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Marzo e aprile segnano la ripresa dell'attività
per le api e soprattutto per gli apicoltori; sebbene non siano i
mesi più impegnativi come lavoro, sono certamente delicati
ed importanti per il buon risultato della stagione.
Marzo è il mese della programmazione, della preparazione
al raccolto, ma soprattutto mi sento di affermare che è il
mese decisivo per la prevenzione della sciamatura. Aprile, invece,
è il mese della rifinitura, dell'attesa del raccolto importante
anche se, come vedremo, può assumere aspetti diversi in funzione
della presenza o meno di raccolti che precedono l'acacia.
E' impossibile riassumere in poche righe argomenti così vasti
per cui non aspettatevi una trattazione completa, ma solo alcune
osservazioni ed alcuni suggerimenti per questi delicati momenti
stagionali.
La prima indicazione per marzo è che sin dalle prime visite
è utile stringere le famiglie con diaframmi (in legno, polistirolo
oppure semplicemente con i nutritori a tasca), lasciando a loro
disposizione solamente i favi che sono occupati dalle api. Non è
invece opportuno spostare i favi dalla loro sequenza naturale e,
soprattutto, allargare la covata può essere più di
danno che di vantaggio.
Per il mese di marzo, e non per aprile, ho parlato di sciamatura.
Non è stata una svista e voglio spiegarvi perché,
partendo da lontano.
In questi ultimi anni compaiano sempre più spesso le pubblicità
di sciami per l'acacia con consegna ai primi di aprile e poi, spesso,
si sa come invece vanno le consegne a causa della settimana di pioggia
non prevista o di quant'altro… Possono gli sciami consegnati in
aprile con tre favi di covata e cinque di api riempire i melari
di acacia?
Ho visto spesso apicoltori principianti iniziare con questi sciami
e devo dire che in molte occasioni hanno ottenuto risultati che
in seguito non sono più riusciti a ripetere. Questo fatto
mi ha portato a pensare; due sono le spiegazioni che ho tratto da
questa osservazione:
o è importante avere a disposizione materiale uniforme con
quasi tutte le casse in grado di produrre;
o famiglie più piccole sono comunque la sola garanzia per
evitare la sciamatura.
Con questo non voglio dire che si debba partire solo con nuclei
in luogo di famiglie, ma è certo che la gestione di nuclei
appare ben più semplice.
Il limite del nucleo in commercio è rappresentato dai tre
favi di covata ad inizio aprile, ad un solo mese dal raccolto, dal
momento che tutti sappiamo che la covata presente in quel momento
sarà la sola in grado di fornire api bottinatrici. Cinque-sei
favi, per contro, produrrebbero api giovani e in soprannumero in
un momento delicato per la sciamatura. Quattro favi di covata e
sei-sette di api sembrerebbero il giusto compromesso soprattutto
se in aprile vi è un raccolto stimolante o se si ricorre
alla nutrizione.
Per sapere come comportarsi in marzo bisogna,infatti, fare un passo
in avanti e valutare quale sarà la situazione del raccolto.
In aprile fioriscono il tarassaco in pianura e il ciliegio in collina,
l'erica nella macchia mediterranea. Sono raccolti molto diversi
perché il tarassaco fornisce una raccolta di polline assai
più consistente.
Vi sono alcuni apicoltori che puntano sulla produzione di tarassaco,
miele che ha sempre una buona collocazione sul mercato; in questo
caso, con le famiglie di api già ben sviluppate nei primi
giorni di aprile ad inizio raccolto, sarà poi molto difficile
il contenimento della sciamatura.
Il tarassaco può essere invece un ottimo trampolino di lancio
per lo sviluppo delle famiglie se si parte con quattro favi di covata
e sei sette favi di api ad inizio fioritura. In questo caso nelle
annate propizie è possibile, con le casse più sviluppate,
riempire anche il melario, arrivando all'acacia con il nido pieno
di covata ed ugualmente colmo di miele. Nido pieno vuol dire che
l'acacia verrà subito deposta nei melari.
Il ciliegio, invece, più povero in polline, fornisce uno
stimolo più contenuto allo sviluppo e non sempre è
in grado di stimolare a sufficienza la covata e soprattutto di riempire
completamente il nido in previsione dell'acacia. Spesso diventa
importante la nutrizione stimolante (obbligatoriamente con sciroppo),
che viene elargita senza economie sino ad imballare i nidi.
Chi ha invernato solo famiglie forti e in ottimo stato di salute,
si ritrova a fine marzo con un esubero di covata e una situazione
più difficile da gestire, soprattutto nelle zone a clima
più freddo, essendo ancora estremamente difficile poter acquistare
regine per formare nuovi nuclei.
Diversa è la situazione se abbiamo invernato anche nuclei
o se all'uscita dell'inverno abbiamo trovato famiglie deboli. In
questi casi è possibile intervenire operando dei pareggiamenti.
A fine marzo è comunque indispensabile gestire famiglie omogenee
affinché sia possibile eseguire tutti gli interventi successivi
in modo sincrono sull'intero apiario (posa dei melari, introduzione
di fogli cerei ecc.).
Sull'introduzione dei fogli cerei sono già stati spesi fiumi
d'inchiostro e quindi… aggiungo anche la mia teoria. Posiziono il
foglio cereo sempre in centro alla covata o comunque fra due favi
di covata solo quando le api chiedono di essere allargate e sono
presenti in gran numero api giovani (ceraiole). Per i principianti,
ancora nel dubbio, è meglio tardare a dare spazio alle api
per il loro sviluppo che concederne in eccesso. Per l'utilizzo dei
cerei deve essere presente raccolto o, in alternativa, è
necessaria una nutrizione abbondante.
Alcuni apicoltori adottano l'introduzione di un telaino da melario
a fianco dell'ultimo favo di covata al momento del posizionamento
del foglio cereo. Questo favorisce la perfetta costruzione a celle
femminili del cereo perché le api si sfogano a produrre fuchi
al di sotto del favo da melario. La covata maschile risulta trappola
per la varroa (verrà eliminata dopo l'opercolatura) e sfogo
per il consumo di pappa reale e la produzione di cera.
Il foglio cereo se posizionato a fianco della covata o in un momento
non propizio o ancora in assenza di raccolto può fungere
da diaframma ed ostacolare lo sviluppo delle famiglie.
Per la posa dei melari, invece, è importante valutare la
presenza o meno di importazione di nettare. Se anche i nidi non
sono completati (vanno allargati comunque per gradi), quando vi
è raccolto abbondante, non bisogna tardare a mettere il melario
perché il miele non deve costituire ostacolo alla deposizione
della covata.
I quattro favi di covata di fine marzo debbono essere otto o più
per la fine di aprile per poi sperare che l'acacia, con l'abbondante
flusso di nettare, regoli automaticamente la produzione di nuova
covata ed eventuali stimoli alla sciamatura.
Per chi opera in ambienti diversi, la chiave di lettura è
sempre nel partire con materiale omogeneo almeno un mese prima del
raccolto principale e sfruttare il blocco naturale di covata, che
si avrà quando le api raccolgono principalmente nettare,
per il contenimento della sciamatura. Sembra più facile a
dirsi che a farsi, ma arrivare con il maggior numero di casse al
raccolto è il sistema migliore per riempire i maturatori.
Carlo Olivero
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