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PROVE DI EFFICACIA DI ACIDO OSSALICO SUBLIMATO MEDIANTE L'USO DELL'EVAPORATORE VARROX

L'Apis n.3 - 2003

Una prova comparativa con diversi sistemi di somministrazione dell'acido ossalico. La conferma dell'interesse, pur con qualche difficoltà operativa, della metodologia per sublimazione.

maschera di protezioneL'apparecchio per la lotta alla varroa è stato progettato nel Nord Europa e permette di sublimare l'acido ossalico all'interno degli alveari.
I dati riportati in letteratura (anche su L'Apis) risultano interessanti sia rispetto all'efficacia sia nella metodologia del trattamento che permette di somministrate l'acido ossalico anche in situazioni dove lo stesso principio attivo per gocciolamento non potrebbe essere utilizzato.
Va comunque sottolineato che l'apparecchio e le prove sono state messe a punto nel Nord Europa dove le condizioni climatiche e le dimensioni degli alveari sono diverse dalle nostre.
Quindi prima di proporlo agli apicoltori quale nuova possibile tecnica di lotta alla varroa, si ritiene indispensabile verificare nei nostri climi e nei nostri alveari, se questa metodologia offre sufficienti elementi positivi.

E' indispensabile dotarsi di una maschera di protezione adeguataMetodi
Sono state messe a confronto quattro prove presso Apicoltura Robinia di Fabbrucci Francesco in provincia di Torino:
- 2 gr Varrox raffreddato, senza effetto camino, con spugnetta
- 2 gr Varrox non raffreddato, senza effetto camino, con spugnetta
- 2 gr Varrox raffreddato, con effetto camino, con spugnetta
- sgocciolato 1:1:0,1
Per effettuare il trattamento sono stati utilizzati due apparecchi e due batterie. Primo trattamento: 28-12-'02. Trattamento di controllo con Perizin: 27-1-'03. Ultimo conteggio: 10-2-'03

Una modalità, delle tante possibili, per garantire l'effetto "camino"Riassumendo
Per tipologie di somministrazione l'efficacia media delle metodologie prese in considerazione è così riassumibile:
Osservazioni
Con il trattamento a base di acido ossalico il 97% delle varroe presenti cade nella prima settimana, mentre con l'uso del Varrox ne cadono dal 77% all'86%. Un'efficacia, e quindi una caduta prolungata nel tempo, potrebbe rivelarsi utile nel caso di alveari che al momento del trattamento invernale presentassero ancora una rosetta di covata.

Il momento in cui si sprigiona la "fumata", può comportare un leggero innalzamento della temperatura interna all'alveare e l'agitazione del glomere d'apiConclusioni
La tecnica sembra essere molto interessante ma solleva non poche preoccupazioni in ordine alla pericolosità ed insalubrità per l'operatore. Il rischio è di respirare o di venire a contatto con l'acido ossalico, che è sostanza altamente tossica e dannosa nel caso di esposizione eccessiva. E', quindi, fondamentale utilizzare una maschera professionale che protegga adeguatamente dai vapori.
E' possibile trattare le api in un periodo più lungo e in condizioni climatiche che non sarebbero compatibili con l'acido ossalico in miscela zuc-cherino/acquosa sgocciolata sui portafavi (giornate piovose, bassa intensità luminosa, temperature da 6 a 16°C). E' auspicabile siano sviluppate ulteriori prove di campo per mettere a punto la metodologia nelle situazioni climatiche più varie.

Luca Allais

tabella prove efficacia


ultima modifica:24 Aprile, 2004 -