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AVVELENAMENTI: CHE FARE?
(30 marzo 2008) I gravi ed estesi fenomeni di avvelenamento,
e di spopolamento di tutta la “popolazione di campo” degli alveari che
si stanno verificando in occasione delle semine di mais impongono la necessità
di proporre un modello operativo cui attenersi.
La denuncia
L’elemento di maggior criticità è rappresentato dalla denuncia
dell’avvelenamento subìto. Quasi sempre gli apicoltori si lamentano
del danno ma sono estremamente restii alla denuncia. In realtà
è l’elemento prioritario in quanto unico elemento oggettivo che
può testimoniare l’accaduto. Si ricorda, a puro titolo di esempio,
che lo scorso anno, a fronte di alcune migliaia di alveari certamente
coinvolti negli avvelenamenti su girasole, non esiste alcuna denuncia
ufficiale La denuncia va fatta al competente (del territorio ove è
collocato l’apiario) servizio veterinario e deve essere accompagnata dalla
richiesta della tempestiva raccolta di un campione ufficiale di api, compilando
l’allegata scheda. Sono segnalati tuttavia casi di veterinari ,che non
“avevano tempo”, che quindi non hanno provveduto alla raccolta del campione
di api o che si sono rifiutati di provvedervi. A fronte di tali difficoltà
va in ogni caso registrata e tenuta in memoria la modalità, data
e ora della richiesta, nonché identità dell’interlocutore
che non si è attivato. In tali casi è necessario provvedere
alla raccolta di un campione d’api alla presenza del testimone più
“accreditato” possibile (un pubblico ufficiale, un tecnico apistico, un
agronomo o perito agrario) ed è quindi indispensabile inoltrare
la denuncia alla locale stazione dei carabinieri. Si
veda facsimile denuncia.
Il campione di api
Sono estremamente importanti la tempistica di intervento, la modalità
di conservazione e di trasporto del campione al laboratorio di analisi.
Alcuni principi attivi sono fotolabili e non più rintracciabili
già dopo poco tempo; comunque l’esposizione agli agenti atmosferici
pregiudica enormemente la qualità del campione. A questa considerazione
si aggiunga che alcuni principi attivi hanno azione letale sull’ape a
dosaggi estremamente bassi: per l’imidacloprid ad esempio 0,03 ppb. In
pratica le nostre api vengono uccise o “ubriacate” da dosaggi che sono
poco più di nulla; è evidente come qualunque “errore” per
quanto piccolo possa essere può inficiare il risultato analitico.
Si consiglia di raccogliere quindi campioni di api fresche, morte da poco
o morenti, operando preferibilmente al mattino presto, prima dell’inizio
dell’attività di volo dell’alveare per riporle quindi in contenitore
pulito. Potrà sembrare superfluo ma il campione deve essere anche
sufficiente: continuano a pervenire campioni raccolti da apicoltori composti
da 10 api... non servono a nulla! Un buon campione deve essere composto
da almeno 100 g di api (1.000 api circa).
Indispensabile avere con se borsa frigo con siberini per conservare il
campione sino a casa. Il campione andrà poi immediatamente congelato.
Particolare cura anche per il trasporto del campione al laboratorio analisi
che deve avvenire rispettando sempre il mantenimento della linea del freddo:
contenitori di polistirolo a doppia parete e siberini sono indispensabili.
Considerata l’importanza del tema conviene provvedere come associazione
al trasporto al laboratorio; se ciò non fosse possibile appoggiarsi
ad un corriere affidabile che garantisca la consegna entro le 24 ore.
Si veda questionario.
Il laboratorio
Nel passato alcuni campioni di api sono stati inviati a laboratori che
non possedevano la necessaria strumentazione analitica/competenza, con
il risultato per noi drammatico che a fronte di un campione di api certamente
avvelenato l’esito dell’analisi è stato negativo. Bisogna insistere
ed ottenere che il campione sia con certezza inviato a un laboratorio
adeguato come quello del CRA-Apicoltura (ex INA) o come Floramo, in provincia
di Cuneo. E’ anche possibile convenire di procedere al prelievo di molteplici
campioni: uno verrà da noi inviato a un laboratorio di nostra fiducia,
l’altro seguirà la strada prevista dal servizio veterinario.
Far circolare la
notizia
Il fenomeno degli avvelenamenti di api in concomitanza con la semina del
mais è enormemente più diffuso di quanto non sembri a una
prima analisi superficiale.. A fronte di poche segnalazioni che parrebbero
far ritenere limitato il problema, in realtà si scopre poi nel
tempo relazionandosi con gli apicoltori che gli apiari coinvolti sono
in numero enormemente maggiore. L’esito della nostra inchiesta invernale
è che per ogni apiario intossicato conosciuto ve ne sono ben oltre
di altri dieci per cui l’apicoltore colpito si limita a mugugnare nel
suo piccolo giro di conoscenze.
L’obiettivo è se non riuscire a far fare da tutti la denuncia almeno
riuscire a sapere il nome di tutte le aziende e la collocazione e dimensione
di tutti gli apiari.
28 MARZO 2008
Roberto Barbero
Tecnico Aspromiele e Consigliere di U.N.A.API.
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