|
|

HOME PAGE SITO 2001-2010
Apicoltura
| Indirizzi
utili | Miele
e prodotti alveare |
Servizi
Questa
pagina è estratta dal vecchio sito di mieliditalia.it.
Per navigare all'interno del vecchio sito utilizza i link di colore
marrone.
Se vuoi navigare nel nuovo sito utilizza i link di colore arancio
o VAI
AL SITO NUOVO
|
 |
| |
Il tiglio
produce un nettare molto aromatico, che marca fortemente i mieli
che ne contengono anche piccole percentuali; in altre parole, molti
dei mieli cosiddetti di tiglio prodotti nell'Europa occidentale
in realtà sono prodotti a origine multipla che però
si considerano e commercializzano come uniflorali quando la dominanza
aromatica è netta e unica. E' per questo che le differenze
di composizione e di colore tra i mieli "uniflorali" di
tiglio di diversa provenienza sono più marcate rispetto a
quelle di altri mieli monospecifici, tantopiù che una componente
frequente di questi mieli è la melata (raccolta spesso sulla
stessa pianta) che, presente in proporzione diversa, modifica facilmente
le caratteristiche citate. Mieli di tiglio raccolti esclusivamente
su questa specie si producono invece comunemente nell'Europa dell'est,
nell'ex Unione Sovietica e in Cina. In Italia produzioni abbondanti
di tiglio si possono ottenere su tutto l'arco alpino: in molte località
però non è possibile tener separato questo raccolto
da quello del castagno. Si ottengono quindi mieli misti di queste
due essenze. Si tratta di mieli piuttosto scuri, che restano liquidi
a lungo, dall'aroma forte e caratteristico in cui entrambe le componenti
sono evidenti al gusto. In questo caso non è possibile la
commercializzazione come uniflorale: questo prodotto viene venduto
come miele locale o con denominazioni come di "montagna"
o "di bosco" Nella pianura padana si riescono a produrre
mieli di tiglio dagli alberi coltivati nei parchi e lungo i viali.
In questo caso la flora di accompagnamento, più o meno abbondante
(trifogli, erba medica, meliloto e altre leguminose), non interferisce
aromaticamente. Negli ultimi anni è comune trovare mieli
di tiglio di pianura marcati dal nettare di ailanto (albero del
paradiso) che è diffuso negli stessi ambienti (incolti antropizzati)
e fiorisce in concomitanza. In questo caso l'aroma ne viene influenzato
in maniera evidente. Il miele di tiglio cittadino, o più
comunemente suburbano, rappresenta un caso unico di produzione in
ambiente a volte anche fortemente degradato; oltre ai possibili
rischi di contaminazione del miele con gli inquinanti atmosferici
o con sostanze zuccherine diverse dal nettare e dalla melata che
le api possono qui trovare, questo tipo di situazione, ancorché
molto limitata, rischia di fare una pubblicità molto negativa
al prodotto in generale. Il tipo di cristallizzazione è variabile,
ma spesso rallentata e si attua allora con granuli molto grossi,
tondeggianti, agglomerati e a disposizione irregolare. In certe
zone può essere consigliata una commercializzazione allo
stato liquido: in altre può invece essere utile ricorrere
alla cristallizzazione guidata (anche nella sua forma più
semplificata) per evitare le cristallizzazioni irregolari e incomplete.
Nei mieli di tiglio il colore varia in funzione della presenza di
altre essenze e soprattutto di melata. E' chiaro, con tonalità
giallo brillante, nei mieli più puri di nettare: è
via via più scuro quando è presente una quantità
crescente di melata. L'odore e l'aroma sono molto tipici: l'odore
ricorda il profumo dei fiori solo nei mieli più puri e più
freschi: più spesso la similitudine può essere fatta
con l'infuso di fiori di tiglio. L'aroma, alla maggior parte delle
persone, ricorda quello della menta, l'odore "di farmacia",
oppure il sapore delle noci fresche: è molto persistente.
Nei tigli di montagna più puri c'è un fondo astringente
e amaro, pur in assenza di castagno. Come gli altri mieli forti
e caratteristici non piace a tutti, ma ha dei convinti estimatori
ai quali il prodotto va indirizzato con una commercializzazione
specifica.
A livello microscopico la percentuale di polline di Tilia è
estremamente variabile, quasi sempre molto bassa. Alcune varietà
di tiglio coltivato non producono polline e, di conseguenza, alcuni
mieli di tiglio di pianura non contengono addirittura polline della
specie. L'analisi pollinica quindi non sempre dà indicazioni
utili alla diagnosi di unifloralità. Ugualmente le caratteristiche
fisico-chimiche non forniscono, in questo caso, informazioni probanti,
in quanto i mieli di tiglio non costituiscono un gruppo strettamente
omogeneo. Ne consegue che spesso l'analista chiamato a stabilire
se per un certo campione è lecita o meno la denominazione
"di tiglio" deve decidere solo sulla base dell'analisi
organolettica.
Lucia Piana
|
|
|
ultima modifica:
1 Agosto, 2010
|
|
|
|