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La
produzione di seme in specie allogame considerate entomofile è
legata alla presenza di insetti pronubi presenti nell'ambiente durante
il periodo di fioritura (Guy et al., 1969; Pinzauti, 1991, 1996; Frediani,
2000). E' stato dimostrato che le api per raccogliere il nettare sui fiori
percorrono talora distanze notevoli (Pinzauti, 1992), inquinando anche
dal punto di vista genetico, cultivar o ecotipi coltivati in areali ritenuti
non a rischio (Macchia e Pinzauti, 1985). Va da se che la riproduzione
di materiale in selezione nei programmi di miglioramento genetico richiede
una distanza di sicurezza tale da occupare vaste aree aziendali oppure,
in alternativa, utilizzare impianti in aree di isolamento lontano dai
centri sperimentali sorvegliate per la eliminazione di piante della stessa
specie oggetto di selezione. Per questi motivi, la realizzazione di incroci
tra progenie selezionate o la semplice riproduzione di popolazioni sperimentali
in aree isolate richiede ingenti quantità di lavoro e una elevata
disponibilità finanziaria.
Nei programmi di miglioramento genetico tradizionale, l'introduzione controllata
di insetti pronubi in aree confinate consente di realizzare impollinazioni
guidate evitando le laboriose operazioni di incrocio manuale e riducendo
i costi legati alla riproduzione (Pinzauti, 1991; Pinzauti e Rondinini,
1991; Pinzauti, 1996; Piano et al., 1998).
L'utilizzo di alcune specie di insetti appartenenti alla superfamiglia
Apoidei in ambiente confinato consente di ottenere incroci controllati
casuali e completi garantendo la ricombinazione genica desiderata ed eliminando
il rischio della presenza di polline estraneo. Gli insetti pronubi devono
operare in piccole aree isolate con apposite reti che impediscono l'ingresso
a pronubi esterni ed attrezzate in modo tale da garantire l'allevamento
delle piante nelle migliori condizioni durante tutto il periodo vegetativo.
Questo sistema di riproduzione richiede l'utilizzo di insetti idonei ad
esercitare l'attività di impollinazione in ambienti ristretti caratterizzati
da condizioni climatiche molto stressanti per lo svolgimento della loro
attività entomofila (Pinzauti, 1991, 1992, 1996; Piano et al.,
1998). Al fine di valutare l'efficacia di impollinazione di alcuni insetti
pronubi in specie foraggere entomofile è stato preparato, nell'areale
pugliese, un sistema di allevamento confinato di colture di trifoglio
alessandrino e di medica utilizzando come impollinatori Apoidei solitari
(megachile e osmie) e sociali (api mellifiche).
L'ipotesi di lavoro realizzata si proponeva la produzione di seme di popolazioni
sintetiche sperimentali a diverso numero di costituenti e con differenti
livelli di omozigosi e la moltiplicazione di 2 ecotipi di medica. A tale
scopo è stato valuto: a) l'effetto dell'impollinazione entomofila
sulla produzione di seme e sulle sue componenti; b) l'eventuale influenza
del periodo di clausura sulla sanità degli insetti stessi e sui
parametri riproduttivi e produttivi (cera, polline e miele).
Materiali e metodi
La
riproduzione di seme di 10 popolazioni sintetiche a 3 e a 6 costituenti
e con differente livello di omozigosi di trifoglio alessandrino (Trifolium
alexandrinum L.) e due ecotipi "Sicilia" e "Campania"
di erba medica (Medicago sativa L.) è stata eseguita in ambienti
confinati. Dieci aree di isolamento sono state osservate per ognuno dei
tre anni di valutazione (1999, 2000 e 2001). Gli insetti impollinatori
utilizzati nella sperimentazione sono stati: 2 specie di Apoidei solitari,
a nidificazione gregaria quali il Megachile rotundata (F.). e l'Osmia
cornuta Latr. (Sex-ratio 3:1) e uno sociale quale l'Apis mellifera L..
