| L'ADEGUAMENTO
ALLE NORMATIVE IGIENICO SANITARIE
Questo
nostro Vademecum ha quale principale finalità
contribuire alla regolarizzazione delle, ancor numerose,
aziende di produttori apistici che non riescono ad
adeguarsi a quanto impone la legge per la messa in
commercio degli alimenti.
Non è rivolto, certo, a chi della norma si
fa un baffo pensando che siano solamente noie burocratiche
di cui si può far comodamente a meno. Ai "furbetti"
di tal fatta ricordiamo solo che le maglie dei controlli
si stanno stringendo assai e che il rischio che corrono
non vale, probabilmente, la candela.
Nostri interlocutori sono, invece, tutti quegli apicoltori
che capiscono la necessità di regolarizzarsi
ma trovano ostacoli di vario ordine per potersi adeguare
a tale in eludibile adempimento.
Ciò che poteva essere accettabile ancora poche
decine d'anni or sono non è più, oggi,
ammissibile di fronte alla domanda di garanzie pretese,
motivatamente, dal consumatore.
Siamo, quindi, più che convinti della bontà
e sensatezza (nell'insieme) della normativa igienico
sanitaria italiana a tutela dei consumatori (e quindi
anche a nostra garanzia, in quanto consumatori).
La produzione agro-alimentare italiana è molto
particolare in Europa: aziende di dimensioni molto
piccole vocate per produzioni tipiche e locali, di
fronte alla situazione di molti altri paesi europei
ove prevalenti, se non unici soggetti operanti sul
mercato alimentare, sono grandi aziende industriali
e multinazionali. Basti pensare che il numero dei
caseifici italiani (gia falcidiati dall'applicazione
della normativa sullo smaltimento dei reflui) è
superiore al 50 per cento del totale dei caseifici
europei.
In merito alla normativa igienico sanitaria il quadro
comunitario vede una netta differenziazione fra paesi
molto arretrati che non hanno, ancora, affrontato
la regolarizzazione dei loro opifici apistici, quali
la Francia, ed altri ove il processo d'applicazione
delle moderne norme è molto avanzato.
Non esiste, quindi, una vera e propria reciprocità
all'interno dell'Europa anche se è in corso
un lento processo d'omogeneizzazione.
Rispetto ai paesi extracomunitari (vale in proposito
ricordare che questo investe oltre il 50% del miele
consumato in Europa) il quadro è, ancora, peggiore,
con piani di controllo ed accordi di reciprocità
delle normative che hanno carattere più cartaceo
che sostanziale.
Tali considerazioni non possono, certo, indurci, come
paese e come comparto apistico, fare dei passi indietro
in termini di garanzie al consumatore ma, bensì,
a considerare che l'inadeguatezza di gran parte dei
soggetti presenti nel mercato alimentare mondiale
può tradursi in un elemento da porre in risalto,
tale da consentirci di valorizzare ulteriormente le
nostre migliori produzioni . In proposito vale, quale
esempio eloquente, la vicenda del blocco del miele
della Cina, primario esportatore di miele nel mondo,
blocco causato dalla presenza di residui di un antibiotico
non autorizzato, ma anche dall'incapacità di
questo paese di attivare misure igienico sanitarie
equivalenti a quelle europee.
Possiamo concludere che:
- La normativa igienico
sanitaria italiana, nel suo insieme, è buona!
- Peccato che sia applicata
in un modo che prescinde dalle caratteristiche de
comparto agro-alimentare italiano!
- Peccato che il rigore
riguardi unicamente ciò che è prodotto
in Italia!
Ciò
di cui, invece, non siamo assolutamente soddisfatti
è come le normative sono, sovente, applicate
ed ancor peggio"interpretate"da funzionari
che non conoscono la materia in modo specifico ed
adeguato. Così come non ci convince il ruolo
di "vestali"della norma di cui sono "auto-investiti"non
pochi responsabili pubblici che rischiano di "dettar
legge" prescindendo da quanto, effettivamente,
la norma impone e, soprattutto, dalle finalità
delle leggi stesse.
Prevale, sovente, un esercizio dell'autorità
focalizzato più sugli aspetti formali che sostanziali
e che prescinde totalmente da un analisi economica
dei costi e dei benefici e soprattutto degli effettivi
punti critici di rischio.
È un'attitudine tutta italiana che discende
da un corpo normativo complesso e stratificato nel
tempo, nonché da un atteggiamento culturale
ben poco pragmatico che pervade ancora vasti settori
delle pubbliche amministrazioni.
Non a caso un politico come Giolitti ebbe ad affermare:
"Le leggi in Italia si spiegano agli amici e
si applicano ai nemici".
Ovvero ciò che stolidamente è, sovente
e comunemente, addebitato alla "perversità"
burocratica dell'Unione europea è invece frutto
di una traduzione farraginosa e pedissequa delle normative
e soprattutto di una loro interpretazione che prescinde
totalmente dalla finalità delle stesse.
Ciò che vogliamo affermare è che i produttori
apistici che vogliono "mettersi in regola"in
primo luogo debbono investire tempo ed energie per
conoscere gli elementi basilari della normativa igienico
sanitaria o, quantomeno, cercare di comprenderne gli
obiettivi, le motivazioni e la "filosofia"
che le sottende. È necessario, cioè,
quale primo investimento per l'adeguamento normativo
che l'apicoltore si ponga quale soggetto attivo e
non stia supinamente a "fidarsi"dell'interpretazione
delle norme propostaci dal primo "dottore"che
del miele, delle sue peculiarità e delle effettive
problematiche igienico sanitarie di lavorazione non
sa, sovente, che assai poco se non nulla. È
altresì necessario che le associazioni apistiche
territoriali impegnino energie al fine di definire
con le pubbliche autorità competenti localmente
gli adempimenti ed obblighi effettivamente necessari
nel comparto dell'estrazione e trasformazione del
miele.
Per questa ragione crediamo possa essere utile la
formulazione di una proposta specifica su cui contiamo
possa aprirsi un dibattito e, più che altro,
una diversa articolazione ed applicazione della normativa.
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