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L'Apis
n.2 - 2003
La peste americana è una malattia sostenuta dal batterio Paenibacillus
larvae subsp. larvae che colpisce la covata causando un'alta mortalità
delle larve. Questa patologia porta alla distruzione delle colonie, anche
se sono documentati casi in cui le colonie, dopo aver mostrato lievi segni
della malattia, si sono riprese per un periodo indefinito. Le spore sono
trasmesse dalle api adulte alle larve durante le operazioni di pulizia
dei favi e durante le operazioni di nutrizione delle larve, quindi il
comportamento igienico della famiglia può giocare un ruolo importante
nel decorso della malattia.
I
mezzi di lotta possono essere molteplici; da azioni radicali, come la
distruzione delle colonie, a mezzi chemioterapici come il trattamento
con sulfatiazolo e ossitetracicline che determinano però problematiche
legate alla residualità nel miele. Appare evidente, quindi, l'importanza
dell'utilizzo di sostanze o prodotti alternativi e/o naturali che riducano
al minimo l'impatto con la salubrità degli alimenti (2, 3).
E' noto che l'estratto di semi di pompelmo ha potere battericida e soluzioni
commerciali hanno dimostrato che è attivo nei confronti di numerosi
germi quali Salmonella spp, E. coli, Listeria monocytogenes e Candida
albicans. L'effetto inibente è dovuto principalmente ad alterazioni
della membrana cellulare con inibizione della respirazione cellulare e
conseguente modificazione della permeabilità della cellula (1,5,8,10).
L'obiettivo di questo lavoro è verificare in laboratorio la capacità
inibente dell'estratto nei confronti del Paenibacillus larvae subsp larvae
e poi misurarne l'efficacia "in campo" su alveari infettati
sperimentalmente.
MATERIALI E METODI
Prove di inibizione in vitro
La
capacità inibente dell'estratto di semi di pompelmo è stata
testata in vitro nei confronti del Paenibacillus larvae subsp larvae,
Bacillus subtilis BGA, B. cereus 11778, B. cereus K250 e Micrococcus luteus
9341.a, secondo la procedura IZS TE B3.1.2 SOP009. L'estratto di pompelmo
è stato saggiato a concentrazioni scalari con acqua distillata
sterile ed in base alla misura dell'alone di inibizione ne è stata
valutata la capacità inibente.
Preparazione della
brodocoltura per l'infezione
Il ceppo batterico utilizzato per l'infezione, Paenibacillus larvae subsp.
larvae ATCC 9545, è stato coltivato secondo la procedura IZS TE
B 5.1.1 SOP 003. La pasta batterica ottenuta è stata titolata secondo
la procedura IZS TE B3.1.2 SOP003 e successivamente diluita fino ad ottenere
una concentrazione finale di 10 miliardi di spore/ml ( 9 ).
Per l'infezione, ad ogni alveare, sono stati somministrati, sotto forma
di spray, 60 ml di sospensione formata da 30 ml di brodocoltura batterica
e 30 ml di soluzione zuccherina al 25% ( 4,6 ).
Modello sperimentale
La prova sperimentale è stata svolta a Campagnatico, località
della maremma toscana a 275 metri s.l.m. in provincia di Grosseto, utilizzando
un apiario di 31 alveari in arnie Dadant-Blatt.
La sperimentazione si è svolta dalla metà del mese di settembre
2002 per terminare alla fine del mese di novembre 2002.
All'inizio della sperimentazione le famiglie sono state controllate e
di ciascuna ne è stata valutata la forza, la potenzialità
produttiva, la raccolta del polline, la raccolta del propoli e l'aggressività.
E' stata valutata, inoltre, la capacità igienica delle famiglie
in quanto questo parametro può considerarsi importante nell'aiutare
il risanamento di un alveare durante il trattamento terapeutico (i risultati
saranno oggetto di prossima pubblicazione).
L'apiario è stato diviso in due gruppi:
o 21 famiglie sane sono state infettate sperimentalmente con 300 miliardi
di spore/alveare con spray distribuito sul lato di ogni favo (contrassegnate
dal n.1 al n.21) (4,7).
o 10 famiglie con infezione naturale diagnosticata mediante visita clinica
(contrassegnate dal n. 22 al n.31)
Per verificare lo stadio di infezione sono stati effettuati campionamenti
di favi di covata a distanza di 20 e 40 giorni dall'inizio dell'esperimento.
Prove
sperimentali in apiario: trattamenti
Prima del trattamento sperimentale sono state eseguite alcune prove preliminari
al fine di determinare la concentrazione ottimale del principio terapeutico,
eventuali fenomeni di tossicità per le api e la sua appetibilità
in funzione della forma di somministrazione (candito, soluzione zuccherina,
acqua).
Sono stati formati tre gruppi mediante estrazione a sorte:
Primo gruppo:
10 alveari, di cui 7 infettati sperimentalmente e 3 con infezione naturale,
sono stati trattati con olio di estratto di semi di pompelmo (2 g in 50
ml di soluzione zuccherina al 50%/alveare per 3 volte a distanza di 7
giorni). La sospensione è stata spruzzata sui favi coperti dalle
api.
