Il tiglio
produce un nettare molto aromatico, che marca fortemente i mieli
che ne contengono anche piccole percentuali; in altre parole,
molti dei mieli cosiddetti di tiglio prodotti nell'Europa occidentale
in realtà sono prodotti a origine multipla che però
si considerano e commercializzano come uniflorali quando la dominanza
aromatica è netta e unica. E' per questo che le differenze
di composizione e di colore tra i mieli "uniflorali"
di tiglio di diversa provenienza sono più marcate rispetto
a quelle di altri mieli monospecifici, tantopiù che una
componente frequente di questi mieli è la melata (raccolta
spesso sulla stessa pianta) che, presente in proporzione diversa,
modifica facilmente le caratteristiche citate. Mieli di tiglio
raccolti esclusivamente su questa specie si producono invece comunemente
nell'Europa dell'est, nell'ex Unione Sovietica e in Cina. In Italia
produzioni abbondanti di tiglio si possono ottenere su tutto l'arco
alpino: in molte località però non è possibile
tener separato questo raccolto da quello del castagno. Si ottengono
quindi mieli misti di queste due essenze. Si tratta di mieli piuttosto
scuri, che restano liquidi a lungo, dall'aroma forte e caratteristico
in cui entrambe le componenti sono evidenti al gusto. In questo
caso non è possibile la commercializzazione come uniflorale:
questo prodotto viene venduto come miele locale o con denominazioni
come di "montagna" o "di bosco" Nella pianura
padana si riescono a produrre mieli di tiglio dagli alberi coltivati
nei parchi e lungo i viali. In questo caso la flora di accompagnamento,
più o meno abbondante (trifogli, erba medica, meliloto
e altre leguminose), non interferisce aromaticamente. Negli ultimi
anni è comune trovare mieli di tiglio di pianura marcati
dal nettare di ailanto (albero del paradiso) che è diffuso
negli stessi ambienti (incolti antropizzati) e fiorisce in concomitanza.
In questo caso l'aroma ne viene influenzato in maniera evidente.
Il miele di tiglio cittadino, o più comunemente suburbano,
rappresenta un caso unico di produzione in ambiente a volte anche
fortemente degradato; oltre ai possibili rischi di contaminazione
del miele con gli inquinanti atmosferici o con sostanze zuccherine
diverse dal nettare e dalla melata che le api possono qui trovare,
questo tipo di situazione, ancorché molto limitata, rischia
di fare una pubblicità molto negativa al prodotto in generale.
Il tipo di cristallizzazione è variabile, ma spesso rallentata
e si attua allora con granuli molto grossi, tondeggianti, agglomerati
e a disposizione irregolare. In certe zone può essere consigliata
una commercializzazione allo stato liquido: in altre può
invece essere utile ricorrere alla cristallizzazione guidata (anche
nella sua forma più semplificata) per evitare le cristallizzazioni
irregolari e incomplete.
Nei mieli di tiglio il colore varia in funzione della presenza
di altre essenze e soprattutto di melata. E' chiaro, con tonalità
giallo brillante, nei mieli più puri di nettare: è
via via più scuro quando è presente una quantità
crescente di melata. L'odore e l'aroma sono molto tipici: l'odore
ricorda il profumo dei fiori solo nei mieli più puri e
più freschi: più spesso la similitudine può
essere fatta con l'infuso di fiori di tiglio. L'aroma, alla maggior
parte delle persone, ricorda quello della menta, l'odore "di
farmacia", oppure il sapore delle noci fresche: è
molto persistente. Nei tigli di montagna più puri c'è
un fondo astringente e amaro, pur in assenza di castagno. Come
gli altri mieli forti e caratteristici non piace a tutti, ma ha
dei convinti estimatori ai quali il prodotto va indirizzato con
una commercializzazione specifica.
A livello microscopico la percentuale di polline di Tilia è
estremamente variabile, quasi sempre molto bassa. Alcune varietà
di tiglio coltivato non producono polline e, di conseguenza, alcuni
mieli di tiglio di pianura non contengono addirittura polline
della specie. L'analisi pollinica quindi non sempre dà
indicazioni utili alla diagnosi di unifloralità. Ugualmente
le caratteristiche fisico-chimiche non forniscono, in questo caso,
informazioni probanti, in quanto i mieli di tiglio non costituiscono
un gruppo strettamente omogeneo. Ne consegue che spesso l'analista
chiamato a stabilire se per un certo campione è lecita
o meno la denominazione "di tiglio" deve decidere solo
sulla base dell'analisi organolettica.
Lucia Piana
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