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lavori in apiario
 
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Le fatiche si riducono e il lavoro rallenta, fatta eccezione per quella piccola parte dell'apicoltura che tenta di produrre il corbezzolo, ma questi mesi richiedono comunque ancora alcune attenzioni.
arnie sotto la neveAvendo ben preparato gli alveari per l'invernamento, in assenza totale di covata (nelle regioni e zone con blocco di covata invernale) senza che le api siano chiuse già in glomere serrato e stretto si dovrà procedere con il trattamento antivarroa a base di acido ossalico. Un intervento ben fatto di pulizia radicale dalle varroe consente, infatti, di fondare buone basi per la stagione successiva. Minore sarà il numero delle varroe che lasceremo all'interno delle colonie in inverno, minore potrà essere anche la compromissione dell'attività delle api da parte dell'acaro parassita nella seguente estate. Importanti indicazioni su come effettuare questo trattamento vengono date oltre che sulla vostra rivista preferita, L'apis, durante i convegni di apicoltura organizzati nell'ambito delle fiere ed ovviamente dai tecnici delle associazioni locali di apicoltori. Tutte sono fonti preziose e vanno ascoltate ogni anno, in quanto prove e ricerche in questo campo non mancano ed apportano ogni volta nuove informazioni utili.
La data di questo trattamento, senza dubbio l'intervento più importante che dovremo compiere in apiario in questo periodo, non può essere rigidamente fissata perché strettamente correlata con l'ubicazione dell'apiario (latitudine, altitudine ed esposizione), nonché con l'andamento stagionale.
Dal punto di vista pratico terrei a dare un paio di indicazioni in merito alle domande che più frequentemente mi vengono rivolte sull'acido ossalico. Se la soluzione viene preparata in casa, ricordate che la polvere (cristalli) di acido ossalico può essere utilizzata anche se vecchia di qualche anno, purché si sia avuta l'accortezza di conservarla in luogo asciutto e si presenti pertanto in forma polverulenta e non a grumi. Attenzione invece alle soluzioni commercializzate già pronte all'uso e prive di indicazioni riguardanti la concentrazione di ac. ossalico e la data di preparazione. Purtroppo è già accaduto che qualcuno abbia acquistato una bottiglietta anonima spacciata per soluzione di acido ossalico e poi non abbia visto neanche una varroa cadere (e, certamente, non per assenza di infestazione!).
Quindi o si ha massima conoscenza e fiducia verso chi ci fornisce la soluzione pronta oppure conviene farsela per proprio conto, piuttosto in gruppo, con altri amici apicoltori, se il numero degli alveari da trattare è limitato e si vogliono evitare sprechi. Una volta preparata la soluzione, poi, conviene impiegarla in breve tempo e non accantonarla per l'anno dopo. Alcuni giorni prima del trattamento, se il tempo (sempre più sovente folle) concede sprazzi di sereno, può essere utile dare un'occhiata alle famiglie per verificare la situazione delle scorte e la distribuzione delle api sui favi. Avvicinamento delle provviste di miele e polline e standardizzazione delle colonie sono interventi che possiamo fare per favorire il superamento dell'inverno, e per agevolare i controlli invernali. Nel primo caso, lo spostamento laterale dei favi vuoti garantisce alle api in glomere l'accesso alle scorte anche durante l'inverno più freddo, limitando così gli eventi di morte per fame. Nel secondo caso, procedura molto usata dai professionisti, andiamo a posizionare i favi tutti sullo stesso lato, quello più riscaldato dal sole, in tutte le arnie: le "visite" invernali e soprattutto il raffronto ponderale risulteranno più facili e rapidi. Soprattutto nelle regioni del nord dopo il trattamento contro la varroa non si disturberanno più le api aprendo le arnie.
I cassettini assumono quindi un ruolo importante in quanto ci rendono partecipi delle attività che avvengono all'interno della colonia. Il tocco con le nocche contro la parete delle arnie in una bella giornata invernale, inoltre, ci dà conferma della vitalità o meno delle colonie invernate, soprattutto di quelle il cui movimento in uscita dovesse risultare scarso o del tutto assente. Le giornate invernali, inoltre consentono di operare quegli interventi sugli apiari diversamente non fattibili in altri periodi. Poiché ora non si hanno problemi di ritorno delle bottinatrici, possiamo riordinare le postazioni, effettuare piccoli spostamenti degli lavori invernoalveari, inversioni, insomma rimettere ordine. Naturalmente se durante la stagione produttiva appoggiamo gli alveari direttamente al suolo o su banchette basse, anche se è già un po' tardi per farlo, è il caso di sollevarle da terra di 40-50 cm, per porle al riparo dall'eccesso e dal ristagno d'umidità. Tutto questo dando per scontato che la postazione stessa sia ottimale per l'invernamento. Ma cosa vuol dire ottimale? Sostanzialmente il più possibile fuori delle nebbie, ventilata, esposizione sud, sud-est, minima copertura da vegetazione sempreverde quindi buona esposizione all'insolazione ed al riparo dal locale vento dominante freddo. Insomma, meno facile di quanto sembri. I vantaggi che si possono trarre, però, a livello aziendale a seguito di una scelta oculata delle postazioni sono significativi: riduzione dei danni da nosema, minor tempo dedicato, maggiore forza delle famiglie in uscita dall'inverno.
Ma inverno significa anche relazioni personali. Quante persone si sono lamentate durante l'estate della presenza delle api? Con un buon chilo di miele si può tentare di raddolcire i rapporti, almeno fino all'arrivo della prossima estate. Se poi i vicini risultano veramente ostili, allora è bene approfittare del tranquillo periodo invernale per cercare nuove postazioni.
A proposito, vi saluto perché mi è stato rifilato proprio questo ingrato compito ed ho anch'io il mio gran daffare.
Buone feste

