| |
PROPOLI CONTAMINATO
(22 febbraio 2010) La
rivista Il Salvagente in edicola dedica con risalto la copertina e
un servizio alla grave contaminazione di preparati al propoli.
L’allarme preparati al propoli contaminati propone l’urgente necessità
di indispensabili chiarimenti.
L’U.N.A.API. ha quindi avviato una specifica riflessione su alcuni quesiti.
Cos’è il propoli e qual è
la sua classificazione merceologica?
Verificate le affermate
e diffuse definizioni consuetudinarie del propoli e del suo utilizzo,
riportate correttamente su Wikipedia, verificata la stessa definizione
di “propoli grezzo” utilizzata nella classificazione a fini della determinazione
dell’aliquota IVA, è più che fondato affermare che il propoli
è un prodotto agricolo dai molteplici impieghi, incluso l’utilizzo
quale ingrediente di specifici prodotti alimentari (ad e s. caramelle)
o di integratori alimentari o prodotti salutari e farmaceutici.
Di conseguenza affermiamo che il propoli non è comunemente utilizzato
o commercializzato per un suo utilizzo diretto quale prodotto alimentare,
e un suo uso quale ingrediente o componente alimentare necessita in genere
di una più o meno complessa fase di trasformazione e lavorazione.
Queste operazioni non rientrano ovviamente nella comune pratica di un
operatore agricolo quale è l’apicoltore.
Quali sono stati
sino ad oggi sul mercato i parametri in uso per la cessione/acquisto di
propoli grezzo?
Gli acquirenti, in genere, per la formulazione del prezzo di acquisto
hanno proposto, quale criterio principale, se non unico, di valutazione,
la presenza o meno d’impurità (api, detriti, schegge di legno …),
di cera d’api e a volte l’analisi del livello di contaminazione di metalli
pesanti presenti nel prodotto. Non ci risulta che siano state a oggi rifiutate
partite di propoli per contaminazione da pesticidi.
A chi compete
assicurarsi che il propoli sia utilizzabile sotto tutti i profili quale
ingrediente alimentare
Non vi può essere dubbio di sorta: a chi trasforma e pone in commercio
il propoli e/o i preparati alimentari a base di propoli! ?
Quali sono le
attenzioni e precauzioni cui deve attenersi l’apicoltore?
L’apicoltore, produttore agricolo primario, è tenuto a effettuare
le buone pratiche produttive finalizzate a garantire la sicurezza del
prodotto alimentare posto in commercio. Quindi, nella corretta conduzione
dell’allevamento e nelle fasi di raccolta e confezionamento del prodotto
alimentare, garantire lo stesso da contaminazioni che possono arrecare
un danno alla salute del consumatore. Il propoli è un prodotto
agricolo non necessariamente destinato al consumo alimentare, che necessita
generalmente, per essere proposto al consumo alimentare umano, di una
fase di raffinazione e trasformazione (post primaria). Pertanto l’apicoltore,
assicurate le buone pratiche che garantiscono la sicurezza dei prodotti
principali a uso alimentare (miele e polline), e quindi garantito che
questi sono indenni da contaminazioni, normalmente ritiene (a ragione)
che per il propoli sia sufficiente prestare attenzione alle operazioni
di raschiatura, per evitare di mischiare al propoli particelle di vernici
utilizzate per la protezione delle arnie (rischio di contaminazione da
metalli pesanti); effettuando, infine, un’accurata pulizia delle impurità,
oltre a conservare il prodotto in luogo pulito e asciutto. Tutte queste
operazioni sono svolte più che altro con l’intento di migliorare
la qualità commerciale del prodotto. In sostanza l’apicoltore ritiene
che l’adozione delle buone pratiche in allevamento oltre a garantire il
miele di riflesso, garantisca anche il propoli.
Quali sono le
ragioni che hanno indotto gli inquirenti ad analizzare il propoli?
Da quanto comunicato ai media, si evince che gli organi di controllo hanno
avviato un’indagine sul rispetto delle norme di produzione da parte degli
apicoltori che si attengono alla modalità di produzione certificata
biologica. L’indagine non ha fatto riscontrare nel prodotto miele significative
non conformità, ma si è preso atto che per la verifica e
controllo della modalità di produzione biologica, fra i criteri
presi in esame, è prassi comune, in Italia, la valutazione del
livello di contaminazione da residui nella cera d’api.