In ogni area di isolamento, in prossimità dei nidi artificiali
impiegati (vedi tecnica proposta da Felicioli e Pinzauti, 1994), il numero
di insetti rilasciati per m2 è stato: 100 bozzoli per il megachile,
10 per l'osmia e circa 8000 api mellifiche in un'arnia razionale.
Le piante sono state allevate in vasi di polietilene dalle dimensioni
di 20 cm di altezza e di 16 cm di diametro inferiore e 20 cm di quello
superiore, con substrato costituito da 50% di terreno autoctono e il rimanente
50% da sabbia di fiume. L'ambiente confinato che ospitava i vasi era costituito
da una struttura metallica tubolare delle dimensioni di 2,5 x 2,5 m di
base e 2 m di altezza. Ogni vaso era dotato di un sistema di irrigazione
individuale con un irrigatore a goccia della portata di 0,5 litri/sec.
L'impianto d'irrigazione a bassa pressione è stato appositamente
preparato per questo esperimento allo scopo anche di favorire l'attività
di termoregolazione degli insetti in clausura forzata. Alla comparsa di
petali del primo abbozzo fiorale, la struttura contenente 100 vasi è
stata coperta con una rete (maglie 1x1 mm) in polietilene del tipo "Medioombra
50".
Le cellette (megachile) e i bozzoli (osmia), con i rispettivi nidi artificiali,
unitamente agli alveari con le api mellifiche sono stati introdotti nelle
tesi isolate quando circa il 20% degli steli portavano capolini fioriti.
La clausura degli insetti nelle gabbie è durata 42 giorni, periodo
utile per l'impollinazione di tutti i fiori prima della caduta. Al termine
di questo periodo, i nidi artificiali e gli alveari sono stati analizzati
per verificare l'effettiva attività ovideponente in atto e la produttività
dell'alveare, nonché l'eventuale costruzione di un foglio cereo
disposto al centro tra i telaini di covata è stata valutata mediante
parametri (1-9) riguardanti la superficie occupata (covata, miele, polline,
cellette di cera). La valutazione è stata comparata anche con quanto
ottenuto da analoghe colonie poste fuori per l'impollinazione in pieno
campo.
A maturazione fisiologica del seme le piante sono state raccolte e lasciate
essiccare in ambiente protetto a temperatura ambiente. Su ogni pianta
è stato determinato il numero di organi fruttiferi, il peso del
seme prodotto, il numero di semi per organo fruttifero ed il peso 1000
semi.
L'analisi dei dati sull'attività pronuba svolta dalle api nell'ambiente
confinato, nel caso del trifoglio, tranne nel 2000 per la riproduzione
della cv. "Sacromonte", è stata eseguita confrontando
osservazioni ottenute in anni differenti allevate in pieno campo. Per
la medica, il confronto tra piante allevate in ambiente confinato e quelle
in pieno campo è stato effettuato utilizzando piante non coetanee.
I
dati raccolti sono stati elaborati statisticamente mediante l'analisi
della varianza.
Risultati
Ambedue gli Apoidei solitari impiegati nella sperimentazione (O. cornuta
e M. rotundata) hanno dimostrato, sin dal primo momento della loro introduzione
nelle gabbie, di non adattarsi alla clausura. Le condizioni climatiche
di quel particolare ambiente pugliese, e molto probabilmente anche lo
stress subito dagli insetti a seguito del viaggio (Pisa-Foggia) non hanno
consentito lo svolgimento di nessuna attività pronuba (nidi artificiali
risultati privi di covata). In altri areali italiani (vedi Lodi) tali
insetti pronubi sono invece risultati molto attivi nell'impollinazione
dei medesimi fiori (Piano et al., 1998 - Piano et al., in corso di stampa)
e ciò coincide anche con quanto verificato da Martiniello, et al.
(1999) e da Felicioli (2000) in prove di pieno campo. Al contrario le
api mellifiche in clausura hanno svolto una efficace attività pronuba
in entrambe le colture foraggere coltivate non riportando negatività
per lo sviluppo della colonia.