Ulderica Grassone

La coibentazione degli alveari

E' una tentazione che colpisce quasi tutti gli apicoltori ai primi freddi. Noi siamo chiusi in casa con la stufa accesa notte e giorno, come si può rimanere indifferenti alla vista delle nostre api esposte al gelo, alle bufere e agli eventi atmosferici? A questo punto scatta l'ansia iperprotettiva delle mamme e delle nonne (e degli apicoltori).
coibentazione alveariDiscesa affannosa in cantina e in garage per ripescare quei vecchi sacchi di juta abbandonati in un angolo dopo la semina delle patate, il cartone accatastato in un anno di acquisti al supermercato, i sacconi di nylon che contenevano il terriccio o il concime per le rose, il polistirolo che lo zio ha avanzato dai suoi lavori di bricolage, i giornali degli ultimi sei mesi che tutte le volte dimentichiamo di portarli ai punti della raccolta differenziata… insomma tutto quello che arriva a tiro in poco tempo sembra che porti sollievo al nostro animo agitato.
Se ci fermassimo un momento a riflettere sull'effetto provocato da ciascuno dei materiali citati, ci accorgeremmo che alcuni sono assolutamente da scartare. Capita talvolta di incontrare apiari splendidamente infagottati con pluristrati di nylon fermati con nastro adesivo: il lavoro risulta ineccepibile, ma dal punto di vista delle api... che umidità insopportabile!!!
Proprio l'umidità è la nemica numero uno delle famiglie durante l'inverno, molto più temibile delle temperature rigide. Se fa freddo ma la colonia ha scorte sufficienti, sicuramente supera l'inverno senza difficoltà, mentre anche se le temperature sono miti ma vi è rilevante ristagno di umidità all'interno dell'alveare, la colonia ha forti probabilità di andare incontro a patologie.
Ecco quindi alcuni suggerimenti.
Se abbiamo piacere che i consumi delle scorte durante l'inverno siano limitati, perché non ne abbiamo in abbondanza, si può posizionare un foglio di polistirolo o altro materiale isolante o carta di giornale o cartone tra il coprifavo e il tettuccio in lamiera. Oppure anche la chiusura con mastice dei fori e delle altre fessure presenti soprattutto nella parte alta dell'arnia (il calore si accumula in alto) riduce la dispersione del calore. E' ovviamente opportuno il cassettino in basso, per ridurre i consumi ed ostacolare la penetrazione di flusso d'aria gelido nel volume interno dell'arnia.
Fondamentale poi, in occasione dell'ultima visita, posizionare bene il coprifavo evitando fessure non più propolizzabili dalle api.
Da evitare assolutamente, invece, l'inserimento di materiale plastico all'interno dell'alveare che accumula umidità e compromette la salute della famiglia stessa.
Un buon accorgimento per le arnie in zone con molto innevamento: posizionare davanti ad ogni porticina un palo di ferro pieno che contribuisce ad accelerare lo scioglimento della bianca coltre.
Ma soprattutto, direi, occorre rammentarsi che le colonie esistenti in natura non hanno nessuno che rabbocchi loro le copertine, eppure...

ultima modifica: 4 Agosto, 2010