E’ stato verificato e confermato un effettivo elevato grado di contaminazione
della cera convenzionale posta in commercio in Italia sotto forma di fogli
cerei. Pertanto è stato deciso di verificare i contaminanti presenti,
oltre che nella cera, anche nel propoli, e si è così giunti
a individuare significative contaminazioni da pesticidi in prodotti trasformati
con propoli.
Quali possono
essere le possibili fonti di contaminazione del propoli?
Data la sua origine (resine esposte all’aria); la sua composizione (resine
miste a cera d’api); la sua durata e il riutilizzo prolungato da parte
delle api, è accertata una possibile fonte di contaminazione ambientale
(per esempio da metalli pesanti) che può comprendere anche molecole
stabili e tossiche ampiamente utilizzate in agricoltura per la difesa
delle colture.
Un'altra possibile fonte di contaminazione possono essere gli stessi acaricidi
oggi necessariamente utilizzati per la difesa dalla Varroa destructor
e per assicurare la sopravvivenza delle api. La molecola rinvenuta in
maggiore quantità nei preparati a base di propoli (fino a 900 ppb
di Coumaphos) è tutt’oggi infatti autorizzata in Europa per la
lotta alla varroa e fino a poco tempo fa in libera vendita e in uso anche
in Italia, contenuta in un preparato apposito per le api (Perizin). Non
siamo in condizioni di sapere, all’attuale stato delle conoscenze, se
la contaminazione in questione derivi dall’uso nel passato di una molecola
presente in un preparato autorizzato o sia dovuta ad un possibile impiego
di preparati chimici non consentiti in apicoltura.
Cosa possono
e debbono fare d’ora in avanti gli apicoltori?
Oggi, grazie alle indagini delle autorità e all’affinamento delle
tecniche analitiche, emerge un'altra grave e possibile via di contaminazione,
da pesticidi e dagli stessi antiparassitari utilizzati per la difesa delle
api, di prodotti dell’alveare (cera e propoli) non utilizzati direttamente
quali alimenti.
E’ quindi necessario che d’ora in avanti gli apicoltori tengano nel debito
conto che:
1)ogni sostanza con cui l’alveare entra in contatto vi può lasciare
traccia, specie se la sostanza è lipofila e quindi si lega bene
con le sostanze grasse presenti (quali la cera d’api o il propoli che
è al 25-30% composto di cera). L’evidenziazione di tale possibilità
deve essere pertanto attentamente considerata nelle pratiche di difesa
sanitaria degli alveari, anche nel caso di preparati autorizzati contenenti
molecole che possono stabilmente residuare nella cera d’api, nel propoli,
con i conseguenti fenomeni di accumulo nel tempo.
2)Spetta ai laboratori di produzione, debitamente attrezzati e organizzati
ai sensi della vigente e valida legislazione, il controllo di quanto destinato
al consumo e all’uso umano, e quindi spetta a loro adottare procedure
di analisi e controllo dei prodotti in ingresso.
3)La proposta al consumo di preparati alimentari, farmaceutici o cosmetici
a base di propoli o di cera deve rigorosamente essere fatta nel pieno
rispetto delle procedure precauzionali che salvaguardano e garantiscono
la sicurezza dei prodotti. Deve quindi essere accompagnata da una precisa
conoscenza dei fattori che intervengono nel ciclo di produzione nella
fase di allevamento e raccolta.
In conclusione
L’U.N.A.API. nel suo ruolo di rappresentanza
e di stimolo del comparto apistico ritiene che:
difficilmente l’accertamento di contaminazione residuale del propoli può
efficacemente essere utilizzato quale affidabile “cartina di tornasole”
dell’effettivo rispetto delle procedure di produzione biologica. Il propoli
è, infatti, matrice soggetta a ben minore ricambio della cera,
e preserva e accumula, probabilmente per molti anni, eventuali contaminazioni.
