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lavori in apiario
 
calendario aprile maggio

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La primavera può tardare od anticipare, ma l'appuntamento più importante per gli apicoltori del Centro e del Nord Italia è sempre maggio, il mese dell'acacia. E' pur vero che qualche fiore può aprirsi ad aprile dove e quando l'acacia anticipa un po', ma il vero raccolto è a maggio e dura due settimane o poco più, salvo gli anni magici in cui fioriscono anche i fondovalle non colpiti dalle brinate tardive. L'acacia è l'appuntamento da non perdere, l'appuntamento per il quale è importante essere pronti, puntuali e talvolta rapidi negli spostamenti per cogliere le ultime opportunità che possono derivare dalle fioriture più tardive (seconda acacia).
Come devono essere le famiglie per affrontare al meglio il raccolto, quali possono essere gli ultimi interventi da eseguire, quali gli ultimi controlli?
Il pareggiamento delle famiglie, come ho già detto nel numero precedente, deve iniziare per tempo, già entro marzo, per non ritrovarsi ai primi di aprile con alcuni alveari già in febbre sciamatoria ed impossibili da gestire. In aprile, invece, è un peccato indebolire le famiglie: dobbiamo lasciar sfogo alle api che devono costruire cera e riempire i nidi ed alla regina che deve deporre covata senza interruzioni. Se questo non avviene naturalmente per la mancanza di un raccolto stimolante (tarassaco, ciliegio, erica ecc.), non si devono risparmiare le nutrizioni stimolanti. Le covate dei primi giorni di aprile corrispondono alle bottinatrici di maggio. A fine mese i nidi devono essere pieni il più possibile non solo di covata, ma anche di api adulte e di scorte; ogni chilo di miele che manca nel nido è infatti un chilo in meno di raccolto. A ridosso della fioritura si possono fare gli ultimi aggiustamenti e si tentano i controlli dell'ultima ora, spesso ostacolati dalle condizioni atmosferiche. Se con alveari ben pieni comincia a piovere per più giorni ed il raccolto ritarda ecco allora che alcune famiglie posso avere istinti sciamatori che si traducono con sciami sugli alberi o alveari pieni di celle…La prevenzione della sciamatura con l'eliminazione costante e meticolosa delle celle non è in generale possibile ed è addirittura controproducente se eseguita nella prima metà del mese di aprile perché la regina in febbre sciamatoria cessa di deporre proprio nel momento in cui dovrebbero essere concepite le bottinatrici per l'acacia. A ridosso del raccolto, però, anche l'eliminazione delle celle può avere una sua logica: il raccolto imminente, specie se abbondante come si spera, finirà infatti con lo spegnere le velleità di sciamatura. Anche gli sciami recuperati possono essere sfruttati efficacemente per la loro capacità di bottinare (api vecchie, scarsa covata da accudire) ed è pertanto vantaggioso "inarniarli"; i nidi non devono essere riempiti di telaini: quattro favi possono bastare anche per gli sciami più grandi (tre fogli cerei ed un favo con miele, utile in caso di piogge insistenti), poi il diaframma, l'escludi regina ed il melario. E' inutile infatti lasciar riempire i favi da nido di miele; inoltre anche una buona regina impiega tre giorni per deporre con uova un favo intero. Avremo tempo successivamente per allargare gradualmente lo sciame a fine raccolto, mentre attenzione deve essere dedicata al melario dal momento che a volte uno solo potrebbe non essere sufficiente. Anche nei migliori apiari, però, alcune famiglie potranno non farsi trovare pronte all'appuntamento. Famiglie con quattro o cinque favi di covata, con fogli cerei appena abbozzati o con favi laterali mezzi vuoti di scorte, pur se a posto, sono senz'altro in ritardo. Non possiamo aspettare che si sviluppino e completino i nidi durante la fioritura. Dobbiamo invece intervenire con nutrizioni abbondanti oppure stringendole drasticamente eliminando i favi mezzi vuoti, i cerei abbozzati, lasciando il nido il più stretto possibile in modo che tutto il miele venga immagazzinato nel melario.
L'operazione successiva sarà la posa dei melari. Tutto ciò che è stato bottinato precedentemente all'acacia deve essere asportato proprio a ridosso della fioritura ed al momento opportuno devono essere pronti i melari con i telai più belli per non rovinare il delicato raccolto.
Se tutto va bene quando comincia il flusso importante i melari si riempiono con rapidità ed è importante non lasciarli intasare eccessivamente. I nomadisti che debbono fare spostamenti più lunghi sono soliti posare i melari con maggior generosità, gli stanziali centellinano gli spazi e sono più parsimoniosi. Ho notato che spesso gli apicoltori più anziani (o sarebbe meglio dire più esperti) in queste situazioni tendono a non concedere troppo spazio; personalmente quando vedo grande importazione ed i melari che si riempiono di un nettare che pare acqua, ho idea che si debbano aggiungere nuovi melari, ma non sono certo di aver ragione… spesso, a conti fatti, altri producono di più. Forse, parlando di medie, mi sto inoltrando in un campo minato! le medie: il vanto di ciascun apicoltore e l'argomento delle fantasiose discussioni invernali! E' arrivato invece il momento di ragionar di fusti e di quintali…
Come ultima raccomandazione vorrei ricordare come sia altresì importante raccogliere il miele con tempestività alla fine del raccolto, per evitare possibili inquinamenti quali l'ailanto, sempre più diffuso, o improvvise melate. Sarebbe opportuno che i primi melari ricolmi si raccolgano prima della fine del flusso, quando non c'è saccheggio.

Carlo Olivero

 


ultima modifica: 1 Agosto, 2010