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QUALITÀ DEI PRODOTTI APISTICI E FONTI D'INQUINAMENTO

Il singolo apicoltore non è praticamente in grado di appurare quali sostanze nocive siano presenti nelle vicinanze o all'interno della colonia. È tuttavia importante da dove provengono e quante di esse sono riscontrabili nell'apiario.
inquinamentoTali informazioni consentono di evitare l'immissione nell'apiario di nuove sostanze nocive. L'aspetto della qualità dei prodotti apistici interessa pure i consumatori che confidano nella competenza degli apicoltori. Mediante prove e misurazioni è possibile valutare il potenziale di carico delle fonti d'inquinamento. I rispettivi risultati vengono presentati in due articoli; su questo numero ne presentiamo il primo.

Api e prodotti apistici possono presentare un carico di sostanze nocive riconducibili all'ambiente, all'agricoltura e a determinati metodi applicati dagli apicoltori. Nel presente articolo si riferisce delle possibili fonti di emissione di sostanze nocive a livello ambientale ed agricolo. Nella parte 2 verrà affrontata la tematica del carico di sostanze nocive nella colonia d'api e nei rispettivi prodotti provocato da alcune forme di gestione dell'azienda apicola.
inquinamentoLe sostanze nocive emesse dall'ambiente possono finire nella colonia d'api in diversi modi. L'ape può trasportare sostanze nocive all'interno della colonia direttamente attraverso l'acqua e l'aria. Una pianta può assorbire sostanze nocive dall'aria, dall'acqua o dal suolo e "cederle" alla colonia d'api attraverso il nettare o il polline. Per quanto concerne il carico di sostanze nocive nel miele, questa forma di assorbimento indiretta riveste l'importanza maggiore. La salute della colonia d'api dipende infatti dal carico totale.
Il volo delle api nel loro comprensorio è molto intenso. L'analisi della colonia d'api può indicare il carico di sostanze nocive di un determinato comprensorio. Vi sono già stati casi in cui api e prodotti apistici hanno funto da indicatori del carico di pesticidi e metalli pesanti. Per ulteriori indicazioni in merito si rinvia a Devillers et al., 2002.

inquinamentoLa fonte d'inquinamento "ambiente"
L'aria può presentare carichi di diversa entità di metalli pesanti emessi dall'industria e dal traffico. Queste sostanze nocive sono riscontrabili pure nel miele. È interessante constatare che la melata presenta un carico di sostanze nocive nettamente superiore rispetto agli altri tipi di miele. Le superfici bottinate dalle api per la produzione di melata sono generalmente molto esposte all'aria, mentre il nettare contenuto nei fiori è meglio protetto. Nelle regioni in cui le emissioni sono costituite prevalentemente da metalli pesanti, il carico della melata può addirittura quadruplicare. Questa situazione si riscontra nelle aree industriali, nei vasti agglomerati urbani o in zone in prossimità di inceneritori o di strade con traffico intenso. Per i consumatori di miele i valori rilevati in occasione delle misurazioni effettuate nel 1986 non costituiscono alcun rischio (Bogdanov et al, 1986).
Essi sono inferiori anche ai valori soglia raccomandati per il miele proveniente dall'UE. Studi condotti in diversi Paesi dell'UE mostrano un quadro analogo. È probabile che le api fungano da filtro, visto che in esse sono riscontrabili valori superiori rispetto a quelli rilevati nel miele.
Da analisi effettuate in Germania in regioni con un carico molto elevato di metalli pesanti, i rispettivi residui nella colonia d'api si ripartiscono come segue: api = propoli > cera > miele (Höffel, 1982). Nel momento in cui il favo viene fuso, la cera è depurata dai metalli pesanti. La propoli impiegata per scopi medici dovrebbe provenire da aree distanti da fonti di emissioni di metalli pesanti. Grazie all'introduzione della marmitta catalitica, in Svizzera il carico di piombo è esiguo. Per ulteriori indicazioni in merito si rinvia a Hoffel, 1982; Altmann, 1983; Porrini et al., 2002.
In Svizzera e nell'Europa occidentale il carico di sostanze radioattive è insignificante.