Come peraltro molte altre matrici ( per es.: acqua, aria e terreno…) fondamentali
nelle produzioni agricole soggette a contaminazione ambientale e/o da
precedenti pratiche colturali e/o da difesa sanitaria. Non a caso, infatti,
nella normativa comunitaria e nell’applicazione nazionale per la conversione
al metodo di produzione biologico non è stata ad oggi prevista
alcuna “bonifica” del propoli da precedenti possibili contaminazioni.
Mentre potrebbe essere considerata, in effetti, la riduzione progressiva
dell’eventuale contaminazione del propoli quale efficace indice dell’effettivo
rispetto delle pratiche di difesa sanitaria secondo il metodo di produzione
biologico.
Possa e debba essere dedicata da parte degli apicoltori italiani la massima
attenzione e cura nel preservare da contaminazioni non solo i prodotti
apistici alimentari, quali miele e polline, ma anche l’insieme delle materie
costituenti l’alveare. E’ quindi nel merito necessaria una specifica attenzione
e attività degli apicoltori italiani, analoga a quella che hanno
saputo e voluto attuare, con scelte radicali se non uniche rispetto a
gran parte dell’apicoltura mondiale, per evitare qualsiasi rischio di
contaminazione da antibiotici nel miele.
Documento del Consiglio di Amministrazione di U.N.A.API., redatto con
consultazione via e mail, nei giorni 20 e 21 febbraio 2010.
Per il CdA il presidente di U.N.A.API. Francesco Panella
da
Wikipedia
Il pròpoli è una sostanza resinosa che le api raccolgono
dalle gemme e dalla corteccia delle piante. Si tratta quindi di una sostanza
di origine prettamente vegetale anche se le api, dopo il raccolto, la
elaborano con l’aggiunta di cera, polline ed enzimi prodotti dalle api
stesse. Il colore può variare moltissimo nelle tonalità
del giallo, del rosso, del marrone e del nero. L’odore è fortemente
aromatico.
Raccolta e produzione
La propoli si può produrre in due maniere radicalmente differenti.
La raccolta naturale consiste nel rimuovere con un apposito raschietto
tutta la propoli che le api hanno depositato in giro per l'alveare. L'operazione,
detta raschiatura, permette di ottenere quantitativi moderati di scarsa
qualità, poiché vengono inglobati anche pezzetti di legno,
resti di api morte, cera e altre impurità. Tale metodo è
quindi inadeguato per obiettivi commerciali e può essere adottato
al massimo per il consumo familiare. La raccolta artificiale invece viene
praticata con vari metodi e strumenti sperimentati dagli apicoltori nel
tempo che permettono di ottenere propoli in quantità e qualità
adeguata agli usi commerciali.
da
Wikipedia
Utilizzo da parte dell’uomo
Il propoli è stato utilizzato in passato come vernice per i propri
strumenti musicali dai maestri liutai, il più famoso dei quali
è Antonio Stradivari. Il propoli viene utilizzato in apiterapia,
disciplina ancora relegata ad un ruolo di secondo piano all’interno delle
medicine alternative, anche se negli ultimi anni si sono incrementati
notevolmente gli studi scientifici da parte della medicina ufficiale.
Viene utilizzato anche nella produzione di caramelle e in soluzione alcolica
contro il mal di gola e le infezioni orali. In virtù delle innumerevoli
attività benefiche, prodotti a base di propoli sono ammessi anche
in agricoltura per la difesa delle colture. In particolare, si sfruttano
le seguenti azioni:
Antisettico: contenimento di batteri e funghi (antibiotico naturale),
accentuazione delle auto-difese delle piante, riduzione della formazione
delle gommosi fisiologiche delle drupacee
Protettivo: formazione di una pellicola cerosa idrorepellente di difesa
sulla superficie dei frutti che ostacola lo sviluppo dei patogeni
Cicatrizzante: rapido asciugamento e cicatrizzazione delle ferite provocate
da tagli di potatura, eventi climatici, (grandine, vento, ecc.), punture
di insetti.
Attrattivo per le api: la caratteristica profumazione attrae gli insetti
impollinanti favorendo una naturale fecondazione del fiore (la presenza
di boro favorisce l’allungamento del budello pollinico).
|