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LO
SVILUPPO DEL MERCATO DEL
MIELE BIO
Le analisi,
le considerazioni, le fondate preoccupazioni su un segmento della
commercializzazione del miele in notevole evoluzione. Un'opportunità
che può aprire interessanti prospettive, se gestita con
serietà e rigore. Un operatore professionale, di riconosciuta
qualità ed esperienza,
cresciuto e qualificatosi nel mondo della commercializzazione
del miele, propone un momento di riflessione, a partire dall'esperienza
della sua azienda, quale stimolo e momento di ripensamento
a tutto il settore apistico e dell'alimentare certificato biologico.
Negli ultimi due anni, nel nostro
paese, il mercato alimentare è stato scosso da una vera
e propria rivoluzione. Se il termine rivoluzione può sembrare
ai più esagerato, per gli addetti ai lavori esagerato non
è.
Polli alla diossina, Mucca Pazza, Afta, Organismi Geneticamente
Modificati, hanno fatto esplodere il problema della sicurezza
e della salubrità degli alimenti. Importanti gruppi della
distribuzione moderna (nell'ordine Esselunga, Coop e Conad) si
sono affrettati a lanciare loro linee di prodotti a loro marchio,
da agricoltura biologica, con investimenti pubblicitari di dimensioni
economiche impensabili ed inimmaginabili per il "vecchio",
e "povero", mondo del bio.
In sintesi, due anni di grandissima attenzione, di gran parlare
di biologico, di crescita, a volte a tre cifre, delle vendite
che ha interessato tutti i settori, miele compreso. In questo
clima di euforia ci si sono infilati un po' tutti: i marchi e
le aziende che propongono biologico si sono miracolosamente moltiplicati,
ci sono state conversioni all'organico, pentimenti, da richiamare
alla memoria ben altre conversioni sulla strada di Damasco.
Il mercato del bio è cresciuto vertiginosamente. Se in
termini assoluti la quota degli alimenti biologici (che varia
a seconda del tipo di prodotto) rimane in generale, al di sotto
del 3% del totale, negli ultimi due anni è almeno raddoppiata.
Ma parliamo di ciò che più ci interessa: il miele.
Quello che vorrei proporvi, con i limiti della cronica carenza
di dati che interessa il piccolo mondo del miele, è un
quadro di quello che è successo negli ultimi anni in termini
di quantità e valori, sia nella realtà per cui il
sottoscritto lavora (società commerciale MEDITERRABIO che
commercializza i prodotti di CONAPI e di Alce Nero), sia nel mercato
italiano in genere.
Riguardo al CONAPI, una prima informazione interessante è
l'evoluzione della quota delle vendite di miele biologico rispetto
al totale del miele da noi commercializzato (dal 1998 al 2001):
Si evince che l'incremento è stato notevole (da 900 q a
1.700 q, in altre parole +90%). La nostra crescita, però,
come vedremo meglio in seguito analizzando i dati dell'insieme
della distribuzione moderna risulta moderata se paragonata ad
incrementi ben più significativi verificatisi nel mercato.
Come ben sapete CONAPI trasforma e commercializza il miele che
i soci, apicoltori, producono e conferiscono. Come altrettanto
ben sapete cambiare modo di produzione non è un giochetto,
specie sul fronte della lotta alle patologie apistiche, è
un'operazione complessa che pretende, se attuata nel concreto
oltre che sulla carta, una forte convinzione e motivazione. Ovvero
la conversione al modo di produrre biologico ha limiti di tempo
e di fattibilità che non corrispondono con i tempi di "conversione"
della domanda di mercato. Tant'è che il CONAPI ha attivato
un vero e proprio servizio interno per assistere i soci interessati
ad affrontare questo impegnativo "salto" e nel frattempo
scoraggiare ed ostacolare atteggiamenti opportunistici. Tant'è
che il Consorzio, oltre ad accollarsi il costo della certificazione,
riconosce,
in termini di prezzo, una significativa differenza positiva al
miele bio rispetto a quello convenzionale. Quindi le vendite di
miele biologico - e la quota di queste sul totale - per CONAPI
dipendono strettamente dalla quantità disponibile. Per
essere ancora più espliciti affermo che avremmo potuto
venderne di più (se ce ne fosse stato di più), anche
considerevolmente di più, e non avremo avuto problemi a
venderlo. Altri operatori al contrario, acquistano miele conseguentemente
alle possibilità di vendita. Se possono vendere a condizioni
vantaggiose si attivano, trovano il prodotto (mi viene da chiedermi
dove e come) e lo vendono.
