoni, L'Ape 82, 6-13.
7. Bogdanov S., Zimmerli B., Erard M. (1986) Schwermetalle in Honig, Mitt. Gebiete Lebensm. Hyg. 77, 153-158.
8. Bogdanov, S. et al. (2002), Residues in honey after treatments with formic and oxalic acid under field conditions, Apidologie, 33 (4) im Druck.
9. Brasse D., (2001) Stellungnahme der BBA zum Streptomycin-Problem. Teil 2 Bewertung der Rückstandswerte im Honig, Allgemeine Deutsche Imkerzeitung 35, 24-25.
10. Charrière J.D., Imdorf A., (1997) Schutz der Waben vor Mottenschäden. Weiterbildungskurs für Berater, Mitteilung der Sektion Bienen 1-14.
11. Devillers J., Pham-Delègue M.H., (2002). Honey Bees: Estimating the environmental impact of chemicals, Taylor & Francis, London and New York,
12. Fléché C., (1997) Risques de dissémination des maladies apiaires par les mouvements internationaux des abeilles et de leurs produits, Revue Scientifique et Technique de l'Office International des Epizooties 16, 177-186.
13. Höffel, I., Apis mellifica L. als Indikator der 'Umweltgüte' im Stadtgebiet von Saarbrücken. (1982) Diplomarbeit Universität Saarbrück.
14. Imdorf A., Bogdanov S., Charrière J.D., Fluri P., Kilchenmann V., (2001) Fonti d'inquinamento e qualità dei prodotti apicoli - Conoscenze di base per gli apicoltori, Mitteilungen des Schweizerischen Zentrums für Bienenforschung.
15. Imdorf A., Kilchenmann V., Kuhn R., Bogdanov S., (2002) Wird akarizidfreies Bienenwachs durch Rückstände auf den Kastenwänden verunreinigt?, Schweizerische Bienen-Zeitung 125, 22-24.
16. Porrini C., Ghini S., Girotti S., Sabatini A.G., Gattavecchia E., Celli G. (2002) Use of honey bees as bioindicators of environmental pollution in Italy, Devillers, J. and Pham-Delègue, M. H., in: Honey bees: Estimating the environmental impact of chemicals, Taylor & Francis, London and New York, 186-247.
17. Schur A., Wallner K., (1998) Wirkstoffeintrag durch Sammelbienen nach Applikation von bienenungefährlichen Pflanzenschutzmitteln in blühenden Winterraps, Apidologie 29, 417-419.
18. Wallner K., (1991) Das Wachsmottenbekämpfungsmittel Paradichlorbenzol, Schweizerische Bienen-Zeitung 116, 582-587.
19. Wallner, K., (1997) Bericht der LA für Bienenkunde d. Universität Hohenheim 1996 ADIZ (3), S.XV.
20. Wallner K., (1999) Varroacides and their residues in bee products, Apidologie 30, 235-248


ultima modifica:11 Aprile, 2004 -