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LA RISCOSSA DELLE API TRICOLORE
Boom del miele italiano. Presto anche il marchio di qualità

Gli apicoltori riuniti a Zafferana Etnea rilanciano il riconoscimento del tipo "vergine integrale"

Era considerato un prodotto per anziani e bambini. Ora è tornato sulla tavola al posto d'onore: dagli antipasti al dessert ma soprattutto accanto al formaggio

ROMA - Ogni italiano, dice la statistica, ne mangia 400 grammi l'anno. E, come accade per tutte le statistiche che si rispettino, vuol dire che una fetta di popolazione ne consuma oltre un chilo e tutti gli altri neppure un boccone. Per il miele, "Saliva degli dei" o "Lacrime delle stelle", le cose devono andare più o meno così. Anche se il mondo, fino ad oggi chiuso, degli apicoltori e degli amanti del miele, sta diventando sempre più popolato.

Grazie alla "nuovelle vague" naturista, al divertimento per un diverso modo di dolcificare, al gusto ritrovato dell'alchimia dolce-salato.
Che quel mondo si stia ingrandendo lo si capisce dalla voce grossa che i suoi "abitanti" stanno facendo.

Dalle rivendicazioni che hanno portato fino a Bruxelles. Che, da almeno due anni, non si decide a dare a nostro nettare il riconoscimento di "Miele vergine integrale" Stg. (Specialità tradizionale garantita). "Così il lavoro di 55 miliardi di api tricolori - protesta Francesco Panella presidente dell'Unione nazionale associazioni apicoltori italiani riuniti fino a domani a Zafferana Etnea - rischia di non ottenere quello che merita. Il "Vergine integrale" è importante perché permette una riconoscibilità del prodotto rispetto a produzioni di minor qualità che arrivano da paesi extracomunitari. Dove le legislazioni igienico-sanitarie sono meno attente di quella italiana. Sia chiaro, il miele Stg è soggetto a criteri più restrittivi rispetto alla normativa europea. Noi lo produciamo seguendo vie che lo differenziano per qualità e varietà dagli altri mieli europei e non". Dopo quella per il cioccolato, scoppia la "guerra" del miele? Gli apicoltori, più di settantamila, non hanno dubbi e hanno intenzione di difendere fino in fondo il lavoro del milione e duecentomila alveari.

E sarebbe un vero peccato, proprio ora che il miele sta conquistando un posto d'onore sulla nostra tavola. Nonostante gli uomini abbiano cominciato a godere della sua dolcezza dalla fine del Paleolitico. Nonostante, nell'antichità greco-romana, il miele fosse onnipresente in cucina: dagli antipasti ai dessert. Certo è che oggi il miele sta uscendo da quella sorta di grigio purgatorio che lo relegava a dolcificante per gli anziani deboli o i bambini influenzati.

"Possiamo, invece, parlare di un vero e proprio Rinascimento - commenta Nadia Santini, chef tre stelle Michelin del ristorante "Il Pescatore" a Canneto sull'Oglio nel Mantovano-. Sta entrando nell'alta gastronomia in modo sempre più prepotente. Prima era patrimonio di antichissime tradizioni regionali, come le seadas o sebadas sarde. Formaggio fritto coperto di miele amaro di corbezzolo. Poi, lentamente, è diventato indispensabile complemento, alla maniera toscana, per gustare i formaggi molto stagionati. Così, sul carrello dei formaggi dei grandi ristoranti abbiamo cominciato ad apprezzare anche la grande varietà dei mieli". Ideali quello di castagno (amarognolo), lavanda (aromatico), fiordaliso (piccante), erba medica (floreale) e corbezzolo (resinoso). "Le varietà - spiega ancora Panella - sono tante quante le innumerevoli varietà di piante da cui le api possono raccogliere il nettare e le possibilità di combinazione della flora con i diversi ambienti. Purtroppo milioni di api in Europa stanno morendo per inquinamento". Un'idea per la merenda? Pane, un velo di burro, miele e noci.
PER CHI E'A DIETA

Ha meno calorie, è più dolce dello zucchero
ROMA - Vecchio dilemma di chi è a dieta: nel té e nel caffé è meglio mettere il mielo o lo zucchero? "Quello che è vero - afferma Carlo Cannella, ordinario di Scienza dell'alimentazione all'università "La Sapienza" di Roma - è che il miele ha un potere dolcificante circa doppio di quello dello zucchero, perché contiene molto più fruttosio libero. Nel saccarosio, invece, cioè nello zucchero, il fruttosio è legato al glucosio e il suo effetto dolcificante è attenuato. Questo vuol dire che basta usarne la metà per ottenere lo stesso sapore dolce, con il risultato di assorbire meno della metà delle calorie, perché il miele contiene anche un 15-20% di acqua. Attenzione però, perché sapere che il miele ha un maggiore effetto docificante porta molti golosi ad usarne più del necessario e a consumare la stessa quantità di calorie".

di CARLA MASSI
Da Il Messaggero, 15 febbraio 2003


ultima modifica:8 Marzo, 2003 -