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Viaggio
apistico in Libia
La seconda ed ultima parte del tour apistico in Libia ci porta alla scoperta
di come in questo
paese è organizzata e strutturata l'apicoltura, dipendente per le
attrezzatura
quasi interamente dall'Europa. Produrre miele nel deserto è impossibile?
Certo che no!!
Eccomi di nuovo! Dove eravamo rimasti? Se
ben ricordo, stavamo parlando del costo dei generi alimentari. Tornando
invece alle nostre considerazioni, viene da pensare: "Se i prezzi
del miele spuntati dagli apicoltori sono quelli che abbiamo visto, è
facile capire perché in Libia esiste tutto questo interesse per
le api ed i loro prodotti".
Parlando, invece, delle caratteristiche che contraddistinguono la realtà
apistica libica, altre informazioni degne d'esser citate riguardano le
strutture associative presenti sul territorio. Non esistono "Associazioni
di apicoltori", ma grosse cooperative, statali e non, che raggruppano
allevatori d'api delle diverse zone. Ne abbiamo visitate alcune: sono
ben strutturate e ben gestite. Il loro compito principale è di
recuperare nel resto del mondo i materiali apistici, in altro modo davvero
introvabili. Non è tuttavia un compito facile! Solo ora sono riusciti
ad avere contatti interessanti. La maggior parte del materiale (attrezzature
d'acciaio, fogli cerei, ecc) viene acquistata in Germania ed in altri
paesi europei, a prezzi esorbitanti. Riescono a prodursi solo il materiale
di legno. Anche l'Italia si sta aprendo un mercato. Sono ansiosi di avere
nuovi contatti per il nostro tramite.
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Interno di negozio di una cooperativa: sezione dedicata
alla vendita del miele
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Oasi nel deserto del Sahara: la vegetazione in quel
periodo è verde e lussureggiante
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Interno di negozio di una cooperativa: sezione dedicata
alla vendita del materiale
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Interno di negozio di una cooperativa: sezione dedicata
alla vendita del materiale
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alveari nel deserto pronti per la produzione del
miele di seder
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Visita nel deserto agli alveari di Jashdin
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Altro compito fondamentale della cooperativa è
di vendere i prodotti "tipici" di cui necessita l'apicoltore
per la lotta alla varroa, alla peste americana, al nosema… Non ci si può
sbagliare! I problemi sono identici ai nostri! Il prodotto antivarroa
attualmente più in voga, è l'"Apistan". Viene
usato da qualche anno. Abbiamo chiesto se fossero a conoscenza dei problemi
di resistenza che si sono verificati nei paesi in cui è stato utilizzato
in precedenza, ma ci hanno assicurato che, per ora, non esistono.
Ogni cooperativa ha il proprio negozio, generalmente strutturato in due
settori: in uno viene venduto il miele al dettaglio, nel secondo è
commercializzato il materiale (foto 1 - foto 3). Il piccolo apicoltore
non può ovviamente acquistare attrezzature di costo elevato! Ma
allora… chi compra il costoso materiale importato? Visitando il laboratorio
di un "apicoltore professionista" tutto appare chiaro: in Libia
esistono due tipi d'apicoltura: quella dei piccoli apicoltori, che affiancano
l'allevamento delle api alla mansione principale (generalmente agricola),
e quella degli apicoltori professionisti, che affiancano l'attività
a lavori ritenuti più importanti e meglio retribuiti (in banche,
in uffici governativi e militari, ecc). La diversità è quindi
dovuta alla disponibilità finanziaria: scarsa per i primi, rilevante
per i secondi. I primi praticano direttamente l'apicoltura, gli altri
lo fanno personalmente solo sporadicamente e si avvalgono quotidianamente
dell'aiuto di persone emigrate, provenienti da paesi quali il Marocco,
l'Algeria ed il Senegal. A loro detta, questi ultimi sono degli ottimi
apicoltori!
Lasciandoci alle spalle la composizione etnico-sociale dell'apicoltura
libica, ci avviamo verso la scoperta del deserto del Sahara. E' stata
una sorpresa squisitamente preparata dai nostri accompagnatori, in una
mattina di cielo terso e dal clima mite. Il punto di ritrovo, come ogni
inizio di giornata, è l'albergo che ci ospita.
E' ormai una consuetudine che all'uscita dell'albergo mi attenda il solito
gruppetto di bambini e di curiosi attratti… sapete da cosa? Dai miei capelli!
Non è nella loro consuetudine vedere una "donna" che
non si copre il capo e, soprattutto, che porta i capelli rossi come li
porto io! Inoltre, non esistono in Libia donne apicoltrici! Mi solleva
però il fatto che sono molto rispettosi e per nulla impertinenti.
Partiamo a bordo di "fuori strada" e ci dirigiamo verso le dune
del deserto. La strada si apre di fronte a distese di sabbia e, come per
incanto, scompare alle nostre spalle. Ci è stato detto che il solo
problema è il vento: quando si alza può provocare difficoltà
perché la strada svanisce. Non mancano però le rassicurazioni,
poiché la giornata è buona e non ci saranno problemi.
Perché ci stanno portando nel deserto? Spiegano che, in alcuni
periodi della stagione, è conveniente portare le colonie d'api
in alcune zone d'oasi nelle quali fiorisce una caratteristica specie botanica,
che permette di produrre un miele particolarmente pregiato ed apprezzato,
perché impiegato nella produzione di un particolare tipo di dolce:
è la pianta del Seder, il cui miele è pagato anche 20 dollari
al kg.
