| PROPOSTA
UNAAPI SUL NOMADISMO
In
merito al nomadismo ci permettiamo di sottolineare
alcuni aspetti:
- Il nettare, la melata,
il polline ecc… non sono risorse di proprietà
privata.
- Non accade in alcun
comparto produttivo agricolo che attività
amatoriali possano avvalersi di normative tali da
anteporle ad attività a fine produttivo.
- Le risorse produttive
per l'apicoltura dipendono dal verificarsi o meno
di fattori estremamente variabili: questo rende
impossibile la determinazione di criteri oggettivi
e costanti che permettano di definire una modalità
di sfruttamento ottimale del territorio. I calcoli
di portata per ettaro secondo il tipo di fioritura,
così come i ridicoli calcoli con l'uso di
radici quadrate per determinare la necessaria (sic!)
distanza tra apiari , esprimono, il più delle
volte, solo il penoso paravento, senza alcun riscontro
scientifico, di misere politiche protezionistiche.
- Non è lo spostamento
di alveari il primario aspetto su cui concentrarsi
al fine di un'efficiente politica di difesa sanitaria
degli allevamenti apistici. Ciò che è
presupposto necessario ed indispensabile è,
quantomeno, la conoscenza della collocazione degli
allevamenti (siano essi nomadi che stanziali) e
la possibilità di sanzionare la mancata denuncia
della collocazione di un allevamento e soprattutto
la cattiva, e trascurata, conduzione (sia essa stanziale
che nomade) che rischia di essere una pericolosa
fonte di contagio per tutte le api di un comprensorio.
- Sovente ciò
che ostacola la produttività e la sanità
degli allevamenti non è la carenza od insufficienza
di fonti di bottinatura (è però sempre
più facile addebitare all'"altro da
se" ciò che non va bene) ma la scarsa
od inefficiente manutenzione degli allevamenti.
Concludendo su tale terreno
foriero, specie in passato, di tanti penosi conflitti
sarebbe meglio, forse, prendere atto che:
- Nessuna norma può
supplire alla mancanza di cervello e di collaborazione:
laddove fosse vero che non sia sufficiente il pascolo,
questo dovrebbe risultare, infatti, carente per
tutti, e non solo per alcuni apicoltori.
- Solo l'attività continuativa
di associazioni apistiche forti e partecipate che
si avvalgano di tecnici professionali, in stretta
collaborazione con i Servizi Veterinari (che possano
e vogliano mettere le mani negli alveari trascurati
e mal gestiti), con la disponibilità di una
precisa mappatura degli apiari, potranno contribuire
al risanamento degli allevamenti apistici ed alla
miglior utilizzazione delle vaste risorse di pascolo
apistico disponibili.
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