| Il
polline è una struttura microscopica alla quale le piante superiori
affidano il trasporto delle cellule germinali maschili. Appare come
un materiale pulverulento, diversamente colorato, ben visibile sulle
antere di alcuni fiori di grandi dimensioni, come gigli o papaveri.
Le piante, immobilizzate dalle loro stesse radici, necessitano di
particolari stratagemmi perché l'incontro riproduttivo tra
due individui possa realizzarsi. Così il trasporto del polline
avviene grazie alla collaborazione con una serie di alleati, diversi
per ogni tipo di pianta. Alcune si affidano al vento, che non chiede
niente in cambio, ma è anche un postino decisamente poco preciso.
Altre hanno stretto accordi, che sono andati perfezionandosi e diventando
via via più specifici nel corso dell'evoluzione, con particolari
insetti o altri animali. L'insetto trasporta il polline da un fiore
all'altro perché volare di fiore in fiore ha, per lui, un preciso
scopo: in una buona pane dei casi, la ricerca del cibo. Le api, in
particolare, sui fiori da loro frequentati trovano nettare, fonte
di sostanze zuccherine, e polline, ricco di sostanze indispensabili
all'accrescimento. All'interno dell'alveare la maggior parte del polline
raccolto viene consumato dalle giovani operaie che, grazie a questo
apporto proteico, possono a loro volta produrre, per secrezione ghiandolare,
gli alimenti destinati alle larve e alla regina. Il polline viene
raccolto grazie ad attrezzi particolari dei quali le api operaie sono
dotate. Grazie alla peluria che le ricopre e a spazzole di peli rigidi
che hanno sulle zampe, le operaie sono in grado di recuperare la polvere
di polline che le ha ricoperte durante il lavoro e di ridurla in masserelle
che poi accumulano e trasportano nelle "cestella del polline",
costituite da lunghe setole arcuate situate nel 30 paio di zampe.
I singoli granuli pollinici hanno dimensioni variabili da pochi micron
a circa 0,1 mm; sono dotati di una parete esterna costituita da una
sostanza resistentissima (sporopollenina) che ne protegge efficacemente
il contenuto. Questa resistenza particolare ne permette la conservazione
anche in certi sedimenti geologici, allo stato di scheletro o polline
fossilizzato. Questo, insieme al fatto che i granuli pollinici appartenenti
a specie diverse differiscono per l'aspetto (forma, dimensioni, aperture,
ornamentazione) e sono per questo riconoscibili al microscopio, ha
permesso lo sviluppo di una scienza, la palinologia, che trova applicazioni
in diversi campi quali la geologia, l'archeologia, la climatologia,
la criminologia, l'allergologia, la merceologia, nonché lo
studio dei rapporti tra insetti e piante. Nonostante questa protezione
indistruttibile, il granulo pollinico ha tuttavia alcuni punti deboli.
La struttura esterna presenta infatti punti assottigliati, detti aperture,
che permettono la germinazione del polline nel caso il granulo dovesse
arrivare alla sua destinazione ideale, sullo stimma fioraie. Questi
stessi punti di rottura permettono agli animali che fanno uso alimentare
di polline di digerirne efficacemente il contenuto, anche se i succhi
digestivi non riescono comunque a distruggerne la parete esterna.
UNA
RISORSA POCO SFRUTTATA
Il polline portato all'interno dell'alveare viene stoccato nelle
cellette dei favi dove subisce un processo di conservazione paragonabile
a quello del foraggio insilato (fermentazione lattica). Sembra che
questo passaggio ne renda la composizione più idonea all'alimentazione
delle api; in questa forma il polline non è estraibile dai
favi in modo economicamente interessante. La produzione commerciale
si basa sulla cattura del polline, prima di questa trasformazione
mediante particolari dispositivi (trappole) posti all'entrata dell'alveare.
Nell'ape che rientra carica, le masserelle raccolte debordano dalla
sagoma lateralmente: costringendo l'ape a passare attraverso una
griglia con fori di diametro appositamente calibrato, le pallottole
vengono automaticamente scaricate e finiscono in un cassetto sottostante.
Non tutto il polline viene sottratto in questo modo: si calcola
che il rendimento ideale delle trappole sia del 10-15%. La trappola
costituisce comunque un ostacolo all'attività dell'alveare,
non tanto per il materiale che sottrae, quanto piuttosto per il
disturbo ai movimenti di entrata e di uscita dall'alveare. Essa
viene per questo utilizzata solo nei periodi in cui la raccolta
può dare migliori rendimenti. Il polline, raccolto giornalmente,
viene quindi essiccato a temperatura moderata (essiccatoi ad aria
calda), cernito e confezionato in recipienti ermetici, eventualmente
sottovuoto. La conservazione deve sempre avvenire in recipienti
ben chiusi, per evitare l'assorbimento di umidità dall'ambiente
e il possibile conseguente ammuffimento, nonché l'attacco
di parassiti. Anche se la conservazione in frigorifero non è
indispensabile, una temperatura fresca o fredda è la migliore
garanzia contro lo sviluppo di ospiti indesiderati.
La produzione di polline in Italia è pressoché nulla.
Non tutte le zone si prestano ugualmente bene a questo tipo di produzione:
in analogia con quello che accade in paesi vicini sarebbe possibile
supporre discreti o buoni rendimenti nel periodo primaverile e nelle
zone a vegetazione mediterranea. Il mercato, coperto attualmente
da prodotto di importazione (Spagna e paesi dell'Europa dell'est),
non offre incentivi tali da stimolare gli apicoltori locali a provare
questa attività.
SCONSIGLIATO
AGLI ALLERGICI
I pollini di diverse piante differiscono notevolmente per composizione
e quindi per valore nutritivo. Tutti i pollini contengono le diverse
classi di sostanze alimentari (protidi, glucidi, lipidi, sali minerali,
vitamine) in proporzione tale da soddisfare le necessità
delle api. Riguardo al suo valore alimentare per l'uomo le opinioni
sono contrastanti: confrontando la sua composizione con quella degli
altri alimenti, alcuni autori (Dillon e Louveaux, 1986) concludono
che il polline non raggiunge il valore del lievito di birra e neppure
dei legumi. D'altra parte le ricerche di Chauvin (1968), dimostrerebbero
che il polline contiene sostanze in grado di rendere più
efficiente l'utilizzazione dei principi alimentari. Il polline sarebbe
quindi consigliabile soprattutto come alimento ricostituente,in
casi di anoressia, deperimento organico e stress. Sono spesso ricordati
anche gli effetti sulle funzioni digestive: il polline avrebbe un
effetto regolatore, portando a miglioramento sia i casi di stitichezza
che di diarrea. Un particolare relativo all'assunzione umana riguarda
le allergie, in quanto la sensibilizzazione nei confronti del polline
è piuttosto alta. Si sente molto spesso dire che il polline
raccolto dalle api non conterrebbe le specie più comunemente
allergeniche: questo è vero solo in parte e comunque le eccezioni
alla regola sono tante. Il rischio di reazioni gravi in occasione
dell'assunzione per via orale di pollini allergizzanti è
tale da sconsigliarne l'uso alle persone allergiche.
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