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Visto per voi

La memoria olfattiva delle api

"Bee world" n. 85-04 "Scent trigger memory in honey bees" di Pamela Munn
Le api (Apis mellifera) possono volare velocemente e con precisione verso fonti nettarifere che spesso si trovano a diversi chilometri dai loro alveari. Per fare questo usano sia riferimenti visivi come i colori dei fiori ed altri elementi, sia di tipo chimico come il sapore e l'olfatto.
Nella comunità scientifica è in corso un dibattito continuo su quale sia l'origine di questa abilità nel trovare le fonti nettarifere: è, in pratica, più importante per il ritrovamento della fonte nettarifera la danza dell'addome, che indica il punto più o meno esatto, o sono più importanti gli odori?
Per gli uomini, è comune ricordare luoghi o eventi remoti grazie ad un odore.
Secondo Judith Reinhard e Mandyam Srinivasan, dell'Università Nazionale Australiana, questo avviene anche nelle api. I ricercatori hanno addestrato le api in due fasi: nella prima gli insetti hanno imparato a visitare nutritori contenenti acqua zuccherata profumata con limone, rosa e mandorlo, collocati in particolari posizioni a 50 metri dall'alveare. Nella seconda fase le api sono state esposte al profumo di limone, rosa e mandorlo ed è stato osservato il loro comportamento.
Scopo della sperimentazione era vedere se le api possono essere indotte a visitare i nutritori, anche senza ricompensa (acqua zuccherata) o un regalo profumato, semplicemente ricevendo nell'alveare una zaffata odorosa.
Il gruppo di studio ha riscontrato che oltre l'80% delle api ha volato con successo verso le postazioni memorizzate, la maggior parte girando intorno ai nutritori vuoti.
Per la prima volta è stato dimostrato che le api utilizzano gli odori per richiamare la memoria visiva.
Gli scienziati sanno da molto tempo che le api sono un eccellente modello per studiare il comportamento e la mente umana, esistendo molti parallelismi tra il modo in cui lavora il cervello umano e quello delle api. La ricerca si ripromette di ottenere una migliore comprensione del cervello umano e delle malattie ad esso collegate e potrebbe guidare futuri progetti di ricerca, quali l'Alzheimer e lo sviluppo dell'intelligenza artificiale.

Stabilità dell'ossitetraciclina e della tilosina in sciroppo zuccherino

Ricercatori del laboratorio apistico di Beltsville, nel Mariland (USA), hanno realizzato una ricerca per "verificare la persistenza negli alveari di due antibiotici che sono in grado di controllare lo sviluppo della peste americana".
La stabilità dell'ossitetraciclina e della tilosina è stata determinata per mezzo di un gascromatografo. Il tempo di dimezzamento dei contenuti d'ossitetraciclina sciolta in sciroppo zuccherino purificato, (tenuto in ambiente scuro ed ad una temperatura di 34 gradi, per riprodurre le stesse condizioni che presumibilmente si hanno all'interno di un alveare) è stata di sette giorni e mezzo.
Nelle stesse identiche condizioni, la tilosina ha avuto un tempo di dimezzamento di 186 giorni (scomparsa totale dopo 287 giorni).
Le stesse prove ripetute con sciroppo zuccherino di tipo commerciale, hanno ridotto i tempi di dimezzamento rispettivamente a 6,3 e 75 giorni.
Risultati simili sono stati ottenuti in una prova microbiologica con Paenibacillus larvae, l'agente della peste americana. Con la tetraciclina, l'inibizione del batterio decresce dopo 14 giorni mentre persiste con la tilosina. Da queste prove si può desumere che, vista la notevole persistenza della tilosina, i rischi di contaminazione del miele sono altissimi.


(Da L'Apis n.4 - 2004)

1 Agosto, 2010 -