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la cia chiede la sospensione dei
neonicotinoidi
(29 marzo 2008) Il presidente della Confederazione
Italiana Coltivatori CIA il 25 marzo ha inviato una lettera ai ministri
De Castro, Turco e Pecoraro Scanio sull'utilizzo di fitofarmaci sistemici
in agricoltura e moria delle api.
Nella lettera dopo aver richiamato l'attenzione sul preoccupante caso
– ormai drammaticamente evidente nelle regioni del Nord Italia, ma diffuso
su tutto il territorio – della moria delle api afferma:
" E’ stato più volte sottolineato che il fenomeno è
prodotto da una serie di concause, delle quali però bisogna tener
conto, per intervenire su quelle dipendenti
dai nostri comportamenti.
Oltre ai cambiamenti climatici che influiscono sulla flora spontanea,
alle malattie dovute a parassiti, allo stress o altro, una delle cause
individuate è la diffusione di alcuni
fitofarmaci sistemici, in agricoltura, soprattutto di quelli utilizzati
per la concia delle sementi.
Il fenomeno della moria si è reso evidente prima nei Paesi con
maggiori estensioni monoculturali, per poi proporsi in tutta la sua drammaticità
anche nel resto dell’Europa. Si stima che la riduzione degli alveari
abbia raggiunto anche il 50%. In Francia già dalla seconda metà
degli anni ’90, il sospetto è ricaduto quasi subito sugli insetticidi
neonicotinoidi utilizzati per la concia delle sementi.
In Italia le segnalazioni degli apicoltori sulle epoche, le zone e i danni
alle api, hanno evidenziato tre momenti a rischio: alla ripresa dell’attività
apistica; a primavera in coincidenza con le semine delle colture primaverili;
a metà giugno in coincidenza con i trattamenti sulla vite contro
la “flavescenza dorata”. Secondo il Prof. Claudio Porrini dell’Università
di Bologna (dipartimento di scienze e tecnologie agroambientali) gli spopolamenti
di inizio anno possono essere attribuiti alla CCD (colony collapse disorder)
mentre le mortalità nel secondo e nel terzo periodo sono da attribuire
“quasi esclusivamente ai trattamenti fitosanitari.”
Gli agrofarmaci, oltre alle mortalità provocate da possibili errori
durante il loro impiego, sono sospettati di indurre alterazioni sul comportamento,
sull’orientamento e sull’attività sociale delle api, anche in dosi
minime.
Come sottolineato dal Prof. Moreno Greatti dell’Università di Udine,
i prodotti a base di imidacloprid (Gaucho), fipronil (Regent), thiamexotam
(Cruiser) e clothianidin (Poncho) risultano dannosi alle api anche a piccole
dosi.
In concomitanza con la diffusione e l’impiego di seme di mais conciato
con questi prodotti gli apicoltori con apiari in aree fortemente vocate
a questa coltivazione, hanno riscontrato una alta mortalità e spopolamento
degli alveari con danni che si sono ripercossi per tutta la stagione comportando
perdite anche totali della produzione.
Sono state effettuate delle prove per verificare la possibile dispersione
di insetticida nell’ambiente al momento della semina con seme di mais
conciato con il Gaucho (imidacloprid) e i risultati hanno evidenziato
che con le moderne seminatrici pneumatiche si verifica una fuoriuscita
di sostanza attiva che disperdendosi nell’ambiente si deposita sulla flora
circostante rendendo possibile il contatto delle api e degli insetti pronubi
selvatici con l’insetticida durante la consueta attività di raccolta
di nettare, acqua e polline.
In Francia alcuni studi realizzati da INRA e da CNRS e validati da esperti
indipendenti, hanno dimostrato la tossicità e la persistenza dei
principi attivi di queste molecole.
I lavori del comitato scientifico del ministero dell’agricoltura francese
e le sentenze del Consiglio di Stato (che confermano il mancato rispetto
delle garanzie necessarie relative a due principi attivi incriminati),
hanno comportato il ritiro dell’autorizzazione all’uso del Gaucho (già
nel 1999) e del già citato Regent su tutte le colture francesi
dal 2004.
In Italia non c’è stata alcuna
risposta a tutte le denunce e agli allarmi espressi da diversi e autorevoli
soggetti, non solo del mondo dell’apicoltura.
Eppure la moria delle api è un
problema che riguarda anche l’agricoltura e l’ambiente. Bisogna
tener presente che gli insetticidi usati nella concia delle sementi costituiscono
un imbarbarimento nella lotta ai fitofagi, si introducono veleni
preventivamente e a tappeto, indipendentemente dalla presenza di effettive
aggressioni e danni alle colture e anche quando il fitofago potrebbe essere
contenuto con banali pratiche agronomiche (rotazione delle colture ad
es.); tutto il contrario dei principi
della lotta guidata e di un'agricoltura compatibile ed equilibrata
che garantisca l'integrità dell'ambiente e la fertilità
dei territori come raccomandato dall’Unione europea.
Gli insetticidi neurotossici, usati in forma ciclotropica, risultano
presenti con i metaboliti nelle piantagioni per tutto il loro ciclo vitale,
per questo oltre agli eventuali fitofagi, sterminano
anche tutti gli insetti pronubi con danno conseguente per gli ambienti
agricoli e per la biodiversità tema invocato dalla convenzione
di Rio (1992) e dal Piano Nazionale sulla Biodiversità del 1998
che riconosce:
“La conservazione della biodiversità
è un imperativo etico perché rappresenta non solo un bene
da difendere e da trasmettere alle generazioni future per il miglioramento
della qualità della vita, ma anche un bene in sé stesso,
che ha il diritto alla propria esistenza.”
Per il futuro degli apicoltori e dell’agricoltura in generale, ritengo
sarebbe opportuno applicare anche in questo
caso il principio di precauzione e Ti chiedo di intraprendere i
passi necessari alla soluzione del problema, per esempio attivarsi
per l’immediata sospensione dei preparati contenenti neonicotinoidi in
agricoltura e di predisporre rapidamente tutte le procedure per rivedere
l’autorizzazione dei principi attivi che non si limitino allo studio degli
effetti immediati ma a quelli nel medio e lungo periodo, per tutto l’insieme
delle forme viventi."
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