Impieghiamo tre ore per raggiungere il luogo prestabilito. Nel bel mezzo
di una così grande distesa di sabbia si apre una macchia verde
che rimane tale solo per circa un mese ogni anno. La vegetazione è
ricca di fiori ed arbusti (foto 2). Gli alveari sono disposti lungo i
versanti delle dune e si susseguono per svariati chilometri. Non si riesce
a contarli. Esistono delle regole per la loro disposizione? Certo! Ogni
anno l'apicoltore che intende occupare una particolare zona, lascia sul
luogo un suo melario, ancorandolo con dei sassi, perchè il vento
non lo porti via. Quel segnale sta ad indicare che la zona è occupata:
ogni apicoltore riconosce chi è il proprietario del melario! Non
esiste però un rispetto delle distanze: dove finiscono le arnie
di un apicoltore, iniziano quelle di un altro (foto 5).
Prima di visitare la postazione d'api di Jashdin (foto 6), apicoltore
professionista, impiegato di banca, a capo di una grossa cooperativa d'apicoltori
a Bengasi, ci viene mostrato l'arbusto del Seder. La sensazione che ho
provato in quel momento non potrà mai essere descritta. Mi ricordo
solo di aver sorriso compiaciuta della scoperta; stavano infatti parlando
della "marruca" (Paliurus spina christi Miller), pianta spinosa
molto diffusa in Italia solo nella Maremma Toscana, e tipicamente usata
per la formazione di siepi per contenere gli animali al pascolo. Finalmente
l'arcano del "Seder" era stato svelato! Cerchiamo, però,
di capire come possono vivere le api nel deserto. Innanzi tutto, ci è
stato detto che è fondamentale assicurare l'acqua. Un secondo problema
è rappresentato dalla escursione termica che le famiglie devono
sopportare passando dal giorno alla notte. Quest'ultimo problema è
stato, almeno in parte, risolto utilizzando arnie con fondo chiuso e porticine
d'entrata molto strette. Le api nel deserto non vivono sole! Nelle loro
vicinanze alloggiano, letteralmente "accampati in tende", i
guardiani delle api: gli operai senegalesi che lavorano facendo fronte
ad ogni necessità (foto 7). Loro compito fondamentale è
di curare l'approvvigionamento dell'acqua, cui si provvede utilizzando
fusti di plastica molto capienti.
Nello svolgersi della giornata ci viene anche chiesto un parere sulla
possibilità di organizzare un allevamento di api regine in una
zona particolare, situata nel Golfo di Sirte, caratterizzata da un microclima
tanto mite da permettere l'accrescimento di una vegetazione particolarmente
indicata per lo sviluppo delle famiglie che, infatti, iniziano a sciamare
già nel mese di dicembre! Potrebbe diventare un paradiso per le
api regine. Il progetto per questo intervento è già stato
finanziato dal Ministero libico e… stanno cercando qualcuno in grado di
organizzarlo.
All'imbrunire si accende un grosso fuoco e si apparecchia per un banchetto
a base di carne e verdure grigliate. Il ritorno avviene a notte inoltrata,
ma l'evidenza mi porta a pensare che ne sia valsa, ancora una volta, la
pena!
Un'altra giornata è stata dedicata
alla visita di un edificio ubicato nei pressi della città di Al
Beyda, costruito molti anni fa con finanziamenti provenienti dai paesi
dell'est Europeo, e destinato alla creazione di un centro per l'allevamento
di api regine. E' molto curato: le pareti sono dipinte con disegni che
rappresentano le caste delle api (regina, fuco ed operaie) (foto 8), mentre
le finestre hanno forma esagonale. In quel momento erano presenti numerosi
alveari e venivano allevate api regine… senza particolare successo. Il
loro obiettivo è di rendere il centro funzionante e a tal fine
chiedono la nostra collaborazione. Le informazioni che abbiamo raccolto
al termine dei quindici giorni trascorsi in Libia ci hanno permesso di
realizzare un quadro ben preciso della situazione e quando ci incontreremo,
nuovamente, con il Governatore delle api sapremo come rispondere ai suoi
quesiti. La proposta che ci viene fatta è di entrare a far parte
dei loro progetti, organizzando e formando personale idoneo per la creazione
del centro di allevamento delle api regine nel Golfo di Sirte e nel centro
già funzionante di Al Beyda. Dispongono inoltre di ingenti finanziamenti
da destinare per la selezione di una razza d'api interessante per la produzione
di miele nel loro territorio ed in quello degli altri 13 paesi aderenti
alla Lega Araba; a loro parere, la ligustica potrebbe essere una razza
degna di attenzione. Ci offrono la massima collaborazione, anche da parte
delle Università, un'ospitalità eccellente e, soprattutto,
la cittadinanza libica, per entrare ed uscire dal paese senza problemi.
Cosa dire? Gli stimoli e le opportunità che ci sono stati offerti
sono molti ed interessanti. Potrebbe diventare un'occasione ulteriore
per crescere. Dal punto di vista dell'esperienza e della cultura personale,
intendo dire! Già durante il viaggio di ritorno verso casa, le
idee iniziano a prendere forma… è una cosa da fare!
E poi la Libia è un paese che merita d'essere visitato: gli stupendi
tramonti, le città storiche (Cirene è bellissima), il deserto,
le oasi…
I contatti sono proseguiti ed a settembre abbiamo ricevuto la prima visita
da parte di delegati libici. Finalmente iniziano i lavori!
Maria Teresa Falda
(Da L'Apis n.9 - 2003)
31 Luglio, 2010
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