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avvelenamenti api: allarme nazionale
Gravi rischi per la sopravvivenza di api e
insetti utili. L’allarme di tutto il mondo apistico italiano
(24 maggio 2007) Tutto
l’associazionismo apistico italiano esprime preoccupazione per la vita
delle api, per la sopravvivenza di tutti gli invisibili ma indispensabili
insetti utili e per l’ambiente.
Non c’è bisogno di fantasiose ipotesi sull’effetto dei campi elettromagnetici
sulle api: un concreto attentato alle api domestiche e alla vita nell’ambiente
è entrato prepotentemente in scena.
Una serie di circostanze- fioriture anticipate e siccità perdurante-
hanno messo in piena luce quest’anno un fenomeno presistente e devastante
nella pianura padana con lo spopolamento di decine di migliaia di famiglie
d’api che non produrranno miele di sorta, a causa dell’utilizzo di alcuni
fitofarmaci sistemici in agricoltura.
Nell’aprile 2007 in coincidenza con le semine del mais in vasti aerali
di pianura del nord Italia si sono verificati gravi e diversi fenomeni
di spopolamento e moria d’api. Dal Friuli (Udine e Pordenone) al Veneto
(Treviso, Venezia e Vicenza) all’Emilia Romagna (epicentro Piacenza),
fino al Piemonte (Torino) concentrandosi in particolare in Lombardia (Pavia,
Milano, Cremona, Varese, Brescia, Bergamo, Lodi…) è stato un accavallarsi
di telefonate e di denunce alle associazioni apistiche di migliaia e migliaia
di alveari colpiti da questa “sindrome chimica”. Alveari al massimo del
loro sviluppo primaverile, con anche più di 50.000 api, improvvisamente
dimezzati con solo le “api di casa” e senza più le api adulte che
consuetamente sono dedite al raccolto di miele e polline.
In alcuni casi l’origine della grave contaminazione ambientale è
da ricercarsi in trattamenti insetticidi su cereali da paglia o su fruttiferi
ma nella maggior parte delle situazioni non possono sorgere dubbi sul
rapporto di causa/effetto.
Questa primavera il rischio da molti denunciato per anni si è realizzato
e su vasta scala: durante le operazioni di semina del mais si è
verificata una notevole dispersione di sostanze chimiche contenute nella
concia dei semi (il trattamento insetticida con cui sono ricoperti i semi),
sul terreno e sulla vegetazione circostante. Sono state colpite le api
bottinatrici: in alcuni casi con mortalità acuta e rinvenimento
di molte api morte davanti all’alveare, in altri casi con spopolamenti
(scomparsa delle bottinatrici) con le api che muoiono lontane dall’alveare;
la mortalità può essere circoscritta nel tempo oppure protrarsi
per più giorni. In molti casi è stata osservata la sparizione
delle “api di volo” in corrispondenza delle prime ricognizioni mattutine
per la raccolta di rugiada contaminata.
Sarebbe un errore pensare alla moria delle api come a un problema dei
soli apicoltori. Gli apicoltori sono fra i pochi che accudiscono costantemente
un insetto: quali e quanti sono i danni “invisibili” se non gli sconvolgimenti
irreparabili alle popolazioni di insetti e in particolare di quelli utili
e indispensabili?
L’84% delle produzioni agricole sono possibili in Europa solo grazie all’apporto
degli insetti pronubi che provvedono a fecondare i fiori e a garantire
la ri-produzione dei seme, dei frutti… della vita. Le api rappresentano
quindi la punta dell’iceberg di ben più rilevanti conseguenze all’insieme
dell’equilibrio ambientale. E se un pesticida può risultare così
dannoso per l’ape, riteniamo debbano essere approfonditi anche tutti i
potenziali effetti sull’insieme degli insetti utili, sulla fauna, sull’intera
catena alimentare e quindi sull’uomo.