Sempre considerando il caso CONAPI è, invece, ben più
evidente il cambiamento, nel medesimo arco temporale, della tipologia
di vendita (sfuso e confezionato in vaso):
Se
nel 1998 oltre i 3/4 del miele bio era da noi venduto sfuso (una
parte per l'industria, in Italia, ed una parte all'estero) tra
il 1999 ed il 2000 la situazione si è esattamente ribaltata,
e nel 2001 tutta la produzione CONAPI è stata venduta in
vaso. E questo non perché non ci fosse la possibilità
di venderne sfuso, tutt'altro. A fronte della nuova richiesta
di miele certificato organico in vasetto, si è, ovviamente,
optato per la scelta di utilizzare gli impianti, confezionare
ed aprire nuovi canali che ci pongono in rapporto diretto con
il consumatore.
A semplice titolo informativo di seguito riporto la ripartizione,
della quantità di miele biologico da noi venduta nel 2001,
per tipo di miele:
Dopo questo rapido sguardo alla situazione di CONAPI, vediamo
un po' che cosa succede sull'intero mercato nazionale.
Prima
di tutto uno sguardo ai valori generali. Le due tabelle qui riportate
fanno riferimento alla distribuzione moderna e riportano gli stessi
dati - volumi e valori del totale mercato e, in grassetto, volumi
del biologico - riferiti a due periodi comparati. La prima tabella
mette a confronto le grandezze relative ai 12 mesi che vanno da
ottobre 2000 ad ottobre 2001 con i 12 mesi precedenti (ottobre
1999 - ottobre 2001). La seconda le stesse grandezze riferite
però a semestri (in sostanza da aprile ad ottobre).
Ci sono due elementi importanti da rimarcare:
- La quota del miele biologico rispetto al totale - 6,5% nell'ultimo
semestre rilevato - è molto alta se paragonata a quella
di altri prodotti (come dicevo prima per l'intero mercato dell'alimentare
il bio non passa certo il 3%). Se si considera che il concetto
ed il valore aggiunto del biologico rispetto al miele - che è
già riconosciuto dal consumatore come il prodotto "naturale"
per eccellenza - è meno immediato che non per altri prodotti
(come ad esempio frutta e verdura fresca), il dato è oltremodo
interessante.
- Solo nell'ultimo anno la quantità di miele certificato
come organico venduto nella distribuzione moderna è più
che raddoppiata, in altre parole c'è stata una crescita
superiore a quella che CONAPI ha realizzato - diciamo pure dal
lato della produzione - in quattro anni. Per questo, personalmente,
mi stupisce come ci sia stato prodotto sufficiente a rendere possibile
tale crescita in 12 mesi (considerando, a maggior ragione, che
parliamo sempre di prodotto nazionale), quando CONAPI ha impiegato
quattro anni per avere prodotto insufficiente ad un raddoppio
della quantità disponibile.
Ed
il CONAPI, con la sua capacità produttiva di circa 20.000
q annui di miele (ovvero fra un /quinto ed un/sesto della produzione
nazionale, con aziende apistiche aderenti di notevole capacità
tecnica ed inserite in un sistema che remunera e premia i livelli
qualitativi e l'eccellenza), può essere considerato ben
rappresentativo dell'intera situazione produttiva nazionale!
Credo che il successo del miele biologico sia dovuto principalmente
a due fatti:
- Il primo è che il consumatore di miele, almeno quello
che consuma miele abitualmente, è in generale già
di per se sensibile ad aspetti legati alla salute ed alla salubrità
di ciò che mangia, ed è per questo più reattivo
alle garanzie della certificazione. Non va neppure scordato che
nello stesso arco temporale il consumatore più avveduto
non ha più trovato sugli scaffali miele nazionale che potesse
fregiarsi della definizione di Vergine Integrale.
- Il secondo è che il differenziale di prezzo (tra miele
italiano convenzionale e miele italiano biologico) in genere non
supera il 25%, ed è una differenza accettabile, in particolare
per un consumatore, come dicevo sopra, sensibile alla garanzia
della certificazione.
L'altra, ovvia, ma necessaria considerazione è che la domanda
frenetica di un prodotto, se tale prodotto non è disponibile,
può indurre a sopperire con scorciatoie di varia natura
Le bugie, in effetti, hanno le gambe corte e dobbiamo essere tutti
ben consapevoli che qualora alla base di questi incrementi (o
a parte degli stessi) si verificasse esservi, effettivamente,
un problema di coerenza con quanto attestato ci troveremmo di
fronte ad un pesante rischio di gravi problemi (di sostanza e
d'immagine) per tutto il settore (parlo del miele e del biologico
in generale).
