| LA
FIGURA DELL'APICOLTORE
Di là dalle differenti
e a volte fantasiose definizioni della figura dell'apicoltore
(hobbista, piccolo, professionista …) parlare d'apicoltura
significa occuparsi di un'attività d'allevamento
che rientra nella normativa generale che disciplina
la zootecnia - difficilmente si sente, infatti, dissertare
su pastori hobbisti-. Quindi nel definire la figura
dell'apicoltore, cioè di colui che si dedica
all'attività dell'apicoltura, bisogna qualificare
l'attività principalmente in funzione della
destinazione della produzione.
Distingueremo, quindi, secondo
il diritto vigente (che in questo caso coincide con
il semplice buon senso) due categorie d'apicoltore:
1. Apicoltore
amatoriale: colui che esercita l'attività
con produzioni destinate all'autoconsumo (il miele
prodotto è consumato in famiglia o regalato
a parenti e amici senza che a questi passaggi corrisponda
alcuna forma di pagamento), è allo stesso livello
di chi ha un piccolo orto e produce ortaggi per sé
e per regalarli
2. Produttore
apistico: colui che esercita l'attività
d'allevamento apistico a fini economici e commerciali,
cioè la cui produzione tutta od in parte è
destinata alla vendita.
È evidente che per questa
ripartizione non si entri nel merito alla quantità
del miele (o altro) prodotto, anche se è altrettanto
evidente che è difficile parlare d'apicoltura
amatoriale per i possessori di molti alveari. È,
infatti, difficilmente giustificabile la gestione
di 30-40 alveari per autoconsumo, anche nel caso di
famiglie (umane) ampie e di estesi rapporti parentali.
Al contrario, invece, esistono produttori apistici
con pochi alveari la cui attività è
integrativa e parte di una più generale attività
agricola.
Fatta questa distinzione vediamo quali sono gli adempimenti
cui sono sottoposte le due categorie di apicoltori.
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