Delle
diverse specie del genere Thymus
solo alcune possono dare origine a raccolti uniflorali. Di questi
il più conosciuto in Italia è senz'altro quello
di Thymus capitatus, specie diffusa nelle zone più aride
del mediterraneo orientale, responsabile delle produzioni di mile
di timo in Sicilia (sui monti Iblei) e in altre piccole zone delle
estreme propaggini meridionali della penisola. Nell'antichità
il miele ibleo godeva di grande fama, seconda solo a quella del
miele del Monte Imetto (in Grecia): per entrambi questi mieli
l'origine botanica prevalente era la stessa, il timo. Si tratta
di un miele a cristallizzazione rallentata, con colore da ambrato
chiaro ad ambrato, con odore intenso caratteristico, tra il floreale
o lo speziato, che può ricordare i chiodi di garofano,
il vin brulè, il legno aromatico, piuttosto pungente. Alla
degustazione si osserva una discreta acidità e un aroma
intenso, con le stesse connotazioni descritte per l'odore, ma
con una nota di tipo "olio essenziale" (timolo) più
netta, che lo rende un miele non adatto a ai gusti di tutti. A
livello di composizione, le caratteristiche distintive sono rappresentate
dall'elevato tenore in fruttosio, in enzimi (diastasi) e acidità.
Sia
sulle Alpi che sugli Appennini sono comuni mieli in cui la presenza
di timo serpillo, seppur non dominante a livello di origine, risulta
caratterizzante a livello aromatico. In questo caso l'odore e
l'aroma possono essere definiti come generalmente non graditi,
in quanto le note di tipo "animale" sono prevalenti.
L'odore, particolarmente pungente, può ricordare quello
di acido acetico, oppure, secondo i casi, la stalla ovina.
In Sardegna può essere prodotto un miele uniflorale dal
timo locale (Thimus herba-barona), le cui caratteristiche non
sono sufficientemente conosciute per essere qui descritte.
In Spagna i mieli di timo, da specie ancora diverse da quelle
sin qui nominate, sono relativamente comuni: si tratta di mieli
con aroma molto forte, a connotazione "animale" o "chimica",
e non incontrano molto, quindi, il gusto del consumatore del resto
d'Europa.
Infine, il prodotto conosciuto come "miele di timo"
in Abruzzo dovrebbe essere più correttamente indicato "di
santoreggia", in quanto da questa specie (Satureja montana)
deriva.
di
Lucia Piana