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FINALMENTE: STOP AI KILLER DELLE
API
(18
settembre 2008) Il 16 settembre la Commissione consultiva per i prodotti
fitosanitari, pressata da una gran quantità di evidenze scientifiche
innegabili, prese di posizioni, appelli, dati che hanno fatto maturare
una grande attenzione nell’opinione pubblica, ha finalmente preso atto
della assoluta incompatibilità ambientale dei preparati chimici
killer di api e insetti utili.
E’ quindi alla firma il decreto di sospensione,
per un anno, dei concianti Gaucho e Poncho della Bayer CropProtection,
Cruiser della Syngenta e Regent della BASF.
DECRETO
17 settembre 2008. Sospensione cautelativa
dell'autorizzazione di impiego per la concia di sementi, dei prodotti
fitosanitari contenenti le sostanze attive clothianidin, thiamethoxam,
imidacloprid e fipronil, ai sensi dell'articolo 13, comma 1, del decreto
del Presidente della Repubblica 23 aprile 2001, n. 290.
Comunicato
stampa di Legambiente e Unaapi
Comunicato
stampa del Ministero della salute
E’ un importante risultato ottenuto dall’agricoltura
italiana. Tale risultato è stato raggiunto grazie:
- ad una mobilitazione enorme degli apicoltori
che sono riusciti a rendere manifesto quanto constatavano nei loro alveari
e che molte istituzioni hanno fatto di tutto per non vedere;
- al gran tempo ed energie investite da quegli
apicoltori singoli e associati che, in collaborazione con i servizi
veterinari locali e regionali disponibili, sono riusciti a realizzare
la raccolta dei campioni e le attività di monitoraggio;
- a quanti hanno trovato le risorse per le analisi
e non hanno nascosto i relativi referti e report di valutazione, con
le tracce indelebili dei killer delle api, ma li hanno resi pubblici;
- alla sensibilità concreta di quegli assessorati
all’agricoltura (in particolare di Piemonte, Emilia Romagna, Friuli
Venezia Giulia e Toscana) e relativi servizi fitosanitari, che hanno
scelto di non nascondere lo sporco sotto lo zerbino e che con onestà
intellettuale sono stati capaci di avanzare proposte di buon senso,
a partire dai dati di fatto;
- alla capacità unitaria e autonoma delle
regioni di rifiutare il “pastrocchio” propostogli e di uscire dal tavolo
tecnico della conferenza stato-regioni con una proposta chiara e forte;
- alla capacità, di fronte all’emergenza,
dell’insieme del mondo apistico, e in particolare delle organizzazioni
nazionali U.N.A.API. e FAI di superare steccati e di costruire insieme
a tanti altri soggetti associativi, apistici e non, terreni di sensibilizzazione
e di proposta;
- alla sensibilità e capacità d’iniziativa
di LegAmbiente e del mondo ambientalista nel comprendere, già
anni or sono, l’enorme rischio ambientale e la capacità distruttiva
del vivente, connessi all’uso di molecole caratterizzate da una così
elevata tossicità, da una straordinaria efficacia e da subdola
persistenza;
- a quei ricercatori indipendenti che hanno avuto
la costanza di effettuare investigazioni e monitoraggi, con le scarse
risorse disponibili, e che hanno avuto il coraggio, raro, di rendere
pubblici i risultati dei loro lavori e gli inquietanti interrogativi
che ne emergono;
- a quelle organizzazioni degli agricoltori che
sono state in grado di preoccuparsi, oltre che del risultato economico
immediato, anche di quello a medio a lungo termine per le produzioni
agricole così come per l’insieme degli equilibri ambientali;
- a Slow Food e a tutta quella parte dell’eccellenza
alimentare italiana che non si fermano all’apparenza di quanto finisce
nel piatto, ma sanno misurarsi con l’insieme del processo produttivo,
ricercando la distintività che crea per il futuro dell’umanità
l’uso di un cibo buono, pulito e giusto;
- a quei media che hanno colto la funzione insostituibile
degli insetti utili e che hanno saputo dedicare a questo argomento approfondimenti
e inchieste non limitandosi alla ripetizione compiacente dell’”informazione”
preconfezionata e confusionaria prodotta da coloro che hanno, solo,
i propri enormi profitti da difendere;
- al Ministro dell’Agricoltura Luca Zaia che è
riuscito a far seguire i fatti agli impegni pubblicamente assunti.
Lo stop ai killer delle api è un primo imprescindibile
passo che apre una diversa prospettiva di possibile compatibilità
ambientale dell’agricoltura italiana e non solo italiana.
Ringraziamo di cuore quanti abbiamo summenzionato e quanti ad essi vorranno
unirsi nella battaglia per una agricoltura produttiva, ma rispettosa dei
delicati equilibri ambientali, nel nome delle generazioni future.
Il nostro impegno è di contribuire a costruire, insieme, nell’anno
che ci sta di fronte, un diverso modo di procedere e di confrontarsi.
Ciò che tale vicenda acclara, senza ombra
di dubbio, è l’inadeguatezza delle procedure, vigenti in Europa
e nel complesso degli stati membri, per l’autorizzazione d’uso delle molecole
e dei preparati utilizzati in agricoltura.
