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Seminario del Commissione Agricoltura del Consiglio
regionale della Toscana
Dove non volano le api
Sabato 24 gennaio 2009
Tenuta
Presidenziale di San Rossore, Pisa - Sala Gronchi
GRANDE PARTECIPAZIONE DI APICOLTORI E TECNICI
AL CONVEGNO ORGANIZZATO DALLA COMMISSIONE AGRICOLTURA DEL CONSIGLIO
REGIONALE DELLA TOSCANA A S.ROSSORE IL 24 GENNAIO.
Già il titolo del seminario era tutto un programma. Il
dibattito che si è sviluppato è stato sicuramente
all’altezza, impossibile riportare nel sintetico spazio offerto
dal nostro giornale tutti i contenuti delle numerosissime relazioni.
Anzi, se un limite c’è stato, nell’organizzazione della
giornata di lavoro, è stato quello dei forse troppo numerosi
relatori, alcuni dei quali, inoltre, hanno fatto interventi di
routine, non all’altezza del livello del convegno.
Molto importanti sono stati, invece, i punti fissati con estrema
lucidità dai principali interventi, proviamo a riassumerli:
IL QUADRO ESTREMAMENTE ALLARMANTE
Le arnie si stano svuotando, in Italia
come e più che
altrove, con una mortalità annua che raggiunge quasi il
50% nel 2007, punta più alta nell’Unione europea, come
ha spiegato Jane Richardson, dell’Agenzia europea per la sicurezza
alimentare (Efsa), mentre la mortalità normale non arriva
al 15% annuo. La produzione del miele, che è solo un aspetto
immediatamente evidente, è in calo costante del 10-15%
l’anno. La Toscana è fortemente colpita, con perdite di
alveari negli ultimi anni che variano dal 50 al 70% e arrivano
in alcuni casi fino al 90%.
Richardson ha ricordato il progetto comunitario di ricerca sulle
morie “Koloss”. Sottolineando l’opportunità di un maggior
coinvolgimento, come referenti, di Una api e delle Associazioni
Apistiche italiane.
IL PUNTO VERO NON E’ COSTITUITO SOLO DAL PROBLEMA DELLA SALVEZZA
DELLE API
La mitica Astrid Lulling, la parlamentare
europea promotrice dell’ Ordine del Giorno approvato dal Consiglio
Europea per richiedere
politiche e stanziamenti comunitari in difesa delle api, ha ancora
una volta sottolineato con grande lucidità che il problema
non è quello della produzione del miele. Il miele si può importare,
ma l’impollinazione è insostituibile: interessa il 75%
della produzione alimentare destinata al consumo umano, incide
per 105 miliardi di euro ogni anno, rappresenta il 40% dell’economia
mondiale, è necessaria alla diffusione delle piante non
coltivate dall’uomo, riguarda l’84% delle specie vegetali coltivate
in Europa. Come si capisce, dunque in gioco c’è la sopravvivenza
degli ecosistemi, che senza l’impollinazione degli insetti non
potrebbero garantire la biodiversità e sarebbero condannati
a gravi processi di desertificazione; in gioco ci sono inoltre
la maggioranza delle produzioni alimentari e per questo in definitiva
in gioco è la stessa esistenza umana. La crisi ambientale,
denunciata dalle morie delle api, ha concluso la Lulling, ci
pone di fronte ad una crisi più preoccupante per vastità e
profondità di quella che ha colpito l’economia globale”.
L’IMPEGNO DELLA COMMISSIONE EUROPEA PER L’AGRICOLTURA
Laurent Lourdais, della Direzione
Generale Agricoltura della Commissione Europea, convenendo
sull’analisi fatta sulle caratteristiche
della crisi e su come questa minacci dirttamente le produzioni
agricole, oltre a descrivere gli interventi di sostegno già attivati
dalla Ue (reg 1234), condividendo la preoccupazine sugli effetti
negativi per l’agricoltura che sarebbero provocati dalla scomparsa
delle api, ha indicato sia la possibilità/opportunità di
attivare nuovi canali di accesso ai fondi comunitari per l’apicoltura,
a partire dagli stessi stanziamenti Pac, sia la disponibilità ad
attivare altre misure di sostegno per il settore e per la ricerca.