I fitofarmaci in causa sono quelli contenenti molecole neonicotinoidi,
che sin dallo loro introduzione in agricoltura in Francia, nel 1993, hanno
comportato effetti letali sulle api, determinando dei pronunciamenti amministrativi
e giudiziari che, in ossequio della normativa comunitaria, hanno portato
alla sospensione dell’autorizzazione d’uso dei preparati a base di tali
molecole su molte colture mellifere e pollinifere (e quindi anche sul
mais).
Le molecole tossiche e pericolose per le api sono quelle dell’Imidacloprid,
del Fipronil, del Thiamethoxam e del Clothianidin, e hanno
effetto sistemico (cioè le molecole tal quali o i loro metaboliti
perdurano nel suolo e nelle piante quali attivi insetticidi per mesi se
non per anni) la cui funzione è quella di diffondersi nella pianta,
comportano la contaminazione di tutte le sue parti, in particolare nelle
parti floreali. Oggi è stato provato che le sostanze attive succitate
sono presenti nel nettare e nel polline delle piante derivate da sementi
trattate e si ritrovano dunque nell’alimentazione delle api e della loro
covata. Queste sostanze sono neurotossiche:
agiscono bloccando i meccanismi della neurotrasmissione nell’insetto o
nella larva, e a dosi molto basse sono in grado, pur non uccidendo l’insetto,
di provocare turbe del comportamento (per esempio errori nell’orientamento)
che possono essere fatali per la colonia, la cui sopravvivenza si fonda
sull’integrità delle facoltà dei suoi membri; queste
sostanze sono persistenti nell’ambiente e sono dotate di una tossicità
acuta assai forte per l’ape.
La valutazione di queste sostanze e l’autorizzazione d’uso dei preparati
che le contengono non forniscono sufficienti garanzie.
Mentre in Francia sono state emesse sentenze dal più alto organo
giudiziario che confermano il mancato rispetto delle stesse normative
previste dall’Unione Europea e sospendono l’uso dei preparati contenenti
i primi due principi attivi in questione, in Italia c’è stato un
silenzio assordante di tutte le istituzioni in risposta alle denunce e
agli allarmi espressi da diversi e autorevoli soggetti.
Chiediamo conseguentemente che nessuna molecola che presenta una tossicità
elevata nei confronti dell’ape venga autorizzata fino a quando test indipendenti
e convalidati non abbiano dimostrato l’innocuità del prodotto per
l’insieme degli insetti non bersaglio nel lungo periodo, per le api, la
covata delle api e per l’intero ciclo biologico (api, larve, sostanze
immagazzinate…) dell’alveare considerato come un sistema complesso e assai
delicato.
Chiediamo l’immediata sospensione dei preparati contenenti neonicotinoidi
in agricoltura e la revisione a livello nazionale e comunitario di tutte
le procedure per concedere l’autorizzazione dei principi attivi con studi
non limitati agli effetti immediati ma mirati a verificare nel medio e
lungo periodo le tutte le possibili ricadute sull’insieme delle forme
viventi.
- Apilombardia- Voghera- (Pv)
- Aspromiele Piemonte- Torino- (To)
- Associazione Apicoltori Professionisti Italiani-
AAPI- Casteggio (Pv)
- Associazione Nazionale Apicoltori Italiani-
ANAI- Pisa (Pi)
- Associazione Produttori Apistici Bresciani –
APAB- Brescia (Bs)
- Consorzio Apicoltori e Agricoltori Biologici
Italiani- Conapi- Monterenzio (Bo)
- Osservatorio nazionale della produzione e del
mercato del miele- Castel San Pietro T. (Bo)
- Redazione Apitalia- Roma
- Redazione L’Apis- Alessandria (Al)
- Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani-
U.N.A.API.- Novi L. (Al)
Ulteriori adesioni al comunicato unitario:
- Associazione Produttori Apistici Provincia di
Bergamo
- Associazione Produttori Apistici Umbri (APAU)
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ultima modifica:9 Guigno, 2007
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