Le condizioni ambientali nei tre anni di valutazione sono risultate piuttosto
variabili. L'attività di immagazzinamento del miele e del polline,
nonché la produzione di cera, osservate a fine prova, è
risultata essere in funzione degli anni di valutazione (Tabella 1).
Infatti, la produzione di miele e polline (superficie di cellette occupate)
è stata ottimale e uniforme nelle aree di isolamento nel primo
anno, e molto variabile e ridotta del 50%, per entrambe le sostanze, nel
secondo e terzo anno. L'attività per la produzione di cera (fogli
cerei costruiti) è risultata essere del tutto trascurabile in tutti
gli anni di valutazione. La buona efficienza nell'attività di raccolta
sui fiori viene evidenziata anche dallo stato sanitario delle colonie
di api mellifiche. I valori degli indici di questi due caratteri oscillano
tra 9 (ottimo) a 6 (buono) ed evidenziano che l'attività delle
colonie all'interno dei favi non ha risentito delle condizioni ambientali
negative dell'ambiente confinato, un ruolo positivo è da attribuire
all'ottimo sistema di irrigazione delle piante che ha favorito l'attività
di termoregolazione svolta dagli insetti. Il numero delle api presenti
al momento dell'apertura dell'alveare (forza della famiglia) è
risultato variabile tra gli anni. La riduzione di circa il 33% del numero
di api mellifiche osservato nelle colonie al terzo anno (contrazione della
superficie di covata) potrebbe attribuirsi alla riduzione di polline nei
fiori della medica rispetto a quelli del trifoglio e alle condizioni ambientali
più severe che si sono verificate nell'ambiente confinato.
La produzione di seme (g/pianta) nell'ambiente confinato, per il fatto
che le piante vengono allevate nelle migliori condizioni di rifornimento
idrico rispetto a quelle di pieno campo, presenta nel trifoglio un valore
di CV del 41% inferiore a quello di pieno campo ed un peso 1000 semi più
elevato nelle due specie foraggere (Tabelle 2 e 3).
La
produzione media di seme per pianta in ambiente controllato, per l'efficacia
dell'impollinazione delle api mellifere è risultata essere uguale
nel trifoglio (Tabella 2) e superiore rispetto alla medica coltivata in
pieno campo (Tabella 3). E' da considerare, inoltre, che le elevate temperature
registrate nel periodo di sperimentazione hanno favorito il cosiddetto
"scatto" del fiore di medica permettendo così alle api
di non registrare te note negatività (Loi e Pinzauti, 2000) che
le inducono a raccogliere sul fiore dal basso (visita negativa) invece
che dall'alto (visita positiva). La produzione ottenuta nell'anno 2000,
della popolazione "Sacromonte", nei due ambienti forzati, è
risultata superiore del 20% rispetto a quella ottenuta in pieno campo
(Tabella 2). Gli insetti impollinatori in ambiente confinato migliorano,
in entrambe le colture, la fertilità dell'organo fruttifero (baccello
nella medica e capolino nel trifoglio). Infatti il numero di semi medi
risulta essere del 14,7% nel trifoglio (Tabella 2) e del 22,7% nella medica
(Tabella 3) più alto rispetto a quello ottenuto in pieno campo.
Questi aumenti sono da attribuire all'ottimale attività pronuba
svolta dalle api mellifiche coercizzate ad operare nell'ambiente protetto
rispetto ai pronubi che visitano i fiori nell'ambiente naturale che possono
essere "distratti" anche da altre fioriture più competitive.
L'aumento del peso del seme (4,9% nel trifoglio e 21,1% nella medica),
che si osserva nell'ambiente confinato, è imputabile alle migliori
condizioni di rifornimento idrico garantite alle piante allevate in vaso.
