La produzione di miele uniflorale di calluna
rappresenta una rarità in Italia, confinata a piccole aree.
E' invece un prodotto importante e ben conosciuto oltralpe, nelle
regioni di influenza oceanica o di montagna del nord Europa (ma
anche nel Nord America ed in Nuova Zelanda).
Il miele di calluna è noto per una sua particolare caratteristica
fisica: viene definito tixotropico, si presenta cioè in uno
stato gelatinoso (gel) e si fluidifica se sottoposto ad agitazione
o vibrazione. Lasciato a riposo riacquista lo stato di gel. Questa
proprietà, dovuta alla presenza di una proteina colloidale,
rende difficile l'estrazione di questo miele. In passato poteva
essere estratto solo per pressatura. Un'altra caratteristica costante
è rappresentata dall'elevato contenuto d'acqua e di conseguenza
una notevole predisposizione alla fermentazione. Chi non sia quindi
attrezzato per porre rimedio a questi due inconvenienti può
ottenere solo un prodotto di bassa qualità, difficile da
piazzare anche come miele per l'industria. La soluzione è
rappresentata da particolari attrezzature (picoteuses) che permettono
di agitare il contenuto delle celle dei favi prima della centrifugazione
e dalla stabilizzazione termica del prodotto (con una pastorizzazione
a bassa temperatura, 60-65° C, o con refrigerazione).
Il miele di calluna così ottenuto è un prodotto molto
apprezzato su alcuni mercati: sembra che sia il miele che in assoluto
viene pagato più caro in Germania. Gli apicoltori del sud-ovest
della Francia inviano all'esportazione verso questo paese il 95%
di questa loro produzione.
Il miele di calluna si contraddistingue, oltre che per questa sua
proprietà fisica, per un colore piuttosto scuro, rossastro.
I cristalli che si formano nel prodotto stabilizzato con pastorizzazione
hanno sempre un aspetto molto caratteristico, molto grossi, separati
uno dall'altro, di forma stellare. L'odore è intenso, florale,
caratteristico, simile al profumo artificiale di miele che viene
usato per aromatizzare alimenti e cosmetici. Il sapore è
simile all'odore e leggermente amaro (più amaro nei mieli
meno umidi).
Dal punto di vista della composizione si caratterizza per un contenuto
in sali minerali e proteine elevati, per essere un miele di nettare
e da un'alta percentuale d'acqua e, di conseguenza da un rapporto
glucosio acqua basso.
IL BRUGO NEI VECCHI TRATTATI
Dal saggio "Flora dell'apicoltore lombardo", pubblicato
su "L'Apicoltore" nel 1873, traiamo quanto segue.
"Erica. Sinonimi: Brug - Ringrentoli - Erica da scope -
Brentoli - Crecchia.
Note botaniche. - E' un piccolo frutice non più alto
di 1/2 metro, sempreverde, con rami eretti, e foglie piccinine,
lineari, embriciate. Ifiori rosei e rilucente stanno in lunghi grappoli
terminali e per lo più unilaterali. Hanno un calice colorato,
membranoso e una corolla campanulata, più piccola del calice.
Note economiche ed agricole. - Spontanea in Lombardia, specialmente
ne' terreni argillosi, la sua quantità diede il nome di brughiera
(scopeto) alle nostre lande. - E' tutta della povera gente, ne fa
la frasca ai bachi da seta, ne lega fastellette da abbruciare,.
ne forma scope e ne riempie sonanco i pagliaricci. Pe' giardini
è utilissima la terre de bruyère che è un putridume
di codesta pianta.
Note apistiche. - La quantità di miele che essa produce
supera forse, e senza forse, la metà della massa, che annualmente
si commercia. Per avvantaggiarsi dalla sua fioritura è nota
l'usanza germanica di trasportare l'apiario in mezzo alla landa;
cade allora di veder radunati sovra piccolissimo spazio da 3.000
a 4.000 alveari; e se le condizioni riescono propizie, il raccolto
è abbondevolissimo, come là dove ne furono appena
300 a 400. - La quantità di miele compensa la qualità,
la quale per il Berlepsch è la peggiore che conosca. Non
tuttavia è da spregiare, vero è che è viscido
e gommoso, oscuro di colore, che rastia in gola e che, portando
acqua al mare, non è smelabile; ma è anche molto dolce,
e la dolcezza è ciò che importa all'industriale. D'altra
parte per l'ape torna lo stesso miele d'erica e miele d'acacia,
il perché se ne può fare scambi, molto più
che quello d'erica si conserva a lungo e facilmente. Che alle api
piaccia è certo, anzi pare preferiscano la sua quantità
ad una migliore ma scarsa quantità. Così le api di
Dzierzon si dilungano da casa un'ora per bottinarne e il raccolto
è prodigioso.
Finiremo con alcuni fatti: 1° il miele di erica sembra
contenga zuccaro di canna (zuccaro comune): sta sempre addensato
in una massa, proprietà dovuta ad una particolare mucilagine
detta pectina (Balsamo Crivelli). 2° Se ci avviciniamo ad una
ericaia, ci punge l'olfatto un acuto odore di miele. Ciò
non vuol dire che le api vi accorreranno, ché l'odore è
forte anco ne' terreni poco argillosi, dove l'ericaie rendono assai
poco. 3° L'ericaie si tagliano rasente terra, ogni tre o quattro
anni; noi consigliamo di segarle al quinto anno, alternativamente,
dopo la fioritura. E' utile sapere che dopo il taglio cominciano
a fiorire il 2° anno e fin verso il 5° il numero dei fiori
va crescendo. E' inutile aggiungere che, una volta piantate, la
durano lunghissimi anni."
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