|
|

"Se
le api sparissero dalla faccia della terra, l'uomo non avrebbe più
di quattro anni di vita" - A. Einstein
Bruxelles:
migliaia di apicoltori "pungono"la Commissione Europea
Reportage fotografico
Lunedì
18 febbraio: migliaia di apicoltori, provenienti da tutta l'Europa, si
sono ritrovati per manifestare davanti alla sede del Consiglio dei Ministri
dell'Agricoltura dell'U.E.
Notoriamente
gran parte del bilancio comunitario è impiegato in misure di sostegno
alle produzioni agricole ed al mondo rurale.
L'apicoltura, pur essendo un'attività agricola con tali ricadute
positive per l'ambiente da renderla "attività ecologica per
eccellenza", non è "protetta" in alcun modo.
I produttori europei di miele, pertanto, si trovano a competere senza
alcuna protezione nel mercato mondiale.
Non a caso oltre il 50% del miele consumato in Europa ed in Italia è
importato dalla Cina, dall'America latina e dall'Europa orientale.
Sull'urgenza di trovare soluzioni e nuove politiche per l'apicoltura si
era espresso il Parlamento Europeo con una mozione, votata alla quasi
unanimità, nello scorso mese di dicembre.
Gli apicoltori non chiedono elemosine ma una nuova, e diversa, attenzione
delle politiche comunitarie per consentire ai produttori europei di collocare
il loro prodotto sul mercato e per garantire la sopravvivenza di un settore
indispensabile per l'impollinazione agroforestale.
Una delegazione ha presentato ad Arias Canete, Ministro spagnolo dell'Agricoltura,
presidente del Consiglio agricolo, le principali e più urgenti
rivendicazioni:
- Allargamento delle azioni del Reg.1221/99 CEE con sostegno ai produttori
per la ricostruzione e l'incremento degli alveari.
- Inserire il miele, di alta qualità, nell'elenco di prodotti che
possono avvalersi di programmi di promozione dei consumi cofinanziati
dall'U.e.
- Revisione della procedura d'omologazione dei prodotti fitosanitari con
una maggior precauzione per la tossicità sulle api delle molecole
di nuova generazione (che stanno provocando stragi d'alveari).
L'Unione degli apicoltori italiani - UNAAPI - ha denunciato l'immotivato
ritardo della procedura di riconoscimento dell'attestazione di qualità,
quale Specialità Tradizionale Garantita, del Miele Vergine Integrale,
richiesta presentata dall'Italia fin dal 1996.
La nuova direttiva comunitaria sul miele, pubblicata il 12 gennaio 2002,
consente, finalmente, anche per il miele il riconoscimento di livelli
qualitativi differenti.
Il Vergine Integrale, vale ricordarlo, è una modalità qualitativa
che pone stretti vincoli alla produzione e trasformazione del miele (nata
ed affermatasi in Italia) che non consente surriscaldamento (solo temperature
di lavorazione come quelle dell'alveare) con tempi di lavorazione e commercializzazione
tali da garantire al consumatore un prodotto fresco, completo ed integro.
Al miele di qualità si oppongono un piccolo gruppo d'importatori,
prevalentemente tedeschi, che su un miele miscelato standard, banalizzato
e privato d'origine territoriale, di varietà e specificità
floreali fonda i propri larghi margini economici.
Per fare una analogia con altri settori, sarebbe come se per l'olio d'oliva
non esistesse la denominazione "extra vergine".
Il Ministro Canete ha dato segno di una sua prima disponibilità
ed il Ministro italiano Giovanni Alemanno, nel corso dei lavori del Consiglio,
ha posto con forza l'urgenza di attivare una politica per l'apicoltura
quale esigenza ed interesse nazionale dell'Italia.
Contiamo che a queste prime aperture possano seguire passi avanti significativi
della politica comunitaria.
Il miele
può essere anche importato: l'impollinazione agricola e forestale
No!!!!
L'apicoltura europea è indispensabile per la difesa dell'ambiente!
|
ultima modifica:
4 Agosto, 2010
|
|
|