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Il millefiori del Montefeltro

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Il territorio     L'apicoltura     Il millefiori del Montefeltro     Il miele "quello duro"

11_Prato_fiorito_ranuncoli_margherite_con_panorama_su_Apecchio._Sullo_fondo_il_Monte_Montiego_al_centro_ed_il_Monte_Nerone_sulla_destra-Foto_di_Aldo_Loris_Cucchiarini_11

Il territorio
Il Montefeltro è una regione basso-collinare situata alle pendici dell'Appennino compreso nell'incrocio tra l'Umbria, le Marche, la Toscana e l'Emilia Romagna. I questa parte dell'Appennino i rilievi più importanti sono il Monte Carpegna, il Sasso Simone, il Monte Nerone ed il Monte Catria. Deve il suo nome e la sua fama internazionale all’ antico casato dei Da Montefeltro che a lungo ha governato in questo territorio trasformandolo, oltre che dal punto di vista artistico e paesaggistico, anche da quello agricolo.

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In questa zona omogenea dal punto di vista altimetrico, formata da montagne non molto alte e dolci colline, ancora oggi è possibile osservare un tipo di agricoltura basata su colture semi-estensive di foraggi di grande interesse nettarifero, cereali che una volta trebbiati lasciano spazio a numerose essenze spontanee, a siepi e boschi dove abbondano alcune essenze spontanee preferite dalle api.frecciatornasu

Paesaggio-Campagna_tipica_e_rilievi_di_origine_meteorica Paesaggio-Massiccio_Monte_Catria_e_Monte_Acuto

L’apicoltura
Alla fine del 19° secolo nel Montefeltro, insieme al resto delle Marche, proprio per il grande interesse destato dall’apicoltura, dovuto agli abbondanti raccolti estivi di millefiori  - già da allora tipici di questo territorio - si diffonde un tipo di arnia, detto appunto «marchigiana» che ancora oggi è abbastanza diffuso.Si tratta di un modello di arnia razionale che deriva dall’americana Langstroth, studiata appositamente per un tipo di apicoltura industrializzato e produttivo. E dire che siamo a meno di 50 anni dalla scoperta dello «spazio d’ape» che ha dato origine all’apicoltura moderna! In questi luoghi l’apicoltura era così importante che gli imprenditori del tempo non volevano farsi sfuggire qualsivoglia innovazione che potesse portare maggiore reddito.

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frecciatornasuDa questa impostazione utilitaristica, grazie al lavoro di Emo Perucci, nasce anche un concetto che forse oggi diamo un po’ troppo per scontato, ovvero l’abbandono dell’apicidio (Emo Perucci - Contro l’apicidio -  FAI Ancona, 1918)
L’attuale apicoltura moderna, come altrove in Italia, nasce nei primi anni ottanta con l’avvento della varroa. Da allora si sono diffuse le arnie DB con il fondo anti-varroa ma, soprattutto, è cominciato anche un processo di ricambio generazionale che ha portato all’abbandono dell’apicoltura professionistica da parte degli “anziani”, sostituiti progressivamente da numerosi apicoltori professionisti giovani, spesso legati alla generazione precedente da legami familiari o di prossimità (amici, conoscenti, vicini di casa,…).

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Il millefiori del Montefeltro
Questo miele è complesso per la presenza di pollini provenienti da numerose specie nettarifere e non nettarifere: ombrellifere, leguminose, crucifere, composite, oltre a girasole, medica, erba strega, rovo, scotano, asparago, timo, papavero, trifoglio, querce, ecc. L’elemento caratterizzante è quello di essere prettamente estivo (giugno-agosto). Fioritura_dello_Scotano-Foto_di_Aldo_Loris_Cucchiarini_14Al di fuori da questi mesi difficilmente si trova una produzione consistente in quanto nel periodo marzo-maggio si preferisce preparare le famiglie alla produzione di acacia, mentre a settembre le esigenze sanitarie delle famiglie e la diffusa presenza della problematica edera fanno in modo che non ci sia produzione di miele.
Generalmente all’analisi sensoriale il miele del Montefeltro presenta caratteristiche olfattive di intensità medio-debole di tipo vegetale-fruttato e mentolato. Al gusto si presenta di intensità medio-breve di fruttato, caldo-caramellato, aromatico.

Il miele “quello duro”
Tradizionalmente (prima della varroa) il miele del Montefeltro era un millefiori estivo consumato, nella maggioranza dei casi, nel periodo invernale, quasi come una “medicina” per il mal di gola e le altre malattie respiratorie. I più anziani, che si sono nutriti fin dalla loro infanzia con il miele locale, ancora chiedono il miele “quello duro” perché prima di qualche decennio fa (è ancora l’avvento della varroa a fare da spartiacque) i monoflora non erano conosciuti.frecciatornasu

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La maggiore attenzione alla qualità del cibo e la crescente esigenza di conoscenza dei prodotti alimentari in genere ha portato, dapprima alla ricerca dei mieli monoflora, ma successivamente alla riscoperta della complessità del nostro territorio racchiusa appunto nel millefiori. Ecco che ora non sono più gli anziani a chiedere il miele duro, ma anche qualche consumatore esigente alla ricerca dei sapori tradizionali più genuini.

Alberto De Angelis
DOP Miele del Montefeltro
http://www.furlo.itfrecciatornasu