Secondo gruppo:
10 alveari, di cui 7 infettati sperimentalmente e 3 con infezione naturale,
sono stati trattati con polvere di estratto di semi di pompelmo (2 g in
50 ml di soluzione zuccherina al 50%/alveare per 3 volte a distanza di
7 giorni). La sospensione è stata spruzzata sui favi coperti dalle
api.
Terzo
gruppo: 7 alveari, di cui 3 infettati sperimentalmente e 4 con infezione
naturale, sono stati trattati con Sulfatiazolo (1 g in 300 ml di soluzione
zuccherina al 50%/alveare per 3 volte a distanza di 7 giorni).
Quattro alveari sono stati esclusi dai trattamenti in quanto una famiglia
era diventata orfana mentre le restanti tre erano risultate sempre negative
all'esame batteriologico dei primi due campionamenti.
Alla fine dei tre trattamenti sono stati prelevati porzioni di favo di
covata, su telaini diversi, per la ricerca di Paenibacillus larvae subsp
larvae. Negli
alveari dove la covata era assente la ricerca è stata eseguita
sul miele.
RISULTATI
La tabella 1 mostra i risultati dei test di inibizione in vitro dell'estratto
di pompelmo. Come si nota la capacità inibente del prodotto, sia
sotto forma oleosa sia in polvere, nei confronti del Paenibacillus larvae
subsp larvae è risultata maggiore rispetto a quella degli
altri ceppi. Infatti il prodotto tal quale e quello diluito mostrano una
capacità inibente quasi doppia nei confronti degli altri germi;
in particolare la forma oleosa alla diluizione di 1:80 presenta un alone
di inibizione pari a 8 mm di diametro rispetto ai 3 mm degli altri ceppi.
I risultati del primo campionamento, effettuato dopo 20 giorni dall'infezione
per verificare la capacità infettante delle spore, sono riportati
nella tabella n.2.
Ovviamente, gli alveari con infezione naturale sono risultati tutti positivi
all'esame batteriologico mentre su 21 alveari infettati sperimentalmente
15 sono risultati positivi e 6 negativi con una percentuale di positività
del 71%. Dai risultati del secondo campionamento, effettuato dopo 40 giorni
dall'infezione, si evince che i positivi sono passati da 15 a 18 alveari
su un totale di 21 incrementando la positività all'86%. All'esame
ispettivo le famiglie infettate sperimentalmente presentavano i sintomi
della peste americana: covata infossata, opercolatura leggermente aperta,
larve filamentose alla prova dello stecchino e classico odore di putrefazione.
CONSIDERAZIONI E
CONCLUSIONI
Sulla base dei risultati di laboratorio e della sperimentazione in campo
è possibile formulare alcune considerazioni:
- nessuna famiglia è morta di peste
americana
- al termine della sperimentazione è stata
valutata di nuovo la forza delle famiglie: tutte mostravano uno stato
generale buono con api su 4/7 telaini, avevano buona scorta di polline
e la covata non mostrava nessun segno di patologia riferibile a peste
- dovrà essere approfondito e meglio valutato
il rapporto tra il comportamento igienico della famiglia e l'efficacia
dimostrata dal prodotto sperimentato
- nonostante l'elevato numero di spore somministrato
(300 miliardi/alveare) non tutte le famiglie si sono infettate
- l'olio di estratto di pompelmo somministrato
con candito o soluzione zuccherina si è dimostrato poco appetibile
per le api
- il prodotto sembra che manifesti la stessa efficacia
sia negli alveari infettati sperimentalmente sia in quelli con infezione
naturale
- mettendo in relazione l'unica positività
avuta e la capacità inibente dimostrata in vitro sembrerebbe
esserci una differenza tra la forma fisica del prodotto indicando una
maggiore efficacia di quella oleosa rispetto a quella in polvere (dato
da verificare).
Non sembra opportuno trarre delle conclusioni generalizzate
da questo studio pilota.
E' meglio pensare che la sperimentazione effettuata possa essere una traccia
importante per lo sviluppo di un progetto interregionale che comprenda
un numero cospicuo di alveari, l'integrazione con altri eventuali fattori
come la capacità igienica della famiglia, tempi e situazioni climatiche
delle diverse regioni e controllo della linea genetica delle regine.
Solo attraverso uno studio articolato si potranno avere risultati che
potranno essere di aiuto nel trattamento della peste americana nell'ambito
di una apicoltura biologica al fine di commercializzare prodotti di qualità.
(1) Langella
V.; (1) Semprini P.; (1) Di Fabio F.; (1) Calvarese S.; (2) Pasini B.;
(2) Falda M.T.; (3) Panella F.
(1) Istituto Zooprofilattico Sperimenta Abruzzo e Molise "G. Caporale"
Teramo
(2) Apicoltura Pasini Campagnatico (GR)
(3) Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani
RINGRAZIAMENTI
Si ringrazia il Dott. J. Vitalis per la disponibilità del prodotto,
il Dr. Agostino Di Marco e il Sig. Sebastiano Mancini per il tempo dedicato
alla sperimentazione e ai tecnici di "Apicoltura Pasini" per
la conduzione dell'apiario.
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ultima modifica:20 Aprile, 2004
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