Discussione
Gli Apoidei solitari impiegati nella sperimentazione (megachile e osmia)
nell'ambiente arido pugliese e in clausura, contrariamente a quanto registrato
in pieno campo, non hanno mostrato nessuna attività pronuba non
avendo prodotto né progenie né favorito la produzione di
seme. Una certa non quantificabile negatività incidente sulla vitalità
va attribuita allo stress subito dagli insetti a seguito derivante del
trasporto dalla sede di allevamento (Pisa) al luogo di impiego degli insetti
stessi (Foggia). In accordo con Pinzauti (1996) e Frediani (2000) le api
mellifiche, in tutti gli anni di osservazione, hanno mostrato una discreta
capacità di adattamento a sopravvivere in ambiente confinato e
sono risultate capaci di espletare una efficace attività di raccolta
sui fiori e quindi pronuba per il fiore. Le osservazioni sulle colonie,
eseguite dopo il periodo di clausura, non hanno evidenziato particolari
condizioni di disagio rispetto allo stato degli alveari ubicati in pieno
campo. Così come riportato in altra sperimentazione svolta in Toscana
(Pinzauti (1996), le buone condizioni sanitarie delle api mellifere e
la loro attività di impollinazione hanno determinato un aumento
del numero di semi negli organi fruttiferi rispetto a quello osservato
in ambiente naturale. Pertanto è possibile realizzare, con buone
probabilità di successo, la produzione di seme per attività
di miglioramento genetico in regioni con clima mediterraneo, utilizzando
api mellifiche in piccole aree isolate, magari favorendo con particolari
tecniche (Pinzauti e Frediani 1991) l'attività di termoregolazione
propria di queste api sociali. Inoltre, la produzione di seme può
essere ulteriormente incrementata con l'adozione di appropriati interventi
di natura agronomica e fitoiatrica tali da ridurre gli effetti negativi
causati da particolari condizioni di microclima, sullo sviluppo e l'efficienza
vegetativa delle piante.
In conclusione di questa breve nota ci appare lecito ipotizzare la possibilità
reale di realizzare la produzione di seme attraverso l'impollinazione
guidata e controllata, e ciò anche in ambienti protetti, facilitando
e riducendo i costi dei programmi di selezione in specie foraggere considerate
ad impollinazione entomofila. Le api mellifiche allevate dagli apicoltori,
in condizioni ambientali particolari quali quelle del Sud d'Italia, sono
da considerare gli insetti più idonei a svolgere la loro attività
pronuba in ambiente confinato garantendo produzioni di seme superiori
qualora le piante risultino opportunamente irrigate .rispetto a quelle
ottenute in aree naturali.
Pinzauti M.(1) - A. Iannucci (2) e
P. Martiniello (2)
(1)-Dipartimento C.D.S.L. Sezione Entomologia Agraria,
Università di Pisa, Via S. Michele degli Scalzi, 56100 Pisa. (2)-Istituto
Sperimentale Colture Foraggere SOP Foggia, Via Napoli 52, 71100 Foggia
Ringraziamenti
Ricerca effettuata nell'ambito del Progetto Finalizzato AMA
(Ape, Miele, Ambiente), finanziato dal Ministero per le Politiche
Agricole e Forestale. Contributo n. 136.
Bibliografia
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M. Pinzauti, Regione Toscana, Firenze :59-188.
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Plantes, 19: 333-343.
Loi, G., Pinzauti M. (2000) - Efficacia del Megachile rotundata (F.) nella
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solitari nel miglioramento genetico di leguminose foraggere. Sementi Elette,
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L'Italia Agricola, 128 (1): 49-62.
Pinzauti, M. (1992) - Problematiche attinenti alla distribuzione spaziale
di bottinatrici appartenenti a colonie di Apis mellifera L.. Atti Convegno
MAF "Ape Test", Firenze: 73-84.
Pinzauti, M. (1996) - Apoidei pronubi: possibilità di un loro allevamento
per l'impollinazione controllata. Selezione Veterinaria, 11: 945-957.
Pinzauti, M. e T. Rondinini (1991) - Il servizio di impollinazione. L'Italia
Agricola, 128 (1): 177-184.
Pinzauti,M. e D. Frediani (1991) - Honey bee colonies in confined environmental
conditions. Ethology Ecology & Evolution: (1): 127-131.
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ultima modifica:20 Ottobre, 2002
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