Giova quindi soffermarci sulla tabella che segue dove sono riportati
i prezzi medi per Kg. di vendita al pubblico (nel 2000 e nel 2001)
di miele biologico, suddivisi per Azienda produttrice/confezionatrice:
Nel mercato - convenzionale+biologico - il prezzo medio di vendita
al pubblico del miele, (sempre dato Nielsen) negli ultimi dodici
mesi è stato pari a Lire 10.126 al Kg. Nel valutare questo
dato si tenga ben presente che, almeno per il 60%, si tratta di
miele di importazione, che come sapete fin troppo bene, costa
assai meno del prodotto nazionale. Ripeto: quelle 10.126 lire
al Kg. sono conseguenti e dipendono dal minor costo dei mieli
importati, che pesano sul totale per più del 60%.
Ora, a parte la moltitudine di elementi che determinano i prezzi
riportati (primo tra tutti il peso del tipo di miele, nel senso
che se una Azienda vende solo acacia avrà per forza un
prezzo più alto di chi vende solo millefiori), se consideriamo
che gli operatori, in genere, trattano i mieli più diffusi,
o c'è una anomalia nel dato (ad esempio mieli rilevati
da Nielsen come biologici che biologici in realtà non sono),
oppure salta agli occhi qualche reale e preoccupante anomalia
nel prezzo. Voglio affermare
che un prezzo medio di vendita, per miele biologico italiano,
non superiore almeno del 25-40% a quello di 10.126 lire sia difficile
da spiegare, e anche, per quanto prima si diceva, preoccupante.
D'altronde dal grafico che segue, che riporta la quota per tipo
di miele biologico sul totale - biologico - venduto nel semestre
aprile-ottobre 2001, si può notare come tali quote siano,
tutto sommato, normali, ovvero vicine a quelle del convenzionale
(per intenderci acacia e millefiori hanno sempre il peso predominate).
Per
ultimo ritengo utile presentarvi una suddivisione del valore complessivo
del mercato del miele biologico per Azienda produttrice/confezionatrice
riferita sempre al semestre aprile-ottobre:
Come si può notare Rigoni, che è stata, in effetti,
la prima Azienda a proporre una linea di mieli biologici, copre,
da solo, la metà del totale (stiamo parlando di circa 2.000
quintali di miele biologico venduto da Rigoni in 12 mesi). CONAPI
lo segue con un 29%, pari a circa 1.200 quintali (il dato Nielsen
non tiene conto, naturalmente, del miele da noi venduto all'estero
e nei negozi specializzati: questo spiega, in parte, la differenza
rispetto ai nostri dati di vendita nel 2001, pari a 1.700 quintali,
differenza imputabile anche al differente riferimento temporale.
Di fatto, due Aziende ad oggi coprono l'80% del mercato. E' palesemente
una situazione di forte concentrazione, molto più forte
di quella che caratterizza l'intero mercato del miele (da notare
che non c'è Ambrosoli). Per concludere vale forse la pena
di sintetizzare quanto fin qui detto. Credo che i concetti da
evidenziare siano i seguenti:
- la forte crescita del mercato (più che raddoppiato in
un anno);
- il fatto che ci sia una richiesta di prodotto più alta
dell'effettiva disponibilità;
- il fatto che ciò determini una minore concorrenza sul
prezzo, e quindi una migliore remuneratività, per chi vende,
rispetto al convenzionale (che mi auguro si traduca anche, e giustamente,
in una migliore redditività per chi produce);
- la netta prevalenza, nel segmento biologico, del prodotto nazionale;
l'opposto di quanto avviene, almeno nella distribuzione moderna,
rispetto al miele convenzionale.
Concludo quindi invitandovi a riflettere su quest'ultimo aspetto,
ovvero a vedere lo sviluppo e l'attenzione di cui oggi gode il
biologico come una buona opportunità per rilanciare il
miele italiano e - anche se biologico non comporta necessariamente
alcun attributo di buona qualità - una opportunità
per valorizzare il miele italiano di qualità.
Una "caduta" (e parlo del rischio di frodi) in questa
fase potrebbe essere, per gli stessi motivi, come già detto,
devastante per l'intero settore.
Massimo Monti
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U.N.A.API.
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Tassarolo 22 - 15067 Novi Ligure (AL)
tel. 0143
32 37 78 - Fax 0143 31 42 35
ultima modifica:
10.07.2002
- Credits
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