mieli d'italia

HOME PAGE SITO 2001-2010
Apicoltura | Indirizzi utili | Miele e prodotti alveare | Servizi

Questa pagina è estratta dal vecchio sito di mieliditalia.it.
Per navigare all'interno del vecchio sito utilizza i link di colore marrone.
Se vuoi navigare nel nuovo sito utilizza i link di colore arancio o VAI AL SITO NUOVO


 

la cia chiede la sospensione dei neonicotinoidi

(29 marzo 2008) Il presidente della Confederazione Italiana Coltivatori CIA il 25 marzo ha inviato una lettera ai ministri De Castro, Turco e Pecoraro Scanio sull'utilizzo di fitofarmaci sistemici in agricoltura e moria delle api.
Nella lettera dopo aver richiamato l'attenzione sul preoccupante caso – ormai drammaticamente evidente nelle regioni del Nord Italia, ma diffuso su tutto il territorio – della moria delle api afferma:
" E’ stato più volte sottolineato che il fenomeno è prodotto da una serie di concause, delle quali però bisogna tener conto, per intervenire su quelle dipendenti dai nostri comportamenti.
Oltre ai cambiamenti climatici che influiscono sulla flora spontanea, alle malattie dovute a parassiti, allo stress o altro, una delle cause individuate è la diffusione di alcuni fitofarmaci sistemici, in agricoltura, soprattutto di quelli utilizzati per la concia delle sementi.
Il fenomeno della moria si è reso evidente prima nei Paesi con maggiori estensioni monoculturali, per poi proporsi in tutta la sua drammaticità anche nel resto dell’Europa.
Si stima che la riduzione degli alveari abbia raggiunto anche il 50%. In Francia già dalla seconda metà degli anni ’90, il sospetto è ricaduto quasi subito sugli insetticidi neonicotinoidi utilizzati per la concia delle sementi.
In Italia le segnalazioni degli apicoltori sulle epoche, le zone e i danni alle api, hanno evidenziato tre momenti a rischio: alla ripresa dell’attività apistica; a primavera in coincidenza con le semine delle colture primaverili; a metà giugno in coincidenza con i trattamenti sulla vite contro la “flavescenza dorata”. Secondo il Prof. Claudio Porrini dell’Università di Bologna (dipartimento di scienze e tecnologie agroambientali) gli spopolamenti di inizio anno possono essere attribuiti alla CCD (colony collapse disorder) mentre le mortalità nel secondo e nel terzo periodo sono da attribuire “quasi esclusivamente ai trattamenti fitosanitari.”
Gli agrofarmaci, oltre alle mortalità provocate da possibili errori durante il loro impiego, sono sospettati di indurre alterazioni sul comportamento, sull’orientamento e sull’attività sociale delle api, anche in dosi minime.
Come sottolineato dal Prof. Moreno Greatti dell’Università di Udine, i prodotti a base di imidacloprid (Gaucho), fipronil (Regent), thiamexotam (Cruiser) e clothianidin (Poncho) risultano dannosi alle api anche a piccole dosi.
In concomitanza con la diffusione e l’impiego di seme di mais conciato con questi prodotti gli apicoltori con apiari in aree fortemente vocate a questa coltivazione, hanno riscontrato una alta mortalità e spopolamento degli alveari con danni che si sono ripercossi per tutta la stagione comportando perdite anche totali della produzione.
Sono state effettuate delle prove per verificare la possibile dispersione di insetticida nell’ambiente al momento della semina con seme di mais conciato con il Gaucho (imidacloprid) e i risultati hanno evidenziato che con le moderne seminatrici pneumatiche si verifica una fuoriuscita di sostanza attiva che disperdendosi nell’ambiente si deposita sulla flora circostante rendendo possibile il contatto delle api e degli insetti pronubi selvatici con l’insetticida durante la consueta attività di raccolta di nettare, acqua e polline.
In Francia alcuni studi realizzati da INRA e da CNRS e validati da esperti indipendenti, hanno dimostrato la tossicità e la persistenza dei principi attivi di queste molecole.
I lavori del comitato scientifico del ministero dell’agricoltura francese e le sentenze del Consiglio di Stato (che confermano il mancato rispetto delle garanzie necessarie relative a due principi attivi incriminati), hanno comportato il ritiro dell’autorizzazione all’uso del Gaucho (già nel 1999) e del già citato Regent su tutte le colture francesi dal 2004.
In Italia non c’è stata alcuna risposta a tutte le denunce e agli allarmi espressi da diversi e autorevoli soggetti, non solo del mondo dell’apicoltura.
Eppure la moria delle api è un problema che riguarda anche l’agricoltura e l’ambiente. Bisogna tener presente che gli insetticidi usati nella concia delle sementi costituiscono un imbarbarimento nella lotta ai fitofagi, si introducono veleni preventivamente e a tappeto, indipendentemente dalla presenza di effettive aggressioni e danni alle colture e anche quando il fitofago potrebbe essere contenuto con banali pratiche agronomiche (rotazione delle colture ad es.); tutto il contrario dei principi della lotta guidata e di un'agricoltura compatibile ed equilibrata che garantisca l'integrità dell'ambiente e la fertilità dei territori come raccomandato dall’Unione europea.
Gli insetticidi neurotossici, usati in forma ciclotropica, risultano presenti con i metaboliti nelle piantagioni per tutto il loro ciclo vitale, per questo oltre agli eventuali fitofagi, sterminano anche tutti gli insetti pronubi con danno conseguente per gli ambienti agricoli e per la biodiversità tema invocato dalla convenzione di Rio (1992) e dal Piano Nazionale sulla Biodiversità del 1998 che riconosce:
“La conservazione della biodiversità è un imperativo etico perché rappresenta non solo un bene da difendere e da trasmettere alle generazioni future per il miglioramento della qualità della vita, ma anche un bene in sé stesso, che ha il diritto alla propria esistenza.”
Per il futuro degli apicoltori e dell’agricoltura in generale, ritengo sarebbe opportuno applicare anche in questo caso il principio di precauzione e Ti chiedo di intraprendere i passi necessari alla soluzione del problema, per esempio attivarsi per l’immediata sospensione dei preparati contenenti neonicotinoidi in agricoltura e di predisporre rapidamente tutte le procedure per rivedere l’autorizzazione dei principi attivi che non si limitino allo studio degli effetti immediati ma a quelli nel medio e lungo periodo, per tutto l’insieme delle forme viventi."