inquinamentoLa fonte d'inquinamento "agricoltura"
Nel corso di un esperimento effettuato in Germania sono stati presi in considerazione due pesticidi spruzzati sui campi di colza in fiore e portati dalle api all'interno dell'apiario, ossia l'insetticida Mavrik flo (principio attivo Tau-Fluvalinato) utilizzato nella lotta al meligete della colza e il fungicida Ronilan EG (principio attivo Vinclozolin) impiegato contro il mal dello sclerozio della colza. Per un periodo di sei giorni dopo il trattamento, al loro arrivo davanti alla porticina le api che avevano bottinato il campo di colza in questione venivano catturate per rilevare i residui dei prodotti summenzionati presenti nelle loro vescichette mellifere. In tutti i sei giorni di misurazione, nelle vescichette mellifere sono stati riscontrati residui dell'insetticida e del fungicida con cui erano stati trattati i campi di colza. Il contenuto di pesticidi nelle vescichette mellifere era compreso fra 0.1 e 30 mg/kg.
La concentrazione nel miele estratto variava da 2 a 18 microgrammi/kg ossia un tenore mille volte inferiore rispetto a quello rilevato nelle api! Questa enorme differenza è riconducibile a una specie di effetto filtro delle api. Nella procedura ufficiale d'omologazione prevista per tutti i prodotti fitosanitari, l'aspetto della tollerabilità delle api è oggetto di analisi approfondite. Possono venir messi in commercio soltanto prodotti innocui per l'ambiente e gli utilizzatori. In Svizzera, il trattamento di campi di colza in fiore utilizzando fungicidi contenenti Vinclozolin è autorizzato, mentre è vietato l'impiego di insetticidi.
In Svizzera, per valutare il rischio del carico di pesticidi nel miele e nella cera sono stati analizzati diversi campioni di cera di fogli cerei di sei anni di produzione nonché 27 campioni di miele. Mediante tali analisi si è voluto appurare l'eventuale presenza di 69 diversi principi attivi presenti in prodotti utilizzati in ambito agricolo. Per i pesticidi il limite di rilevazione era compreso fra 5 e 50 microgrammi/kg. Siccome la maggior parte dei pesticidi è liposolubile, tendono a depositarsi nella cera piuttosto che nel miele. Nel corso di analisi dei prodotti apistici svolte all'estero sono stati riscontrati residui di pesticidi e di contaminanti organici come il PCB (difenile policlorurato). Il grado di carico dei diversi prodotti apistici era: propoli > cera > polline > miele.
inquinamentoPer le regioni particolarmente a rischio d'infestazione da fuoco batterico viene attualmente considerata l'eventualità di autorizzare trattamenti a base di antibiotici degli alberi da frutto in fiore.
Da un'analisi effettuata in Germania è emerso che dopo trattamenti di questo genere nel miele possono essere riscontrati residui di antibiotici.
Sono in corso esperimenti finalizzati a limitare la diffusione del fuoco batterico ricorrendo a metodi di lotta alternativi anziché agli antibiotici. A tal proposito va osservato che gli apicoltori contribuiscono da anni alla lotta contro il fuoco batterico. Nel periodo dal 1o aprile al 30 giugno evitano infatti di trasferire colonie d'api da zone infestate dal fuoco batterico a zone indenni.

Leggi la seconda parte dell'articolo

Stefan Bogdanov,
Anton Imdorf,
Jean-Daniel Charrière,
Peter Fluri,
Verena Kilchenmann,
Traduzione: P. Vanini
Centro di ricerche apicole, FAM, Liebefeld, 3003 Berna

Riassunto
Da analisi effettuate in Svizzera e all'estero su diversi prodotti apistici è emerso che il carico di sostanze nocive provenienti dall'ambiente e dall'agricoltura è generalmente esiguo e non costituisce alcun problema. Le sostanze nocive presenti nell'ambiente ed usate in agricoltura possono, invece, rivestire un significato considerevole per la salute delle api. È tuttavia molto difficile accertarne gli effetti. Si presume che le api fungano da filtro. Il carico di sostanze nocive riscontrato nel miele è molto esiguo, quello rilevato nel polline e nella propoli è maggiore.


ultima modifica:11 Aprile, 2004 -