Dobbiamo passare dal chiedere “all’oste se il suo vino è buono”
a pretendere che la bontà del liquido da mescere, così come
la sua efficacia e la sua salubrità, ( e specie se si tratta di
miglia di tonnellate di fitofarmaci sparsi costantemente nelle nostre
campagne) siano certificati da soggetti indipendenti dagli interessi commerciali
dell’oste.
Questo del resto è il senso della riflessione già avviata
nella Ue, sottolineato con particolare rilevo dal Parlamento Europeo,
nell’accingersi a varare la nuova direttiva sui fitofarmaci.
Agrofarma come le aziende che rappresenta hanno
dimostrato in questa vicenda che pur di difendere i loro, lauti e crescenti,
profitti sono capaci di negare l’evidenza e di sostenere tesi prive di
fondamento, scientificità e serietà. Per il management di
questi colossi ciò che conta è solo il risultato di bilancio
a breve, ciò li rende interlocutori particolarmente inattendibili.
E’ ovvio che le “evidenze scientifiche”, sostenute da chi ha interessi
di parte di tale rilevanza, necessitino di essere vagliate con particolare
precauzione, se non con pregiudizio, e devono essere sottoposte a controlli
severi da parte di autorità scientifiche indipendenti e da tutti
i portatori di interesse.
Oggi non è così, anzi sono proprio questi soggetti, che
hanno interesse a vendere, gli unici interlocutori di una valutazione
che si svolge in modo non trasparente e che ha ben poco di pubblico.
Che l’oste abbia la sua giusta remunerazione è
ovviamente giusto, ma se ci spaccia del vinaccio al metanolo, grazie al
quale si arricchisce assieme ai suoi compari in maniera smodata, che si
continui a frequentare fiduciosi la sua ricca locanda, mantenendolo anzi
quale mentore delle qualità dei vini, anche dopo averne constatato
gli effetti mortali, non è forse sciocco e suicida?
Se poi a seguito della strage di clienti, la locanda viene chiusa, seppur
temporaneamente, vi sembra normale che nessuno si senta in dovere di obbligarlo
a indennizzare, almeno in parte, il danno provocato? O, almeno, di obbligarlo
a investire una piccola parte dei profitti realizzati finanziando ricerche
indipendenti per studiare cosa mai di mefitico si annida nel prodotto
che l’oste, con gran sfacciataggine, ci vuol riproporre?
Non è accettabile che gli interessi privati
siano prevalenti, senza controllo efficace e senza la possibilità
di contraddittorio di sorta, nelle procedure pubbliche per decidere l’accettabilità
di un rischio agro-chimico, e questo proprio in Italia, il paese che usa
più insetticidi d’Europa.
Nel merito degli effetti causati dall’uso degli agrofarmaci, chiediamo
che non si considerino più come unica “evidenza scientifica” i
dati, interessati, prodotti da laboratori con test che non si misurano
con la complessità degli effetti sul vivente e che si prevedano
sedi specifiche di studio e di ascolto di quanto emerge dalle esperienze
di campo verificate dalla competenza degli agricoltori, degli apicoltori
e dei cittadini in generale.
E’ ora che in Italia si avvii tutt’altro livello di confronto e di riflessione
per costruire un’agricoltura compatibile basata, in modo esemplare e in
piena coerenza con gli obiettivi che si è data l’Unione Europea,
su una difesa delle coltivazioni con la lotta integrata a basso impatto
ambientale.
L’agricoltura del futuro ha vinto un primo match, il percorso è
irto e difficile ma ….possiamo farcela
Francesco Panella
Novi Ligure 18 settembre, una giornata particolare… di gioia e speranza.
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Comunicato stampa:
Moria api. Neonicotinoidi sospesi per un anno
Legambiente e Unaapi: “Ben fatto, ma questo
periodo sia utilizzato per rivedere le procedure d’autorizzazione
dei fitofarmaci”
“La sospensione dell ' utilizzo di neonicotinoidi
in agricoltura da parte della Commissione Fitofarmaci riunita presso
il Ministero della Salute è una buona notizia. Speriamo che
il relativo decreto sia presto pubblicato e che la sospensione,
attualmente prevista per un anno, sia utile a determinare una concreta
revisione delle procedure autorizzative dei pesticidi potenzialmente
pericolosi per l’ambiente e la salute”.
Così Legambiente e Unaapi, l’associazione italiana degli
apicoltori commenta la notizia diffusa oggi della sospensione temporanea
dei pesticidi neonicotinoidi, spesso usato come concianti per le
sementi.
“La decisione della commissione – hanno dichiarato il presidente
nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e il presidente
di Unaapi Francesco Panella – non deve servire soltanto a tutelare
un settore produttivo di grande qualità, e in generale, a
difendere tutte le produzioni agroalimentari di eccellenza che ci
distinguono nel mondo, ma anche a tutelare l’interesse pubblico
complessivo, dal momento che la moria delle api rappresenta solo
l’effetto più evidente di un malessere che colpisce silenziosamente
gli ecosistemi più delicati fondamentali per l’equilibrio
di tutte le specie”.
“Ci auspichiamo – hanno concluso le due associazioni – che questo
sia solo il primo passo verso una seria e concreta procedura di
revisione delle autorizzazioni e regolamentazioni d’uso dei fitofarmaci
utilizzati in agricoltura”.
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