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NO PROBLEM PER LE API NEL MONDO (20 maggio 2009) Un
nuovo studio del professore canadese Lawrence Harder dell’University of
Calgary e del ricercatore argentino Marcelo Aizen suggerisce che il numero
delle colonie di api è globalmente in crescita e che il vero “problema
delle api” è la crescente richiesta di attività d’impollinazione
che non non si riesce a fronteggiare. «Il declino delle api osservato negli Stati Uniti e in Europa, spesso ricondotto a fenomeni non ancora chiari come il “Colony Collapse Disorder”, potrebbe indurci a pensare che si tratti di un fenomeno globale» ha detto Marcelo Aizen «ma abbiamo scoperto che non è così». I ricercatori hanno basato i propri studi su dati della Fao, da cui risulta un incremento dal 1961 del numero di alveari del 45%; il problema è che, nello stesso periodo, le colture che richiedono impollinazione da parte delle api sono cresciute ancora più marcatamente, arrivando a ricoprire il 6,1% di tutta la produzione agricola nel 2006, erano il 3.6% nel 1961. I ricercatori sostengono che questo aumento è stato causato da motivazioni economiche, in quanto si tratta di colture molto redditizie. Ovviamente Big Agro Chem ha subito proposto ai quattro
venti questa chiave di lettura accompagnata da “studi” che “incolpano”
di tutto il cambio climatico, è un copione già visto, ogni
grave indiziato fa di tutto per stornare i sospetti e celare le prove
anche quando diventano sempre più stringenti. Per parte nostra ci limitiamo a porre qualche banale domanda a questi “studiosi” della statistica:
Se tutto ciò è spiegabile con la crescita delle colture che necessitano del servizio d’impollinazione forse è meglio che i cittadini usino il loro buon senso piuttosto che certa “scienza”! Francesco Panella |
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