LA SCOMPARSA DELLE API NON E’ PROVOCATA DA UNA EPIDEMIA
Centrale l’intervento di Francesco
Panella, Presidente Una api e Vicepresidente del Gruppo Miele
del Copa-Cogeca (l’organizzazione
europea dei produttori). Panella ha proposto, con un intervento
appassionato, la necessità di un ribaltamento nella lettura
del fenomeno delle morie di api.
Fino ad oggi politici, ricercatori, ma anche noi stessi apicoltori,
tutti hanno affrontato le morie con l’ottica della causa/effetto.
Si è pensato e agito come se si trattasse di un’epidemia
e quindi si è cercato il “colpevole” e il “rimedio”.
In realtà siamo di fronte a un fenomeno complesso, nel
quale agiscono assieme i tradizionali patogeni e parassiti delle
api, ma anche e soprattutto i gravi squilibri ambientali provocati
dall’azione dell’uomo sia con l’inquinamento, causa dei profondi
cambiamenti climatici che minano il ciclo vitale delle api, sia
con le attività dell’agroindustria che in tutto il mondo
si è resa colpevole della distruzione della biodiversità con
le monoculture e dell’avvelenamento degli ecosistemi agricoli
con l’utilizzo della chimica e degli ogm. L’influenza di questi
fattori nel fenomeno delle morie è determinante, per questo è un
errore continuare a cercare “un rimedio”.
Solo un cambiamento profondo delle attività agricole e
industriali, mirato alla salvaguardia e al ripristino degli equilibri
naturali, può consentire il superamento della grave crisi
dell’apicoltura, che investe oramai tutti i continenti del mondo,
ma soprattutto può consentire un futuro per le produzioni
agricole alimentari.
L’IMPEGNO DELL’ARSIA NELL’INTERVENTO DI GRAZIA MAMMUCCINI
L’Amministratore dell’Agenzia Regionale per lo Sviluppo Agricolo,
Grazia Mammuccini, condividendo l’allarme lanciato dai vari relatori,
ha ringraziato le associazioni degli apicoltori per la caparbia
denuncia del fenomeno delle morie e per la lotta contro gli insetticidi
neurotossici.
Le vostre iniziative hanno sottolineato la necessità che
la Toscana riprenda il ruolo leader fra le regioni italiane impegnate
ad affermare una agricoltura sostenibile.
L’impegno della regione contro gli Ogm e in favore della biodiversità,
resterebbero monche se non riprendesse un serio impegno per una
agricoltura non più totalmente dipendente dalla chimica.
Mammuccini ha chiesto ai numerosi ricercatori presenti un impegno
concreto in questa direzione, offrendo la massima disponibilità dell’Agenzia
sia attivando risorse proprie che coordinando progetti per ottenere
finanziamenti comunitari.
COLTIVARE IL FUTURO!
“Più risorse e subito”, ha esordito nelle conclusioni
Aldo Manetti, presidente della commissione Agricoltura “Più risorse
e subito da investire in tre direzioni: ricerca, sostengo agli
apicoltori in difficoltà e incentivi per un’agricoltura
eco-sostenibile. Coltivare il futuro, deve essere questo il filo
conduttore di un modo nuovo di fare agricoltura nel rispetto
della biodiversità. L’azione della Regione deve proseguire
in continuità con i risultati ottenuti dalla Toscana nel
2008, con la risoluzione in Consiglio regionale, con la pressione
sul Governo per arrivare alla sospensione dell’uso dei pesticidi,
fino alla proposta di legge regionale sull’apicoltura ora all’esame
in commissione”.
Andrea Terreni, vicepresidente Unaapi.
Invito
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